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ABSTRACT
Il
saggio ripercorre la stagione progettuale di Carmelo Borzì, figura
poliedrica e snodo significativo nel contesto architettonico etneo
del secondo Novecento. Formatosi tra la lezione compositiva
dell'ateneo napoletano e l'arte della scenografia appresa al
Teatro San Carlo, Borzì intende l'architettura come un'esperienza
totale. La sua profonda vocazione per il teatro e la percezione della
luce si traducono in un personale metodo progettuale, capace di
plasmare tanto gli spazi dello spettacolo, tra cui spicca il Teatro
per Catania, pubblicato sulla rivista internazionale “l'Arca
Plus”, quanto gli edifici di culto. Nelle sue chiese, San Michele
Arcangelo e San Biagio a Paternò, la tensione spirituale si misura
con la riforma liturgica e trova collocazione nel Censimento delle
chiese italiane promosso dalla CEI, un riconoscimento che ne attesta
il rilievo nel panorama dell'architettura religiosa contemporanea.
L'opera
del progettista etneo si caratterizza per un'incessante ricerca
sulle innovazioni strutturali: dalle coperture reticolari in acciaio
alla matericità del cemento a vista, fino alla reinterpretazione
della pietra lavica. La tecnica non scivola mai nell'esibizione, ma
diviene principio ordinatore e misura del paesaggio, una qualità
colta da Gillo Dorfles, che ne evidenzia la costante armonia tra
modernità e memoria dei luoghi. Riconosciuta anche nel Censimento
delle architetture italiane dal 1945 ad oggi, promosso dal Ministero
della Cultura, la produzione di Borzì restituisce il profilo di un
percorso autonomo e coerente, in grado di ricomporre in un unico
metodo progettuale struttura, luce e spazio scenico. A questa ricerca
si affianca un lungo magistero all'Accademia di Belle Arti di
Catania, dove tenne la cattedra di Scenografia e fu direttore e poi
presidente, formando generazioni di allievi e facendo dell'istituto
un centro di elaborazione culturale.
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