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'Sa bidda de sas Cogas' (Il paese delle streghe)
Eleonora Rovida
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 15 Giugno 2026, n. 1007
https://www.bta.it/txt/a0/10/bta01007.html
Articolo presentato in data 09 Maggio 2026, Accettato in data 14 Giugno 2026 e pubblicato il 15 Giugno 2026
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Area Libri

ABSTRACT

Irene Salidu offre ai lettori il suo nuovo romanzo, Cogas. Chistionis de Cogas, Bruxas e Janas. Discorsi su Streghe e Fate. Difficile collocare un'opera che è racconto, folklore, mistero e spazia tra realismo, fantasy, fiaba, favola, giallo, dramma, thriller e horror. Esattamente come la Sardegna stessa, si tratta di una stratificazione di elementi, contenuti, tracce che pervadono i livelli di ogni pietra, monumento di un passato che non è mai solo passato, ma fondamenta inamovibile, perno e radice di una saggezza che echeggia di mito e leggenda. È cultura viva, tramandata con sapienza e silenzio, rituale mistico, segreto tra sacro e profano, linfa che si tramanda di generazione in generazione. Tornano il tema della strega, della tradizione sarda, della donna, della superstizione e della fede in un mistero che ci svelano le zampette di un gatto nero.


Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate, morti che sono colpe di donne vampiro, fumi sacri che curano i cattivi sogni e acque segrete dove la luna specchiandosi rivela il futuro e i suoi inganni. C'è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è la stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto più parlato, le parole sono luoghi più dei luoghi stessi, e generano mondi. Qui esiste tutto ciò che viene raccontato, e quello che viene taciuto esiste perché un giorno qualcuno lo racconterà.” 

Michela Murgia 1

7 -7-1707

Lisetta è al culmine della sua penitenza. Dopo infinite torture nei sotterranei della chiesa, accuse e tentativi di estorcere confessioni, si abbandona al suo destino: il rogo. Coga o Jana 2, poco importa agli accusatori: va eliminata. Il timore della strega è la paura verso la donna, libera, indipendente, autonoma, conoscitrice delle erbe, testamento vivente di una subcultura tramandata per millenni. Quello che tutti sanno. Quello che tutti temono. Quello che tutti rispettano. Quelle fiamme, però, non sono la fine, ma l'inizio di un crescendo di sospetto, dolore, vendetta, nemesi. Cenere alla cenere, polvere alla polvere. La giustizia della Terra si farà strada in modo prepotente grazie al potere mistico di quelle fate, Janas, così apprezzate per le loro doti, così temute per la loro vendetta.

Un gatto nero si intrufola nelle pagine del romanzo, come un personaggio di Edgar Allan Poe. Apparteneva a Lisetta, come in ogni tradizione di stregoneria che si rispetti. Sarà lui a lasciare le impronte, a invitare lo spettatore a seguirlo, a scatenare l'ira delle streghe, a svelare man mano le vicende che si susseguono come la superstizione che aleggia e che farà dubitare anche le coscienze di fede. Perché in Sardegna la leggenda non è solo leggenda. È storia, tradizione, monito, un substrato di credenze che fa vacillare ogni realtà.

La risposta del mondo magico alla condanna è una serie di sventure che si abbattono sulla terra, sui raccolti, sulle acque e sui carnefici e gli accusatori, applicando una legge del contrappasso che avvolge il paese in una nebbia di mistero e sospetto dove solo un gatto nero può dormire sonni tranquilli.

«Come faccio ad aver vissuto la storia di Lisetta? Come faccio a sapere tanto sull'Inquisizione? E, soprattutto, come faccio a essere ancora in vita? Sono un gatto, e come tutti i gatti, soprattutto quelli che sono destinati alle streghe, posso vivere in qualsiasi tempo, “senza” … tempo» 3 .


Villacidro o Sa bidda de sas Cogas 4

Sa Spendula” (La cascata)


Sa Spendula
Dense di celidonie e di spineti
le rocce mi si drizzano davanti
come uno strano popolo d'atleti
pietrificato per virtù d'incanti.
Sotto fremono al vento ampi mirteti
selvaggi e gli oleandri fluttuanti,
verde plebe di nani; giù pei greti
van l'acque della Spendula croscianti.
Sopra, il ciel grigio, eguale. A l'umidore
della pioggia un acredine di effluvi
aspra esalano i timi e le mortelle.
Ne la conca verdissima il pastore
come fauno di bronzo, su 'l calcare,
guarda immobile, avvolto in una pelle.
Gabriele D'Annunzio, 1882


La trama è ambientata a Villacidro o Sa bidda de sas Cogas, il paese delle streghe decantato nel sonetto Sa Spendula (La cascata), scritto da Gabriele D'Annunzio durante una visita nel maggio del 1882. La tradizione vuole che il capoluogo della Provincia del Medio Campidano sia teatro di stregoneria fin dalla sua fondazione con la pratica di riti magico-esoterici desunti dalla tradizione orientale 5.

La Coga è una strega maligna, un mutaforma, capace di trasformarsi in animali, uccelli, gatti o mosche sciogliendo del lardo sul fuoco e ungendosi il corpo per entrare nelle abitazioni e uccidere i neonati maschi non battezzati succhiando loro il sangue. Le Cogas sono streghe-vampiro della tradizione sarda che hanno le loro radici nella cultura sumera. Non sono altro che l'evoluzione di Lilith, un demone donna che può nuocere ai bambini prima dell'età della circoncisione. Per ingannarle, la popolazione era solita non tagliare i capelli ai neonati fino al primo anno di vita cercando di camuffarli come femmine per proteggerli. Era abitudine porre una scopa rovesciata, nelle diverse culture, in modo che la strega perdesse tempo a contare le setole: sapeva, infatti, contare solo fino a sette. Per lo stesso motivo, era usanza apporre un rosario sulla culla perché la Coga contasse i grani fino al tramonto. Il nome deriva da coquere riferito alle erbe medicamentose.

Nel Logudoro e nel Nuorese la strega è sùrbile, sùrvile, sùlbile, da sorbere, ovvero succhiare il sangue dei neonati. Nella parte settentrionale della Sardegna, si utilizzano i termini istria, stria, strea, ma anche threa, nomi propri del barbagianni, una delle creature nelle quali era tradizione si trasformasse. Erano riconoscibili per un piccolo moncone di coda. Sono archetipi delle moderne Ymbryne, con il potere di tramutarsi in falchi pellegrini come in Miss Peregrine: La casa dei ragazzi speciali.

Nel tempo la strega è diventata bruxia per effetto del contatto con la cultura spagnola. Si ricordino Las Brujas de Zugarramurdi in Navarra dove ben trentuno persone furono sospettate di stregoneria, cinquantatre coinvolte nel processo e sei al rogo nel 1610.

Lisetta è un personaggio immaginario, ma eco di un racconto sardo come mille se ne possono trovare nella tradizione: storie di streghe, o semplicemente di donne. Emblematici i casi di Julia Carta, bruxia di Nuoro, considerata dall'Inquisizione spagnola in Sardegna hezechiera supersticiosa, malefica e idolatra del demonio e Perdita Basigheddu, autoproclamatasi strega per confessione estorta in seguito a tortura 6.

Leggende? Superstizioni? Nulla a che vedere con la fede? Eppure, il santo patrono di Villacidro è San Sisinnio, protettore delle Janas e nemico delle Bruxia.

«Nella Chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Barbara, si può osservare un bassorilievo nel quale il Santo è raffigurato mentre porta nella mano destra la palma del martirio e con la sinistra tiene soggiogata una coga, prendendola per la coda, in quanto queste streghe avevano un moncone di coda e potevano trasformarsi in qualsiasi animale, per entrare indisturbate nelle case dove c'erano neonati e ucciderli succhiando loro il sangue. Si narra che Sisinnio fosse in grado di distinguere le guaritrici dalle streghe malefiche e che guardasse le Janas con occhio benevolo, finché anche queste non divennero malvagie. Al Santo è dedicata ora una Chiesa campestre, circondata da un bosco secolare, mentre le sue reliquie (una costola) riposano nella Chiesa parrocchiale di Santa Barbara, dopo essere state per secoli contese tra Villacidro e il paese di Serramanna (la disputa su quale paese dovesse detenere le reliquie di San Sisinnio ebbe una tregua nel 2005, quando i parroci dei rispettivi paesi si accordarono su una processione nella quale furono presenti entrambi, ma tuttora i due paesi sono rivali)» 7.


Le Janas 8


«Le Janas
La senti, la voce?
Sussurra tra i rami.
È quella che porta
ricordi lontani,
nascosta dal tempo
nel tempo che fu.
Ti chiama tre volte,
e vuole la chiami,
ti guarda nel volto
mostrandoti il suo.
Le vedi, le unghie
mangiate dal tempo
trascorso a scavare
nel duro granito?
Le mani, minute,
che volano piano
su tele dorate
di fine ricamo.
La vedi, la danza
davanti alla roccia?
Se senti, se vedi
e ancora respiri,
sei degna di essere
parte del tutto.
E il tutto, è una Jana
che chiama tre volte
quel nome che è
nato con te
quella notte» 9.


Eroine della giustizia del mondo sacro e della terra nel romanzo sono le Janas. Si tratta di figure magiche, piccole fate alle quali la popolazione era molto devota. Le Janas sarde rappresentano donne minute esperte nella tessitura e nelle erbe medicinali, capaci di vivere in luoghi piccoli e angusti.

Esattamente come per altre figure legate alla stregoneria nell'Italia Meridionale, le Janas contengono nel loro nome una rievocazione classica: Jana deriva da Diana, dea lunare che permetteva alle anime di ricongiungersi alla terra dopo la morte.

L'isola è piena delle loro dimore, Domus de Janas o Case delle Fate, che rappresentano il sessantunesimo sito UNESCO italiano, assegnato il 12 luglio 2025 10: sono 17 sepolture e necropoli ipogeiche risalenti al V-III millennio a. C. tra il Neolitico Medio e l'Età del Bronzo.

Questo complesso è legato alla tradizione funeraria sarda: sono strutture che rispecchiano le abitazioni con decorazioni simboliche e figurative, monito dell'evoluzione del rapporto tra i vivi e i morti in un'epoca di transizione verso un'organizzazione sociale più complessa. Sono la più ampia e ricca manifestazione di architettura funeraria ipogea nel Mediterraneo Occidentale. Nel secolo scorso sono diventate rifugio dagli attacchi nelle guerre, nascondigli di fortuna dove la tradizione ha soccorso il suo popolo.

Nelle rappresentazioni decorative sono frequenti motivi spiraliformi e circolari legati alla ciclicità della vita e della morte, ma anche al tutto, alla collettività: l'ouroboros che riporta l'ordine.

«Arrivò la primavera, ma i mandorli tardavano e germogliare, i terreni erano aridi. I contadini cercavano nel cielo un segno di benevolenza, ma la pioggia caduta durante l'inverno era stata assorbita dal terreno e poi ricacciata fuori, creando spesso delle inondazioni. C'erano state tempeste e alluvioni, ma sembrava che l'acqua avesse deciso di non fermarsi a dissetare le terre ora aride, che erano state faticosamente arate e seminate come ogni anno. Nessuno lo diceva, ma erano in tanti a pensare che quella fosse la vendetta delle Janas. Erano state sempre benevole con quel paesello, fino a quel momento. Avevano insegnato alle donne del paese l'arte del ricamo, della tessitura, dell'uso delle erbe e i loro manufatti erano conosciuti e apprezzati. I nobili dei paesi vicini commissionavano la biancheria delle figlie che dovevano sposarsi… fino a quel momento. Un errore, un piccolo errore di valutazione, era bastato per creare una situazione che non presagiva nulla di buono» 11.

Tutto si muove in cerchio: lo spazio ciclico come il tempo. L'ouroboros non è solo inizio e fine, ma anche compartecipazione. «In Sardegna, come in altri luoghi che mantengono ancora le antiche tradizioni, la magia si confonde con la realtà, fino a dare origine a storie e leggende che subiscono variazioni da una generazione all'altra, poiché la tradizione orale permette alla fantasia di scatenarsi nel ballo tondo (Ballu Tundu: ballo tradizionale sardo), nel quale tutti siamo chiamati a fare un passo. Passo dopo passo, la tradizione avanza senza offuscare la realtà, ma rendendo tutto più magico, come magica è questa terra» 12.


Unu, dusu, tres, cuatru, cincu, ses, seti

«Ho seguito Luisa, un giorno qualsiasi di un mese qualsiasi, (per noi gatti il tempo non esiste) e sono ancora qui, a osservarla mentre raccoglie e riordina le sue erbe, le mette a seccare e crea i suoi intrugli. Non lo fa mai, quando viene Stefania a trovarla. Forse pensa che non sia pronta per tornare indietro nel tempo. Intanto, pian piano, le svela il passato, come una favola» 13. Quella tradizione che si tramanda di madre in figlia, un sapere segreto e mistico, medicina e cura, antica sapienza lega due donne del romanzo, Luisa e Stefania, una nonna e una nipote. Il gatto nero scova le due abitanti del paese: la saggezza del passato si racconta e si insegna davanti al focolare, come ci hanno insegnato le grandi letterate sarde, Grazie Deledda e Michela Murgia 14.

«Luisa conosce la mia storia. Non so come faccia, ma sa molto di più di ciò che dà a intendere. Io so cosa significa il suo contare fino a sette. Sua nonna le disse, prima di morire, che se avesse contato sempre raggruppando i numeri per sette, la Filanzera, o Filonzana, (maschera sarda, raffigurante una vecchia donna con la gobba dal viso grottesco, e intenta a filare con un fuso, detentrice della scelta di vita o di morte) si sarebbe confusa e avrebbe tagliato il filo della sua vita molto più tardi. Io so che le Coghe non sanno contare oltre il sette e sono costrette a ricominciare ogni volta dal numero uno. La mia Luisa non ci crede, non ci credo neanche io, ma, tant'è, ormai lo fa da sempre. Ora lo farà anche Stefania, così, per sicurezza, per abitudine, senza sapere il perché» 15.

Ecco il ricamo mancante, la tessitrice, una delle tante abilità delle donne streghe: riecheggia il mito romano delle Parche e quello greco delle Moire. La Filonzana è l'unica maschera femminile della Sardegna che incarna il destino e la morte mentre cammina tra la folla filando. La Maschera di Villacidro è proprio con fattezze femminili e tonalità di nero come la Filonzana.

La ciclicità e la rinascita sono, inoltre, legate al rito del fuoco, il falò della notte di San Giovanni che rappresenta nel romanzo tanto la celebrazione del solstizio e della rigenerazione, quanto eco di morte per il rogo della strega, monito che resta impresso nei sensi di tutti gli abitanti del paese. Questa festa è legata anche alla tradizione popolare della raccolta delle erbe purificatrici, momento in cui la natura raggiunge la massima potenza. L'acqua di San Giovanni con la rugiada del mattino è ritenuta miracolosa e benefica. La notte rappresenta l'unione tra il sole e la luna, come novelli sposi. Apollo e Diana si ricongiungono: i fuochi accesi ne sono la rappresentazione mistica sulla Terra.

La leggenda vuole che proprio in questa notte le streghe si radunino per celebrare il potere del fuoco e la rinascita della natura.


Il dono delle Janas


Il fidato gatto nero del lettore deve portare alla rivelazione del mistero, svelare l'arcano di come tutto iniziò e di come tutto deve tornare alle origini. Lisetta era stata accusata di stregoneria da una compaesana, Angela. La Coga era il terrore di ogni madre che temeva per il proprio neonato. Da qui i sospetti e il processo accusatorio per quella che era stata additata come strega-vampiro. Ma il mistero era ben altro. Angela era stata vittima di sé stessa, della sua volontà di credere solo al visibile e dell'invidia che l'aveva resa cieca e spietata.

«Lisetta gli raccontò che lo specchio le era stato regalato dalle Janas. Una mattina l'aveva trovato davanti all'uscio, con un barattolino di unguento profumato. Da quel momento, attraverso lo specchio, le fate la introdussero al fantastico mondo delle erbe. Lisetta continuò dicendogli di aver confessato ad Angela di quel dono inaspettato, ma da quel momento la donna aveva cominciato a guardarla in modo diverso, pur rivolgendosi a lei in diverse occasioni. Un giorno aveva voluto guardare nello specchio, anche se Lisetta le aveva detto che le Janas lo avevano proibito. Angela glielo aveva strappato dalle mani e aveva guardato il suo riflesso, ma vedeva solo i suoi occhi. Da quel momento aveva incominciato a dare della bugiarda a Lisetta, a screditarla davanti alle persone, fino ad arrivare all'acme finale: odio puro, nato dall'invidia» 16.

Lo specchio è da sempre simbolo di vanità. Nelle credenze popolari gli specchi, duplicando la realtà, sarebbero in grado di imprigionare l'anima nell'immagine riflessa. Da qui l'usanza di coprirli durante il rituale dell'Accabadora 17, altra variante della strega sarda, capace di dare e togliere la vita, nutrice e boia. La connessione specchio-anima è estranea ai demoni: ecco perché non possono specchiarsi, esattamente come le donne-vampiro.

Il cerchio si chiude. La morte è stata l'inizio e la fine, come le Janas. « Tutti i perché di questa storia sono ancora racchiusi nella tradizione, nella leggenda, in antichi rituali, ma di una cosa sono certo: Lisetta fa ancora paura, come fanno paura tutte le donne che sanno vivere “senza”» 18.



          

NOTE

1 MURGIA 2008.

2 PITZALIS 2025.

3 SALIDU 2026, p. 104.

4 MULAS 2023.

5 PICCOLI ESPLORATORI 2024.

6 DERRIU 2023.

7 SALIDU 2026, p. 17.

8 MORAVETTI 2023.

9 SALIDU 2026, p. 106.

10 UNESCO 2025.

11 SALIDU 2026, p. 36.

12 EAD, p. 16.

13 EAD, p. 102.

14 MURGIA 2009.

15 SALIDU 2026, p. 104.

16 EAD, p. 83.

17 ARRAS 2011.

18 SALIDU 2026, p. 104.


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