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BTA Introduzione
Carla Subrizi e Antonella Sbrilli
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 26 Agosto 2026, n. 1010
https://www.bta.it/txt/a0/10/bta01010.html
Articolo presentato in data 23 Maggio 2026, Accettato in data 25 Agosto 2026 e pubblicato il 26 Agosto 2026
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«Per la diffusione e l'accessibilità della cultura» si legge nella dedica/esergo che apre il volume che qui presentiamo. Si tratta di una finalità culturale, da tenere ben presente, dove per cultura si intende contribuire a un patrimonio in costruzione, sorretto da idee, ricerca, verifiche continue. Stefano Colonna dal 1994 lavora in questo senso. La cultura non si impara: si edifica.

Con lo stile analitico e il metodo filologico che gli sono propri, Stefano Colonna nel volume che siamo felici di introdurre, registra e al contempo sviluppa, facendola germinare con le voci di tanti giovani studiosi ma anche di amici e colleghi di vecchia data, la storia della sua pionieristica impresa editoriale: il Bollettino Telematico dell'Arte.

Il BTA, la “prima rivista telematica italiana di Storia dell'arte”, nata nell'ottobre del 1994, oltre al primato cronologico rispetto a successive pubblicazioni specialistiche in rete, si presentava (e continua a farlo) come un “contenitore aperto” di informazioni e di ricerche storico-artistiche da condividere, in forma gratuita in caso di riuso non commerciale, e garantendo, invece, la tutela dei diritti di autori e autrici in caso di riuso a scopo di lucro. Si trattava davvero, come ricorda Colonna, di una “ben dosata ‘miscela' di copyleft e copyright” che rivendicava, allora come adesso, una precisa scelta di politica culturale. Sempre senza inserti pubblicitari, coinvolgendo via via un numero crescente di studenti, docenti, esperti di diversi aspetti della ricerca sulla storia dell'arte e sulla tutela e diffusione del patrimonio, il BTA si è sviluppato fino a essere inserito – da più di un decennio – nell'elenco delle riviste scientifiche dell'ANVUR, nell'area dell'Ingegneria civile e Architettura e in quella delle Scienze dell'Antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche.

Il BTA ha dunque da circa trenta anni, costituito un punto di raccolta e smistamento di approcci, studi, ricerche, partendo tuttavia da una certezza: mettere in rete, costruire piattaforme del sapere, edificare architetture fluide. Il sapere, potremmo affermare, non è mai rigido, ma si compone e si scompone, è fatto di tasselli e di tentativi di mettere insieme o, in relazione. L'archivio e, in questo senso, quello che il BTA rappresenta, forse senza saperlo negli anni in cui nasceva, si configurava come un sistema caleidoscopico di dati e informazioni, dinamici e da montare, da intendere come esiti della ricerca ma anche per i risultati raggiunti e messi a dimora (senza radicamento una volta per tutte) come punti di un sistema fatto di complessità, di multiformità di approcci: database e, al contempo, prototipo di quel sapere enciclopedico, non soltanto di origine illuministica, ma più simile a De umbris idearum di Giordano Bruno o, come potremmo supporre, attraverso una prospettiva più scientifica e “ingegneristica” Super Find. La molteplicità, i dati, i sistemi complessi sono stati generati da circa trenta anni di ricerche: ora il BTA raccoglie non soltanto i testi più significativi ma approcci, modi di intendere la cultura e la sua diffusione, come abbiamo ricordato all'inizio di questa introduzione.

Le due aree di riferimento accademico, l'Ingegneria civile e Architettura e le Scienze dell'Antichità funzionano dunque come sfida tra costruzione e passato, tra il da fare e il già fatto, tra “progetto e destino”, aveva detto Argan. In qualche modo rappresentano anche le due anime dialoganti del BTA che, dagli anni Novanta a oggi, avvicinano e intersecano in modo pioneristico le tecnologie e gli studi umanistici, tanto cari al fondatore. Non per caso, mentre lavorava sul progetto della rivista telematica, Colonna teneva in Sapienza un Seminario di studi sulla Cultura antiquaria a Roma intorno all'Hypnerotomachia di Polifilo. Da una parte le infrastrutture di rete, i primi notebook, i primi modem, un territorio virtuale da esplorare e popolare, dall'altra “il più bel libro della storia della stampa”, “uno dei testi più reconditi di tutto il Rinascimento”, stampato nel 1499 a Venezia da Aldo Manuzio.

In anticipo sull'acronimo STEAM (Science, Technology, Engineering, Art, Mathematics), il BTA inseriva la A delle arti nella rosa delle discipline scientifiche, seguendo in questo un altro pioniere del dialogo fra storia dell'arte e tecnologia. Il riferimento è al professore della nostra Università, la Sapienza, Corrado Maltese (1921-2001) e alle sue ricerche sperimentali sulla misurazione delle componenti cromatico-luministiche delle opere, sulle immagini elettroniche e digitali, sulla possibilità di armonizzare letture semiotiche con analisi matematico-statistiche dei dati desunti dall'analisi delle opere d'arte visiva. Maltese, non per caso, fu tra i fondatori e promotori, nel 1982, dell'Associazione Arte Scienza Tecnologia, AST: un altro acronimo che collega polarità da non opporre.

Il libro Il Trentennale del BTA - Bollettino Telematico dell'Arte (1994-2024), curato dal fondatore insieme con la storica dell'arte Michela Ramadori, potremmo dire e in un certo modo, vogliamo dire, non raccoglie soltanto, aggiornandola, una selezione di articoli pubblicati. Offrendo un condensato della ricchezza di contributi presenti e accessibili on line, propone un sistema di testi in modalità “telematica” che non disdegna le più avanzate ricerche sui sistemi complessi e sulle possibilità offerte da banche date delle più recenti generazioni.

Censimenti, contributi critici, addirittura invio di corrispondenza, sono stati ospitati sul BTA: una piattaforma più che una rivista, una “rete per l'arte contemporanea” come Simonetta Lux, nel 2000, affermava in un discorso introduttivo presso l'Aula Magna dell'Università della Tuscia, a Viterbo, quando il BTA entrò ufficialmente nel sistema internet universitario.

Si annunciò, sin dall'inizio, e lo faceva Maria Filippone Colonna, una “ipotesi rivoluzionaria per cambiare il mondo”, proprio nel 1994, con un testo chiaroveggente che cercava di mettere in guardia contro i processi di dematerializzazione del linguaggio e delle immagini. La premessa, quasi un manifesto alla fine del XX secolo – un secolo che si era aperto con le avanguardie e finiva con più crisi su più fronti – era che la cultura cominciasse a interrogare le sue stesse fondamenta, proprio attraverso la scienza e la tecnologia: le scienze umanistiche dovevano dialogare con le scienze, dette, esatte.

A introdurre questa antologia, troviamo due testi fondativi, scritti dallo stesso Colonna, che ripercorrono passo dopo passo, in una sorta di lucido diario tecnologico, istituzionale e metodologico le fasi iniziali dell'impresa e le tappe principali del suo percorso successivo. Emerge nel racconto la rete di persone che, a vario titolo, hanno sostenuto e affiancato l'impresa editoriale, docenti come Maurizio Calvesi e la già ricordata Simonetta Lux, informatici come Alessandro Bucci, associazioni come Liber Liber e molti altri.

Ai due affacci introduttivi si aggiunge il racconto della genesi del logo del BTA, a opera di Serena Colonna, che rivela la sua fonte di ispirazione in un bozzetto di Fortunato Depero in cui le lettere (fatalità la B e la T) sono usate come elementi architettonici nello spazio. Nell'elaborazione finale dell'autrice, una tastiera stilizzata sorregge in prospettiva le iniziali del BTA, che si connettono a costruire un logo e un luogo.

Il BTA, in questo sua veste da trentennale, non vuole dunque celebrare o semplicemente ripercorrere quanto fatto nei suoi trenta anni di vita: presenta un volume concepito come costruzione a più voci, senza limiti cronologici, tra idee e aspettative che sono ancora più che mai vive e necessarie.

Carla Subrizi
Professore Associato di Storia dell'Arte Contemporanea GSD 1O/ARTE-01
Dipartimento SARAS Sapienza Università di Roma

Antonella Sbrilli
Professore Associato di Storia dell'Arte Contemporanea GSD 1O/ARTE-01
Dipartimento SARAS Sapienza Università di Roma


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Contributo valutato da due referees anonimi nel rispetto delle finalità scientifiche, informative, creative e culturali storico-artistiche della rivista

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