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Ricostruzione critica della decorazione pittorica della Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Benedetto abate di Montecassino
Francesco Del Sorbo
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 20 Gennaio 2026, n. 996
https://www.bta.it/txt/a0/09/bta00996.html
Articolo presentato il 15 Gennaio 2025, Accettato in data 18 Gennaio 2026 e pubblicato in data 20 Gennaio 2026
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Abstract

L'articolo analizza la decorazione pittorica della Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Benedetto abate di Montecassino, ripercorrendo le stagioni artistiche dall'età barocca a quella contemporanea, più rilevanti per il monastero. La vicenda critica relativa all'argomento è soltanto recentemente al centro dell'interesse degli studiosi e ricostruisce l'assetto decorativo che caratterizza attualmente gli spazi della chiesa badiale. Una particolare attenzione è rivolta alle opere, perdute durante il Secondo Conflitto Mondiale, di artisti di ambito partenopeo attivi nelle campagne pittoriche a Montecassino tra XIIX e XIX secolo. Attualmente è possibile ammirare opere sopravvissute alla furia bellica del 1944, unitamente a dipinti acquisiti dall'abate Ildefonso Rea sul mercato napoletano, risalenti all'epoca moderna, attenzionando la loro convivenza con opere di artisti del Novecento, impegnati nella decorazione della rinata abbazia nella seconda metà del secolo scorso. A questo tipo di ricognizione segue un apparato iconografico delle più significative opere descritte ed una bibliografia aggiornata, strumento necessario nella prospettiva di continuare a far luce sul tema.

La vicenda critica

L'abbazia di Montecassino fu edificata nel 529 da San Benedetto, monaco nursino che scrisse lì la sua Regola, prospettandosi come un mosaico di elementi differenziati che si sono stratificati nel corso del tempo, attraverso molteplici vicissitudini storiche, ma anche artistiche 1. La sua storia, infatti, percorre molti secoli, alcuni caratterizzati da momenti di splendore, altri da significative distruzioni. Il monastero benedettino, recentemente ricostruito dopo il bombardamento del 1944, nel corso del Secondo Conflitto Mondiale 2, conserva tracce delle epoche che ne hanno formato l'identità, dal periodo dell'abate Desiderio a quello contemporaneo. L'abbazia dunque costituisce una sfida per gli studiosi che si confrontano con un contesto articolato, mescolando stili decorativi e testimonianze risalenti a epoche differenti.

L'attuale Cattedrale conserva una vasta gamma di opere d'arte, dalle più antiche a quelle contemporanee: alcune sono state concepite specificamente per il monastero, altre sono state acquisite dagli abati, come Ildefonso Rea (1896-1971), dal mercato partenopeo. Si possono ammirare opere che risalgono all'epoca moderna di ambito napoletano, come la tela raffigurante l'Assunzione della Madonna di Paolo De Matteis, sopravvissuta al bombardamento del 1944, che decora, come un tempo, la cappella dell'Assunta, unitamente a dipinti di artisti del Novecento, come l'affresco realizzato da Pietro Annigoni nella controfacciata, raffigurante l'Apoteosi di San Benedetto, in cui la figura del santo nursino è posto al centro di un'assemblea di monaci, vescovi e papi, che costituisce un manifesto del rinnovamento pittorico negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale e che ha visto protagonisti, oltre ad Annigoni, artisti come Attilio Selva e Pietro Canonica.

La distruzione dell'intero complesso monastico ha causato la perdita di numerose opere di grande valore storico-artistico, avallando l'idea che la devastazione del XX secolo abbia comportato la perdita definitiva di molte opere un tempo conservate all'interno del cenobio, solcando il luogo comune, poi demistificato, che ben poco rimanga della stagione barocca, e più in generale di valore, nel monastero benedettino. L'analisi della storiografia del Sette e Ottocento ci restituisce una visione molto articolata, che riconosce l'importanza di Montecassino come centro di produzione artistica e spirituale. Gli scritti di periegeti ed archivisti costituiscono il punto di partenza necessario allo studio e alla comprensione del contesto artistico di Montecassino. Nel 1733 Erasmo Gattola, autore della Historia abbatiae Cassinensis 3, fornisce una descrizione dei dipinti che, tra XVII e XVIII secolo, decoravano le dieci cappelle della basilica.

Ad offrire una ricognizione puntuale sull'arte moderna di Montecassino è l'archivista abbaziale Flavio della Marra, la cui Descrizione istorica, pubblicata nella sua seconda edizione nel 1775, aiuta a ricostruire la storia artistica del monastero 4. Egli si prodiga a ricostruire la stagione barocca del cenobio, dalla seconda metà del XVII secolo, con l'incarico di Luca Giordano, per proseguire con alcuni pittori di area napoletana, tra cui Paolo De Matteis, Francesco Solimena, Francesco De Mura e Sebastiano Conca. Oltre a descrivere gli ambienti della chiesa badiale, il periegeta si sofferma, stilando un vero e proprio inventario, sulla quadreria cassinese, custodita all'interno delle cosiddette stanze di San Benedetto 5. Bernardo De Dominici, nelle sue Vite dei pittori, scultori ed architetti napoletani fornisce, nel Settecento, enumera i pittori coinvolti nelle campagne pittoriche. Il coinvolgimento degli artisti partenopei si spiega con la presenza nel monastero benedettino di abati provenienti da Napoli, come Severino II Pepe e Andrea IV Deodati 6. Nell'Ottocento Luigi Tosti, monaco benedettino e autore nel 1842 della Storia della Badia di Montecassino 7, si dedica alla descrizione della decorazione pittorica della chiesa badiale. Prosegue Andrea Caravita, vice archivista di Montecassino, con l'opera I codici e le arti a Monte Cassino, una delle fonti principali per lo studio della stagione barocca del monastero 8.

I contributi di questi studiosi, che attraversano il periodo che va dal XVIII al XIX secolo, costituiscono un fattore fondamentale per comprendere la storia artistica di Montecassino. A ciò si contrappone una carente attenzione da parte della critica moderna, che solo recentemente ha iniziato a studiare in maniera approfondita questo tema. Per citare alcuni storici utili alla ricognizione artistica di opere perdute, menzioniamo Ferrari e Scavizzi che, nel 1992, redigono una monografia su Luca Giordano. Per quanto concerne Francesco Solimena, Francesco Bologna nel 1958 9 e poi Nicola Spinosa 10, risultano fondamentali per l'analisi delle sue opere nel monastero benedettino. Sulla produzione di Paolo de Matteis scrive Livio Pestilli nel 2013, mentre per Francesco De Mura si fa riferimento alle ricerche di Robert Enggass 11 e di David Nolta 12. Per concludere, per l'attività di Sebastiano Conca è utile una mostra del 1981 13. Studioso di Montecassino durante il XX secolo è Angelo Pantoni 14, che indaga alcune figure centrali nel Cinquecento cassinese, come Andrea Sabatini 15, il cui lavoro a Montecassino risulta in parte disperso. Nell'edizione di Montecassino pubblicata nel 1979 16, Tommaso Leccisotti dedica un capitolo all'età moderna, soffermandosi sul XVII secolo e sul rinnovamento della chiesa. Al 1999 risale il contributo di Mariano Dell'Omo 17, monaco e archivista del cenobio benedettino che, a partire dalle fonti documentarie, si occupa delle testimonianze artistiche risalenti all'età moderna e menziona gli artisti che lavorano presso il cenobio.

Altra fonte importante risulta l'architetto Tommaso Breccia Fratadocchi, coinvolto in prima persona nel processo di ricostruzione post-bellico. Maria Giulia Aurigemma, nel 2001, prende in esame le varie sale museali, concentrandosi sulla Sala dei bozzetti, spazio che conserva i bozzetti realizzati, tra Sei e Settecento, dai citati artisti napoletani per le opere destinate alla chiesa. Questi pezzi, sopravvissuti al bombardamento del 1944, rappresentano una parte significativa della decorazione barocca, costituendo una testimonianza concreta di una fase artistica rilevante per Montecassino. Una documentazione relativa al verbale della presa di possesso dell'abbazia da parte del demanio nel 1868, avvenuta all'indomani dell'unificazione d'Italia, presentata nel 2009 da Ivana Bruno 18, è utile a comprendere lo stato dell'edificio e delle sue decorazioni pittoriche nel periodo che precede il conflitto. Nel 2018 Francesco Lofano pubblica un approfondimento sulla decorazione barocca della basilica cassinese 19, basato su un epistolario che chiarisce le dinamiche del cantiere. Nel 2019 Ugo Di Furia pubblica un articolo dedicato ai dipinti perduti di Luca Giordano e Francesco Solimena 20. Nel 2020 Mauro Vincenzo Fontana indaga il tema della pittura napoletana a Montecassino e nel 2023 pubblica il catalogo generale delle opere cassinesi tra XV e XVIII secolo 21 contenente 524 schede dei dipinti realizzati dal Quattrocento al Settecento.


La decorazione pittorica della Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Benedetto abate di Montecassino

Costruito nel 529 da San Benedetto da Norcia su un'acropoli preesistente 22, il monastero fu concepito «secondo un criterio di unità e centralizzazione» 23. Nel 577 il cenobio subì una prima distruzione ad opera dei Longobardi di Zotone 24. La comunità monastica fu ricostituita circa due secoli dopo, intorno al 718, grazie al nobile bresciano Petronace, che riuscì a ricostruire l'abbazia cassinese 25. Tra VIII e IX secolo Montecassino divenne un modello di osservanza benedettina 26. Durante il governo di Bertario, abate a Montecassino dall'856 all'883, il monastero fu devastato dai Saraceni 27. Il processo di rifacimento degli spazi monastici avviato in quegli anni culminò nell'XI secolo. Proprio in questo periodo il cenobio visse un momento di straordinario fervore spirituale e culturale, grazie all'abate Desiderio (1058-1087), futuro papa Vittore III 28. La basilica del tempo venne consacrata nel 1071 alla presenza di papa Alessandro II 29. Costituita da tre navate, la chiesa cassinese presentava colonne di spoglio, un transetto continuo e tre absidi 30. I successori di Desiderio non riuscirono a proseguire la linea tracciata e verso il 1156 Montecassino, entrando a far parte del regno normanno, perse la sua autonomia 31. Questo periodo di instabilità continuò nel XIII secolo, alimentato dai contrasti di Federico II e papa Gregorio IX 32. Molte delle tracce della Montecassino medievale furono cancellate dal terremoto che colpì Cassino nel 1349. I lavori per la costruzione del monastero iniziarono con l'abate Angelo della Posta e proseguirono con il suo successore, Angelo Orsini 33. Grazie a Pietro de Tartaris fu ricostruito il tetto della basilica. Passato alla congregazione di Santa Giustina, il monastero nel Cinquecento, a partire dal governo dell'abate Ignazio Squarcialupi, fu rinnovato in maniera significativa. A tal proposito, a questo periodo risale l'attività cassinese di Andrea da Salerno 34.

Nella prima metà del secolo, intervennero a Montecassino artisti provenienti da aree vicine al monastero, come il Cavalier d'Arpino e Marco Mazzaroppi. Iniziò la sua attività cassinese anche Cosimo Fanzago, impegnato a più riprese nel cenobio benedettino 35. Sul piano pittorico, tra Seicento e Settecento la cattedrale fu decorata dai più grandi artisti del tempo, come Luca Giordano, Francesco Solimena, Paolo De Matteis, Francesco De Mura e Sebastiano Conca, protagonisti della stagione barocca, di cui oggi si rilevano tracce negli spazi dell'abbazia 36. Nel XX secolo l'abbazia subì l'ultima devastazione durante la Seconda Guerra Mondiale. In un percorso in senso orario all'interno della basilica, partendo dalla navata di sinistra, si incontrano, in ordine, la cappella dei Santi Arcangeli (già cappella di San Michele), la cappella di San Giovanni Battista, la cappella dei Santi Pietro e Paolo (già cappella di Sant'Apollinare) e la cappella di San Vittore.

Proseguono la sagrestia, la cappella della Pietà, l'altare e il coro, la cappella dell'Assunta. Nella navata destra si trovano la cappella di San Bertario, la cappella del SS.mo Sacramento (già cappella dei Santi Guinizzone e Gennaro), la cappella di San Giuseppe (già cappella di San Carlomanno) e la cappella di San Gregorio Magno. Infine la controfacciata. Durante il processo di ricostruzione di età barocca il numero delle cappelle presenti in chiesa, in origine sette a sinistra e otto a destra, fu ridotto a quattro per ciascuna navata, poiché furono introdotti i pilastri 37.

La prima cappella della navata sinistra è quella dedicata ai Santi Arcangeli, già menzionata dalle fonti antiche 38. Durante il rinnovamento di epoca barocca questo spazio fu decorato da Luca Giordano, attivo a più riprese a Montecassino a partire dal 1677 39, e da Paolo De Matteis, che dal Settecento intervenne in alcune delle cappelle della chiesa. Sulla parete destra era un tempo collocato un dipinto di De Matteis con Raffaele che sana la vista a Tobia, mentre su quella sinistra era possibile osservare una tela di un altro allievo di Giordano, Nicola Malinconico 40. Gli spazi che ospitavano tali opere perdute, risultano stuccati e sulle pareti della cappella si osservano oggi dipinti provenienti da acquisizioni più recenti. A tal proposito, Di Furia riferisce di alcune opere, raffiguranti lo stesso episodio, che «probabilmente di bottega, risultano recentemente transitate sul mercato antiquario o segnalate in collezione privata» 41. Tali acquisizioni risalgono al dopoguerra: grazie all'impegno dell'abate Rea giunsero infatti a Montecassino dipinti di età moderna. Sulle pareti laterali della cappella vi sono oggi due opere di Gennaro Dinacci, firmate e datate al 1989, con episodi che si legano alla storia dei Santi Arcangeli. L'artista napoletano giunge a Montecassino durante il mandato dell'abate Fabio Bernardo D'Onorio (in carica dal 1983 al 2007). La seconda cappella, dedicata a San Giovanni Battista, presenta oggi tre opere dell'artista americano Ben Long 42, impegnato nella decorazione di questo spazio alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Gli affreschi di Ben Long per la cappella raffigurano alcuni degli episodi più significativi della vita del Santo: il Battesimo di Cristo, la meditazione del Battista nel deserto e la sua decapitazione, avvenuta per mano di Erode. Questa decorazione rimpiazza quella di epoca barocca, distrutta nel corso del bombardamento del 1944.

Le descrizioni antiche, e in particolare quelle compilate da Flavio della Marra e Andrea Caravita 43, informano circa l'assetto decorativo dello spazio precedente la devastazione. La cappella fu decorata nel Settecento da allievi di Luca Giordano come Francesco Solimena, i cui bozzetti sono attualmente conservati all'interno del Museo dell'Abbazia 44. Le pareti laterali furono decorate da Sebastiano Conca durante il governo dell'abate Antonio II Capece (1745-1751) con altre scene legate alla vita del Battista 45.

La terza cappella della navata sinistra, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, era consacrata in origine a Sant'Apollinare abate di Montecassino 46. Grazie a descrizioni antiche, sappiamo che i dipinti che decoravano le pareti, distrutti nel 1944, raffiguravano episodi della vita del Santo: al centro l'attraversamento del fiume Liri di Sant'Apollinare, ai lati la sua visione da parte dell'abate Bassaccio e l'armata dei Saraceni 47. Le opere furono realizzate a partire dal 1691 da Luca Giordano 48, che si occupò, sempre in quella circostanza, di decorare altresì le mezze lune, con Sant'Apollinare che distribuisce l'elemosina ai poveri e che discute con Radelchi, e la volta della cappella, con Radelchi pentito davanti a Sant'Apollinare. La cappella ospita oggi tre opere di Silvestro Pistolesi, artista attivo a più riprese all'interno del monastero di Montecassino, al seguito di Pietro Annigoni.

Nel 1979, per le pareti laterali dello spazio dedicato ai due apostoli il pittore realizza, in tempera grassa su tavola, La liberazione di San Pietro dal carcere e San Paolo che scrive le lettere 49, episodi centrali delle vite dei santi apostoli. Dedicata a San Vittore è la quarta cappella della navata sinistra che ospita oggi un dipinto realizzato da Pietro Annigoni nel 1975: San Vittore, già abate Desiderio, nell'atto di ricevere la Regola e il Pastorale da San Benedetto. Per la pala il pittore esegue uno studio preparatorio e reca un ductus pittorico veloce e macchiato. Per la sagrestia fu incaricato l'architetto Domenico Simonetti, mentre i bassorilievi furono realizzati dallo scultore napoletano Gennaro Franzese, su disegni di Paolo di Majo 50. Secondo quanto testimoniato da Flavio Della Marra, alla fine del Seicento lavorò in questo spazio Luca Giordano 51. Nel XVIII secolo fu portata a termine la decorazione pittorica dell'ambiente, con la Lavanda dei Piedi, il Trionfo della fede e successivamente Profeti ed Evangelisti, del pittore Sebastiano Conca 52. Del primo dipinto menzionato, risalente verosimilmente al 1749 53, si conserva un modello di presentazione nel Museo dell'Abbazia di Montecassino 54.

Grazie alle lettere rinvenute in epoca recente, segnalate da Francesco Lofano 55, è possibile ricostruire le dinamiche relative agli incarichi di questi pittori. Attualmente la sagrestia presenta sette dipinti raffiguranti i Sette Sacramenti. Si tratta di una replica delle opere realizzate da Giuseppe Maria Crespi per il cardinale Pietro Ottoboni. Considerata l'assenza di documenti utili a far luce sull'arrivo dei dipinti a Montecassino, risulta difficile ricostruire con certezza la provenienza e la modalità di acquisizione, che, comunque, potrebbe coincidere con quel momento di ripopolamento anche artistico del monastero, operato dall'abate Ildefonso Rea negli anni Cinquanta del secolo scorso.

A sinistra dell'altare troviamo la cappella della Pietà, decorata un tempo con dipinti di Sebastiano Conca distrutti durante la Guerra. Flavio Della Marra fornisce le prime notizie sulle opere presenti in questo spazio. Dell'opera realizzata dal pittore per la parete centrale si conserva il bozzetto nel Museo dell'Abbazia di Montecassino, risalente ai primi anni del XVIII secolo. La volta fu decorata invece da Francesco De Mura, impegnato nel cenobio cassinese nel 1731, nel 1735 e, infine, tra il 1737 e il 1739 56. La pala d'altare attualmente visibile sulla parete centrale della cappella è stata acquisita e lì collocata durante il dopoguerra.

Le tre opere che attualmente decorano la cappella della Pietà non risultano menzionate all'interno delle descrizioni compilate dagli archivisti tra XVIII XIX secolo; si presume che esse siano state acquisite dopo il bombardamento bellico del 1944 nella campagna d'acquisti dell'abate Ildefonso Rea. Tra le opere sopravvissute al bombardamento del ‘44, menzioniamo il piccolo rame di Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino, raffigurante San Benedetto e Santa Scolastica giacenti. Sulla mensa dell'altare maggiore è presente oggi un piccolo quadro raffigurante la Mater purissima, replica da Paolo De Matteis di Gennaro Sarnelli 57. L'opera di Sarnelli fu acquisita dal monastero cassinese negli anni Settanta del secolo scorso 58, durante il mandato dell'abate Martino Matronola, a Montecassino dal 1971 al 1983. Il coro della basilica di Montecassino è decorato con quattro grandi tele che ripercorrono episodi significativi della vita di San Benedetto: Consalvo di Cordova riconosce all'abate di San Severino l'abito di san Benedetto; San Benedetto abbatte gli idoli a Montecassino; San Benedetto accoglie san Mauro e san Placido; Visione di San Benedetto. Le opere furono realizzate da Nicola Malinconico, allievo di Luca Giordano attivo tra Sei e Settecento, nel 1708 per la chiesa di San Lorenzo di Aversa, altro importante centro benedettino, per poi essere acquisite dal monastero cassinese negli anni Cinquanta del secolo scorso 59.

Il 1953 può essere considerato un terminus post-quem utile a datare l'arrivo dei dipinti a Montecassino. Il critico d'arte Ulisse Prota-Giurleo, in uno studio dedicato ai pittori napoletani del Seicento, scrive: «Questi quadroni, benché sciupatissimi, decorano ancora, quasi per intero la chiesa di S. Lorenzo di Aversa, e ci rivelano l'intenzione del Sig. Conte Don Nicola di dimostrare al pubblico che ormai lo scettro della Pittura napoletana da Luca Giordano era passato a lui» 60. La cappella dell'Assunta presenta al suo interno la pala d'altare sopravvissuta alla devastazione del 1944. L'opera attualmente visibile sulla parete centrale è la stessa che in origine decorava questo spazio, ossia l'Assunzione della Madonna di Paolo De Matteis, realizzata all'inizio del Settecento 61, viene infatti menzionata nella prima descrizione di Flavio Della Marra risalente al 1751, e poi in quella aggiornata del 1775 62. Il pittore giunse a Montecassino per un primo incarico, risalente al 1692, durante il mandato dell'abate Deodati 63. In una seconda fase, nel 1706, si occupò della decorazione della cappella dell'Assunta 64. A testimoniarlo, una lettera, datata al 1707, portata alla luce recentemente da Francesco Lofano, indirizzata da Paolo De Matteis a Erasmo Gattola, impegnato ancora una volta nella gestione delle articolate dinamiche tra committenza e artisti 65. La tela venne ritrovata tra le macerie e messa in salvo da Herbert Agricola 66, pittore e militare giunto nel monastero con lo scopo di raffigurare il sito distrutto. Proseguendo in senso orario, la quarta cappella della navata destra è quella dedicata a San Bertario, abate a Montecassino dall'856 all'883. Nel corso del XVIII secolo Francesco De Mura intervenne nella decorazione della cappella, dove realizzò dipinti raffiguranti episodi legate alla vita del santo 67: Predica di san Bertario; Concilio di Montecassino voluto da san Bertario; Comunione di re Lotario; Esercito di Lotario contro i Saraceni; La fondazione dell'insediamento San Germano voluta da san Bertario. Oggi osserviamo una pala d'altare raffigurante San Bertario in gloria, spesso identificato nelle guide locali come San Gennaro 68, ma riconducibile, anche grazie alle iscrizioni presenti («Sermones»; «S[anctus] Bertharius») all'abate cassinese. Dedicata in origine ai santi Gennaro e Guinizzone 69, la cappella del SS.mo Sacramento fu decorata nel 1691 da Luca Giordano, incaricato dall'abate napoletano Andrea Deodato, che raffigurò per quello spazio: Santi Guinizzone e Gennaro in gloria; San Guinizzone inviato a parlare con Todino; San Gennaro entra nella bottega di un fabbro ad Aquino; San Guinizzone distoglie Todino dal commettere atti ingiusti; Il ritrovamento dei corpi di Guinizzone e Gennaro; Coro di angeli e simboli del Santissimo Sacramento (volta e pareti) 70. Sulla parete centrale è oggi collocata una tela che raffigura L'ultima comunione di San Benedetto. La cappella di San Giuseppe era in origine dedicata a San Carlomanno. Durante il XVIII secolo, Francesco De Mura realizzò, per la parete centrale, un'opera, distrutta nel 1944, che raffigurava San Zaccaria porge l'abito monastico a San Carlomanno 71.

A occuparsi della decorazione delle altre parti laterali della cappella fu, secondo quanto testimoniato da Flavio Della Marra, Jacopo Amigoni 72. Per le lunette intervenne, invece, Francesco Solimena, che raffigurò, tra il 1697 e il 1708, Gregorio III benedice san Willebaldo e Ratchis abbandona l'assedio di Perugia 73, di cui esistono bozzetti conservati presso la Pinacoteca di Brera, segnalati da Ferdinando Bologna 74 e, poi, da Maria Giulia Aurigemma 75. Attualmente la cappella è e decorata da opere di Dante Ricci, pittore che negli anni Ottanta del secolo scorso ottenne l'incarico, dall'allora abate Martino Matronola, di realizzare tre opere con scene tratte dalla vita del santo. La cappella di San Gregorio Magno fu decorata nel XVIII secolo da Francesco De Mura, che raffigurò: San Gregorio detta il testo della vita di san Benedetto; La processione indetta da san Gregorio per liberare Roma dalla pestilenza; San Simplicio pubblica la Regola; San Gregorio approva la Regola; San Gregorio in gloria e putti (sugli angoli). Sulla parete centrale era presente in origine un'opera di Marco Mazzaroppi, artista cassinese, con San Gregorio insieme alla Vergine e a Gesù Bambino, documentato da Flavio Della Marra nel 1775 76, ma distrutto nel 1944.

Attualmente troviamo sull'altare una tela di Fulvio Del Vecchio, raffigurante San Gregorio Magno con un libro e una colomba, simbolo dell'ispirazione dello Spirito Santo, presente anche nel dipinto del Mazzaroppi 77. Il pittore fu attivo a Montecassino alla fine degli anni Ottanta del Novecento 78, durante il mandato dell'abate Fabio Bernardo D'Onorio. Sulle pareti laterali della controfacciata, collocati sui portoni di ingresso e di uscita, si ammiravano un tempo due dipinti di Luca Giordano, documentati da Flavio Della Marra 79.

Oggi sono presenti due tele legate sul piano stilistico e, dunque, riconducibili allo stesso pittore. Si tratta di elementi che ricorrono nelle opere di un importante allievo del maestro napoletano, Nicola Malinconico 80. Le due tele giunsero a Montecassino nel dopoguerra, acquisite con lo scopo di decorare gli spazi del cenobio appena ricostruito, attingendo al mercato napoletano. L'affresco posto sulla controfacciata raffigura l'Apoteosi di San Benedetto, di Pietro Annigoni. Nel grande affresco il monaco nursino è situauto al centro, circondato da personaggi che hanno vissuto seguendo il suo insegnamento e la sua regola, come Papa Paolo VI. Lo stesso Annigoni si raffigura nel dipinto in atto ad osservare il pubblico. L'affresco sostituisce un'opera di Luca Giordano che raffigurava la Consacrazione della basilica del 1071 da parte di papa Alessandro II, di cui si conserva una replica nel Museo dell'Abbazia di Montecassino ed il bozzetto al Museo di Capodimonte.

Per la volta e le navate vennero incaricati pittori contemporanei come Pietro Annigoni, che portò a termine nel 1980 la decorazione della volta, decorata un tempo da Bellisario Corenzio 81. Alcune parti della chiesa badiale, come la navata centrale e quelle laterali, un tempo decorate da Luca Giordano e Paolo De Matteis 82, restano oggi prive di decorazione. Tommaso Breccia Fratadocchi afferma: «Ha prevalso il sentimento di rinuncia al completamento dei “vuoti”, con l'adozione di una tinta neutra e cromaticamente oscillante tra i possibili toni dell'ambiente circostante; ovviamente un'opzione in grado di raggiungere più facili consensi (…). Oggi la penisola è costellata da chiese e palazzi che mostrano più o meno informi ed estese “macchie” dalle tinte neutre» 83.



NOTE

1 LECCISOTTI 1946; DELL'OMO 1999; ID. 2014.

2 BRECCIA FRATADOCCHI 2014.

3 GATTOLA 1733.

4 DELLA MARRA 1775.

5 Ibidem, pp. 252-279.

6 DELL'OMO 1999, pp. 291-315.

7 TOSTI 1889.

8 CARAVITA 1870.

9 BOLOGNA 1958.

10 SPINOSA 2018.

11 ENGGASS 1979, pp. 243-247.

12 NOLTA 1990, pp. 68–81.

13 SESTIERI 1981, pp. 47–66.

14 AVAGLIANO 1985, pp. 256-303; DELL'OMO 1989, pp. 211-218; HODGES 1989, pp. 747-749.

15 PANTONI 1962, pp. 135-154.

16 LECCISOTTI 1979.

17 DELL'OMO 1999.

18 BRUNO 2009, pp. 37-125.

19 LOFANO 2018, pp. 323-335.

20 DI FURIA 2019, pp. 243-253.

21 FONTANA 2023.

22 LECCISOTTI 1946; DELL'OMO 1999; ID. 2014.

23 DELL'OMO 1999, p. 14.

24 DIACONO 786.

25 Ibidem.

26 DELL'OMO 1999, pp. 25-26.

27 Ibidem, p. 28.

28 Ibidem, p. 36.

29 BLOCH 1986; OROFINO 1994, pp. 441-461; EA. 2016, pp. 25-44; EA. 2019, pp. 283-294; EA. 2022, pp. 89-94.

30 DELL'OMO 1999, p. 192.

31 Ibidem, p. 43.

32 Ibidem, p. 53.

33 Ibidem. p. 59.

34  Ibidem, pp. 204-211.

35 Ibidem, pp. 212-214.

36 LOFANO 2018, pp. 323-335.

37 Ibidem, p. 214.

38  Ibidem, pp. 138-139; CARAVITA 1870, p. 338.

39 LOFANO 2018, p. 335.

40 CASSIANO 1979.

41 DI FURIA 2019, p. 245.

42  MO 1997.

43 DELLA MARRA 1775, p. 139-140; CARAVITA 1870, pp. 338-339, 586-587.

44 AURIGEMMA 2001, p. 22.

45 LOFANO 2018 p. 325.

46 DELLA MARRA 1775, p. 141.

47 Ibidem, pp. 141-143; CARAVITA 1870, p. 339.

48 LOFANO 2018, p. 325.

49  PALOSCIA, PIEVANI, GREENFIED, 1996, pp. 127-129.

50 Ibidem.

51 Ibidem.

52 LOFANO 2018, p. 324.

53 Ibidem.

54 AURIGEMMA 2001, pp. 29-30.

55 LOFANO 2018, pp. 331-332.

56 Ibidem p. 325.

57 DI FURIA 2007, pp. 182-192.

58  Ibidem.

59 PEZZELLA s.l., s.d.

60 PROTA-GIURLEO 1953, p. 39.

61 PESTILLI 2013.

62 ZELLA MARRA 1775, p. 165.

63 LOFANO 2018, p. 325.

64 Ibidem.

65  Ibidem, p. 331.

66 GROSSETTI, MATRONOLA 1980.

67 LOFANO 2018, p. 324.

68 Cfr.: Abbazia di Montecassino, 2018, p.n.n.

69 DELLA MARRA 1775, pp. 130-135.

70 LOFANO 2018, p. 324.

71 Ibidem, p. 118.

72 Ibidem.

73 LOFANO 2018, p. 324.

74 BOLOGNA 1958.

75 AURIGEMMA 2001, p. 27.

76 DELLA MARRA 1775, p. 113.

77 Ibidem.

78 DEL VECCHIO s.l. s.d.

79 DELLA MARRA 1775, p. 101.

80 FONTANA 2023, p. 229.

81 DELL'OMO 1999, p. 215.

82 DELLA MARRA 1775, p. 101.

83 BRECCIA FRATADOCCHI 2014, p. 162.




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