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L'arte di Basilio Cascella e il patrimonio etnografico abruzzese  

Letizia Lizza
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 24 Dicembre 2020, n. 902
http://www.bta.it/txt/a0/09/bta000902.html
Articolo presentato l'11 Novembre 2020, Approvato il 15 Novembre 2020 e pubblicato il 24 Dicembre 2020
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Basilio Cascella nacque a Pescara il 2 ottobre 1860 e, dopo aver trascorso l'infanzia a Ortona (CH), decise ancora giovanissimo di trasferirsi a Roma: qui collaborò come apprendista presso lo stabilimento di Luigi Salomone e imparò precocemente i rudimenti della tecnica litografica, inventata circa settant'anni prima dall'austriaco Alois Senefelder. Nel 1879 è a Napoli dove assimila le esperienze veriste dei suoi conterranei abruzzesi Francesco Paolo Michetti e i fratelli Palizzi. Nel 1881 a Milano aprì un proprio laboratorio litografico in corso di Porta Vittoria, sperimentando al contempo varie tecniche artistiche legate al mondo delle arti visive.

Sono anni in cui il giovane Basilio rielabora l'esperienza della “scuola napoletana” e fa tesoro degli incontri con il pittore Vincenzo Irolli, conosciuto a Pavia nel 1880 durante il servizio di leva, dello scultore Medardo Rosso e del padre del Divisionismo italiano, quel Gaetano Previati con cui entra in contatto presso l'associazione “Famiglia Artistica Milanese” fondata da Vespasiano Bignami. Pur assimilando la lezione delle innumerevoli correnti culturali che la moderna e dinamica Milano gli offriva, Basilio se ne tenne fondamentalmente distante, rivendicando una formazione da autodidatta e un temperamento istintivo e del tutto personale nel suo fare artistico.

Tra il 1884 e il 1894 partecipa a numerose mostre di arte contemporanea in tutt'Italia, riscuotendo un notevole successo con la tela di impronta simbolista Il suono e il sonno1 esposta prima a Napoli e poi all'Esposizione Triennale dell'Accademia di Brera di Milano. Nel 1895 tornò definitivamente in Abruzzo: ottenuto dal Comune di Pescara un piccolo appezzamento di terreno in un'area allora considerata periferica rispetto al centro cittadino, vi fondò un laboratorio cromolitografico che ben presto divenne, oltre che studio-abitazione per sé e per la sua famiglia, anche un centro culturale crocevia di intellettuali, poeti e musicisti attivi in Abruzzo tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo, tra cui gli scrittori Vincenzo Bucci e Luigi Antonelli e i pittori Vincenzo Alicandri e Italo De Sanctis.

Oggi la casa-bottega di un tempo, a poche centinaia di metri dalla casa natale di Gabriele d'Annunzio e da quella di Ennio Flaiano, è diventata un Museo Civico per volere del primogenito Tommaso che, nel 1968, donò all'Amministrazione Comunale della città l'immobile con l'ingente patrimonio artistico ivi contenuto. Ed è proprio il Museo Civico Basilio Cascella il punto di partenza per effettuare un'analisi dello straordinario corpus di opere di Basilio, un artista inquieto, poliedrico e duttile, un indefesso sperimentatore, un intellettuale generoso e intraprendente ancora oggi troppo poco conosciuto e studiato.

Il Museo custodisce circa 600 opere tra tele, ceramiche, bozzetti, cartoline, disegni, posters e sculture realizzate in quasi un secolo da Basilio e dai suoi discendenti: ben cinque generazioni di artisti che, caso forse unico in Italia, hanno prodotto arte senza soluzione di continuità e con risultati sempre elevatissimi dalla seconda metà dell'Ottocento fino ai nostri giorni. Presso lo stabilimento paterno appresero infatti le tecniche artistiche più disparate i tre figli di Basilio - Tommaso, Michele e Gioacchino - e da queste radici partirono alla conquista di traguardi internazionali i due figli di Tommaso, gli scultori Pietro e Andrea. Nel Museo continuano oggi ad affluire le opere dei figli di Pietro, Tommaso Cascella jr e Jacopo, e quelle dei componenti della quinta generazione, figli di Tommaso jr: Matteo Basilè, che nel nome d'arte ha voluto rievocare il capostipite di questa grande famiglia, e Davide Sebastian.

Negli ambienti che costituiscono le attuali sale espositive del museo, Basilio ha dato vita a un'eclettica produzione di stili e generi che spaziano dalla pittura alla ceramica, dalla fotografia alla grafica pubblicitaria e all'editoria d'arte. Ed è proprio nel campo dell'editoria che prese forma, sia pur tra mille difficoltà economiche, uno dei più ambiziosi e raffinati progetti cascelliani, ossia la nascita della rivista letteraria da Basilio ideata e realizzata Illustrazione Abruzzese nelle due serie del 1899 e del 1905, seguite, tra il 1914 e il 1915, dalla nuova edizione de La grande Illustrazione: un numero complessivo di venticinque fascicoli di uno dei prodotti editoriali più innovativi del primo Novecento, vuoi per i contributi letterari di chi vi partecipò (Luigi Pirandello, Gabriele d'Annunzio, Tommaso Marinetti, Marino Moretti, Umberto Saba, Grazia Deledda, Clemente Rebora, Guido Gozzano, Sibilla Aleramo...), vuoi per la ricchezza dell'apparato iconografico opera di Basilio e dei suoi figli, vuoi per l'amore con cui ogni particolare fu da Basilio meticolosamente curato, dalla qualità artigianale della carta alla raffinatezza grafica dei caratteri all'originalità del formato (fig. 1).



Fig. 1: Basilio CASCELLA, Illustrazione abruzzese, copertina, Serie II, Anno I, Fascicolo I, 1905, Museo Civico Basilio Cascella
Fig. 1: Basilio CASCELLA, "Illustrazione abruzzese"
copertina, Serie II, Anno I, Fascicolo I, 1905
Pescara, Museo Civico Basilio Cascella


Se pur inserita nel filone dell'Art Nouveau delle Secessioni viennese e monacense, la rivista, che si avvale in alcuni numeri anche della collaborazione di Umberto Boccioni, Armando Spadini, Italico Brass e Arturo Dazzi, presenta nelle traduzioni grafiche di componimenti in prosa, versi e articoli di cultura topoi ricorrenti nell'intera produzione cascelliana, come la celebrazione della bellezza muliebre tipicamente abruzzese, la descrizione pittorica dell'artigianato artistico regionale, il senso panico della natura, che si snodano dalle copertine alle tavole di grande formato fino ai fregi decorativi. L'attaccamento all'Abruzzo è reso ancora più esplicito nell'editoriale di apertura della seconda serie, finanziata dai fratelli Pascale di Popoli, produttori del Centerbe, tipico liquore locale a base di erbe: «Nella forza e nella semplicità della nostra terra rimasta così profondamente italica, nella bellezza del suo suolo, nella solennità dei suoi riti, nella rudezza dei suoi costumi, il nostro ideale di arte si integra e si esprime. Come è alta e nevosa la sua montagna, azzurro e selvaggio il suo mare e bianchi e forti sono i buoi che arano le sue zolle e dolce è l'odore del suo spigo, così l'arte che noi vogliamo è forte, semplice e pura»2.

Le donne di Basilio, immerse nel fogliame di cui sono diretta emanazione in una fusione panica con la natura, si offrono spavalde al sole, adorne di monili dalle valenze propiziatorie e apotropaiche: le cannatore, corti girocolli di globuli aurei granulati chiamati préscìne che rimandano ai chicchi dell'uva spina, simbolo di fertilità ma anche potente protezione contro i malefici delle megère; e poi le sciacquajje, grandi orecchini semilunati muniti di piccoli elementi oscillanti3, e ancora pettorali e pendenti in oro, metallo in grado di attrarre le valenze plutoniche del dio sole e di garantire così un raccolto abbondante, o in corallo, considerato galattoforo e particolarmente indicato a puerpere e balie. Il taglio compositivo, l'uso del primissimo piano, il sapiente disegno a tratteggio minuto che crea chiaroscuri e volumetrie conferiscono alle immagini di questo innovativo periodico di arte e letteratura uno straordinario senso del movimento e una potente forza espressiva. Il successo da Londra a Parigi, da Monaco a Vienna, così come il supporto economico dell'imprenditore e amico Andrea Pascale, non aiutarono Basilio a superare gli annosi problemi legati alla mancanza di mezzi finanziari, problemi che poi lo condurranno alla dolorosa decisione di interrompere la realizzazione della terza serie della rivista alle soglie della Prima guerra mondiale.

La tecnica litografica - con la quale i disegni incisi sulla matrice di pietra calcarea venivano poi impressi su carta attraverso un torchio a stella - è il mezzo grazie al quale Basilio realizza anche manifesti, locandine ed etichette commerciali, intuendo in anticipo sui tempi lo straordinario potere comunicativo della grafica pubblicitaria e avvalendosi di sponsorizzazioni industriali ante litteram. «Con il controllo dell'intero processo del lavoro, dal disegno alla stampa, l'artigiano e l'artista diventano tutt'uno: il mestiere e la manualità, che in pittura lo portano ad una pesantezza di volumi e materie, assurgono a un piano di raffinatezza estetica moderna»4.

Frutto della maestria grafica dell'Artista è anche il nutrito corpus di cartoline illustrate realizzate tra il 1899 e il 1910, diventate presto ricercatissime presso gli amanti del genere soprattutto dopo l'esposizione, nel 1902, di cinquanta esemplari alla Mostra Internazionale d'Arte Decorativa Moderna di Torino. Si tratta di circa trecentocinquanta pezzi tra singoli, d'occasione e raggruppati in serie tematiche: le serie spaziano dai temi iconografici più cari all'Art Noveau (Frutti e Fiori, L'Edera, Nudi con piante, Le Farfalle, Donne musiciste) a quelli prediletti dal collezionismo di gusto internazionale (Une parti eau biliard), a metà tra l'erotismo tardo-romantico e il preraffaellismo, a quelli di connotazione più specificatamente etnografica (Napoli, Tipi regionali, Innamorati in costume abruzzese, Le mietitrici italiane), «splendide per quella particolare tecnica di coloritura, che riesce a rendere la luminosità del pastello e le trasparenze dell'acquerello, già sperimentata dall'Artista nelle tavole della Illustrazione Abruzzese ».5 Tra queste, le cartoline dedicate alla terra natìa sono le più numerose, con ben sei serie denominate Abruzzo: piccoli capolavori di dimensioni ridotte che per l'originalità dei motivi e la perfezione della tecnica esecutiva si affermarono presto non solo come veicolo postale di saluti ma anche come strumento efficacissimo per diffondere nel resto del mondo la conoscenza di un ricco patrimonio di tradizioni e cultura locale. Scorrendo le cartoline esposte nel Museo Cascella insieme alle rispettive matrici litografiche, ammiriamo i costumi tradizionali, gli strumenti del mondo domestico femminile, i rituali scaramantici legati alla superstizione, il corredo dei pastori in partenza per la transumanza narrati con straordinaria sintesi visiva mentre i nudi femminili sull'arenile della costa o le strutture fortificate medievali che orlano il profilo delle montagne abruzzesi, colti nella varietà delle ore del giorno e delle stagioni, sono resi con il tipico tratteggio filamentoso e uno straordinario senso della luce e del colore. Il realismo dei soggetti di ispirazione regionale supera anche qui i limiti di un descrittivismo di costume e si trasfigura per assurgere a una dimensione immutabile e assoluta della condizione umana legata al duro lavoro, all'inesorabilità del tempo, al legame intrinseco con la terra e con la natura, ora dispensatrice di vita, ora matrigna foriera di inganni e distruzione.

La mietitrice (Abruzzo) appartiene alla serie denominata Le mietitrici italiane costituita da dodici cartoline in cui il motivo della figura femminile raffigurata tra le abbondanti messi, spesso con la falce per la mietitura, si ricollega ai miti agresti della rinascita e agli antichi riti propiziatori per la fertilità della Dea Terra, tema caro al popolo abruzzese composto in prevalenza da pastori e contadini, e si ripropone quale sorta di leit motiv in periodi differenti e con tecniche diversificate. Ne sono un esempio la rigogliosa Maternità tra le spighe (fig. 2),

Fig. 2: Basilio CASCELLA, Maternità tra le spighe, 1945, olio su tela, cm. 99 x 64, Pescara, Museo Civico Basilio Cascella
Fig. 2: Basilio CASCELLA, Maternità tra le spighe, 1945
olio su tela, cm. 99 x 64
Pescara, Museo Civico Basilio Cascella


archetipo della Grande Madre, divinità primordiale dispensatrice di vita assimilata anche iconograficamente sin dall'epoca medievale ai culti mariani, o le numerose formelle in maiolica Madonna del Grano (fig. 3)



Fig. 3: Basilio CASCELLA, Madonna del grano, 1926, mattonella in maiolica, cm. 20,5 x 31, Pescara, Museo delle Genti d'Abruzzo
Fig. 3: Basilio CASCELLA, Madonna del grano, 1926
mattonella in maiolica, cm. 20,5 x 31
Pescara, Museo delle Genti d'Abruzzo

che, se pur commissionate a partire dal 1926 dalla Confederazione Nazionale Fascista degli Agricoltori a sugellare la campagna legata alla Battaglia del Grano, acquisirono presto un carattere devozionale: «La Madonna del grano, seduta in trono sul grano, ripete ancora una volta il rito della fecondità e Gesù Bambino diventa Spiga Divina destinata a morire con la mietitura per poi risorgere e riprodurre nuove messi come segno di rinascita. La Madonna in Maestà rappresenta inoltre un tramite tra Dio e l'uomo ed è circondata da angeli inginocchiati e adoranti che seguono un andamento ogivale configurando la vesica piscis o mandorla mistica che come seme della vita richiama nuovamente il tempo ciclico della rigenerazione. I miti agresti prevedevano la continua presenza di dee femminili, ecco perché nei culti mariani del territorio abruzzese la Vergine Maria si sovrappone nell'immaginario collettivo a Demetra, Cerere, Ceria Giovia o alla marsa Angizia sviluppando un sincretismo che dà luogo a un'iperdulia celebrata con pratiche all'aperto presenti in tutto l'Abruzzo che dimostrano un sentimento religioso celebrato anche da Tommaso Cascella»6. Un pannello ceramico di proporzioni monumentali (cm 220x300) con lo stesso soggetto mariano fu inoltre realizzato nel 1928 per il Salone della Provincia di Frosinone.

Tutta l'arte di Basilio trae dunque la sua ispirazione più pura dalla cultura etnografica abruzzese: un patrimonio agro-pastorale plurisecolare fatto di miti e riti pagani assimilati dal cristianesimo in una straordinaria forma di sincretismo culturale, un microcosmo di saperi tecnici e cultura materiale che affondano le proprie radici in un passato atavico, ancestrale, solenne e selvaggio rimasto immutato per secoli. Di tale passato e dei suoi valori Basilio si fa custode e cantore grazie anche alla profonda conoscenza che ha del territorio e della sua storia: trascorre lunghe giornate viaggiando tra borghi e montagne del suo Abruzzo e immortala volti, luoghi e scene di vita quotidiana con la macchina fotografica, un mezzo di riproduzione del reale ancora agli esordi che consentiva di eliminare le lunghe sedute di posa dei modelli.

Basilio intuì subito che l'uso dell'obiettivo fotografico non era solo una novità tecnologica, ma avrebbe avuto una portata comunicativa rivoluzionaria stravolgendo anche i codici linguistici dell'arte figurativa e utilizzò tale materiale come supporto per riprodurre nella solitudine del suo atelier quelle scene di vita quotidiana di cui era stato spettatore7. Eppure, nonostante le sue programmatiche intenzioni, le fotografie in bianco e nero di Basilio travalicano i limiti di una semplice, meccanica riproduzione del reale e, oltre alla funzione documentale assai preziosa per gli studiosi di antropologia, si caratterizzano per un valore espressivo di straordinaria intensità e autonomia estetica. I motivi ricorrenti nella sua poetica sono presenti nelle fotografie e nelle cartoline, nei bozzetti e nelle creazioni pittoriche, trasfigurazione lirica non solo dell'esperienza di vita ma anche degli studi di grandi demologi del suo tempo come Gennaro Finamore, Giovanni Pansa, Antonio De Nino. Il duro lavoro nei campi, le pratiche contro il malocchio, i pellegrinaggi devozionali con lo sfondo di paesaggi primordiali, agresti e montani, sono raffigurati con l'utilizzo delle tecniche più svariate, dalla matita all'acquerello, dal pastello all'olio, con i tratti tipici di quella pittura verista di marca napoletana che fino alla fine degli anni '80 sembra essere alla base della sua ispirazione.

Durante l'ultimo decennio del XIX secolo la sua pittura si caratterizza per una virata sempre più esplicita verso l'arte simbolista: il mondo agro-pastorale si fonde col mito, con l'allegoria, con l'elemento onirico e fantasmagorico, e gli scorci rocciosi, i fondali e i campi si popolano di satiri, di fauni, di ninfe e di creature mostruose, gli elementi vegetali assumono sembianze zoomorfe e corpi sinuosi di donne sbocciano tra grappoli e foglie con i volti delle contadine dall'incarnato arso dal sole, in una sorta di vitalismo che riconduce ad un neopaganesimo di sapore dannunziano. Sono forse gli anni migliori di Basilio quelli del decennio tra il 1890 e il 1900, anni in cui il Maestro raggiunge la piena maturità artistica e comincia ad accarezzare l'idea di una grande tela di ambientazione bucolico-pastorale che vedrà definitivamente la luce tra il 1899 e 1900: considerato da alcuni il suo capolavoro pittorico, Il bagno della pastora (fig. 4)



Fig. 4: Basilio CASCELLA, Il bagno della pastora (particolare), 1899-1900, olio su tela, cm. 165 x 257, Pescara, Museo Civico Basilio Cascella
Fig. 4: Basilio CASCELLA, Il bagno della pastora
(particolare), 1899-1900
olio su tela, cm. 165 x 257
Pescara, Museo Civico Basilio Cascella

è un olio su tela di grandi dimensioni apparentemente di impostazione verista: sullo sfondo di un paesaggio roccioso disseminato di riferimenti al corredo pastorale - alcune pecore del gregge, la zampogna, i tipici calzari estivi in cuoio detti chiochie - la giovane coppia in primo piano è in procinto di abbandonarsi alla complicità di un bacio. La luce proviene da sinistra e illumina il corpo nudo della donna che poggia il ventre teso sul greto di un torrente, seguendo le direttrici orizzontali della composizione costituite dal profilo dello sperone roccioso digradante oltre i suoi piedi; gli abiti rossi, bianchi e blu, in primissimo piano, sono abbandonati disordinatamente sui sassi insieme ai calzari e a una zucca che, secondo la tradizione agro-pastorale, fungeva da borraccia dopo essere stata svuotata ed essiccata. La fanciulla, coi capelli legati in due lunghe trecce, si porge voluttuosamente verso l'uomo e inarca la schiena sotto le gocce di acqua gelida che lui versa dal cavo di una conchiglia, i volti si sfiorano con le labbra socchiuse in un momento di intensa, raffinatissima sensualità. Ma ad uno sguardo più attento, sotto i calzoni in pelle di pecora del pastore l'osservatore scorge inquietanti arti con zampe uncinate, sotto il berretto rosso gli orecchi ferini: un satiro, dunque, un figlio di Pan. L'apparente idillio pastorale si carica di tensione, calato in un'atmosfera ricca di attesa e di mistero. La pittura è scura, materica, tipica del verismo napoletano. I piani della composizione, costruiti sulle direttrici orizzontali accentuate dal formato rettangolare della tela, legano insieme gli elementi della natura, i corpi, gli oggetti, in un andamento ascensionale culminante, a destra, nei due volti degli amanti, punto focale di tutto il dipinto. Voluto, implicito o semplicemente evocato nella mente dell'osservatore è il richiamo alla novella Terra Vergine che un giovanissimo Gabriele d'Annunzio aveva pubblicato nel 1882 a Roma presso l'editore Sommaruga:

    «Fiora si accostò avida e bevve. China sul greto, con il seno balzante, con la lingua all'acqua, nella curva della schiena e de' lombi rassomigliava una pantera; Tulpestre la involse tutta d'uno sguardo torbido di libidine.

    -Baciami! - e il desiderio gli strozzava la voce in gola.

    -No.

    -Baciami...»8.

La bellissima moglie del pittore, Concetta Palmerio, nativa di Guardiagrele (CH) e sposata nel 1889, posò come modella per il quadro e l'amico Vincenzo Bucci, scrittore, si prestò come modello. Racconta il figlio Michele in una delle gustosissime pagine dell'autobiografia Forza zio Mec «...mio padre aveva iniziato a lavorare a Pescara ad un quadro di dimensioni grandiose dal titolo “Il bagno della pastora”. Mia madre posava nuda per lui, protetta da un recinto che mio padre aveva fatto appositamente costruire accanto alla litografia. Vincenzo Bucci, scrittore abruzzese, grande amico di mio padre, posava nelle vesti di pastore; era un pastore di stile greco-napoletano, michettiano-morelliano, bruciato dal sole, con tanto di “chiochie” e zampogna. Nel quadro refrigerava la testa e le spalle di mia madre con l'acqua di uno stagno, aiutandosi con una grossa conchiglia; sullo sfondo una grotta, nella quale si rifugiavano alcune pecore»9. Il dipinto presenta due datazioni: una in basso a sinistra accanto alla firma del pittore, ed è la data del 1899. L'altra datazione, 1900, e appena percettibile, incisa sul braccio destro della pastora. L'opera, racconta sempre Michele, fu spedita a Venezia per l'Esposizione Internazionale di Belle Arti del 1903: «L'Imballaggio fu una vera impresa, i vari ‘alto, basso, fragile', gli indirizzi dei destinatari e del mittente ripetutamente redatti; infine un fiasco di vino con le pizzelle per augurare un buon viaggio e soprattutto tanta fortuna all'opera in partenza»10. Lo stesso Gabriele d'Annunzio intercede presso il Segretario generale della Biennale, Antonio Fradeletto, raccomandando l'opera del suo concittadino. Ma per una serie di strane circostanze ancora oggi poco chiare, la tela si smarrì lungo il viaggio. Sempre Michele ricorda che improvvisamente dopo settant'anni anni la cassa contenente il quadro fu rinvenuta presso la stazione di Ancona, dove subito viene inviato il primogenito Tommaso per il recupero: «Il quadro non raggiunse mai la sua destinazione. Dopo oltre settant'anni, la direzione di smistamento nei pressi di Ancona chiese a mio fratello Tommaso per ragguagli in merito a certa merce che risultava essere spedita da Basilio Cascella. Tommaso ritrovò la cassa perfettamente intatta»11. Molte però sono le contraddizioni, soprattutto cronologiche, che presenta questa ricostruzione, forse alterata dai ricordi d'infanzia di Michele.

Franco Di Tizio, nell'accurata biografia dell'Artista, grazie a una puntuale ricostruzione e a un'analisi incrociata di documenti, lettere e date, ipotizza invece un rifiuto dell'opera da parte della Biennale a causa del ritardo con cui la tela giunse a destinazione: rispedita a Pescara, la Pastora rimase ferma ad Ancona per poco più di un ventennio12. Dopo il recupero la tela appare subito lesionata e Basilio procede immediatamente al restauro. Nel 1931, in una mostra romana, viene esposta un'opera dal titolo Il bagno della pastora, forse la tela stessa recuperata e restaurata, o forse una sua rielaborazione13.

Nel 1905, dopo il successo ottenuto a Torino nel 1902 nell'Esposizione Internazionale d'Arte Decorativa Moderna, gli viene dedicata a Chieti una mostra retrospettiva presso il Palazzo Comunale: nella Mostra d'Arte Antica espone schizzi, disegni e pastelli. Nel 1906 è presente alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano, l'anno successivo all'Esposizione della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma. Segue un periodo in cui la produzione artistica rallenta: Basilio si dedica prevalentemente alla formazione e alla promozione artistica dei figli Tommaso e Michele, collaborando sporadicamente alla rivista Natura e Arte, prima della nuova partenesti editoriale de La grande illustrazione. Sono anni frenetici in cui soggiorna e si sposta da una città all'altra in Italia e all'estero per organizzare mostre dei giovani Cascella, ma l'Abruzzo rimane il suo riferimento costante e, a distanza, ne segue le vicende politiche e le profonde trasformazioni sociali ed economiche che di lì a breve porteranno la regione ad aprirsi al turismo e all'imprenditoria industriale.

Alla fine degli anni '10 inizia una nuova avventura, quella della ceramica: indefesso sperimentatore, interessato sempre a nuovi mezzi di espressione, Basilio rimane incantato dalla tecnica del fuoco e dei colori dopo aver visto all'opera il maiolicaro Luigi Bozzelli ed è fermamente convinto che, non essendoci differenza tra arti maggiori, minori e decorative, l'artista doveva essere prima di tutto un artigiano. «Senti Michele, ho un'idea che non mi lascia dormire. Tu sai che noi, qui in Abruzzo, abbiamo una tradizione di maiolicari, da secoli però completamente abbandonata. Ebbene, noi dobbiamo riprendere l'antica tradizione, anche se ne siamo digiuni, e proprio con la maiolica a fuoco; però, con una produzione diciamo popolare-artigiana, come fanno i ceramisti di Rapino. Andrò a vedere di persona, a Rapino, ma da solo (...). Torniamo all'antico, rimbocchiamoci le maniche, figlio mio, e diamo inizio a un rinnovato lavoro. Non seguiremo i modelli dei Grue, Gentile, Cappelletti, ma daremo un'impronta diversa, popolare, cercando di esprimere un nostro stile genuino e personale, funzionale e non solo decorativo»14.

Intorno al 1917 matura dunque la decisione di trasferirsi con tutta la famiglia a Rapino, pittoresco borgo del chietino alle falde della Majella, per frequentare la bottega di Fedele Cappelletti, erede di una nota famiglia di ceramisti: Basilio trova nella ceramica uno dei mezzi più versatili e adatti alle sue istanze espressive e dà così inizio alla nuova avventura figulina affermandosi con uno stile unico nel panorama della ceramica italiana dell'epoca. Ispirandosi all'arte antica dei maiolicari abruzzesi di Castelli, coniuga la vocazione artigianale basata sul lavoro manuale agli effetti pittorici propri dei dipinti a olio e a pastello e, rientrato a Pescara, nel 1921 trasforma il laboratorio in bottega d'arte, la Bottega Cascella, inaugurando una nuova stagione creativa che lo vede protagonista indiscusso del rinnovamento della ceramica d'arte in Abruzzo, con collaborazioni anche presso importanti stabilimenti fuori regione come la fornace Percossi e la fornace Marcantoni. La produzione è vasta e variegata e comprende ceramica decorativa, d'uso e monumentale. Il campo di interesse di Basilio come pittore ceramista è rivolto principalmente alle superfici piane come piastrelle e piatti, ma non mancano esempi di forme chiuse come vasi. I soggetti, mutuati dalla vita quotidiana, decorano anfore, brocche, mattoni di grande formato e piatti esornativi insieme con elementi mitologi e allegorici, fauni, amorini, putti, nudi femminili, riproponendo il repertorio grafico e pittorico del Maestro, ma con una tavolozza di colori ulteriormente arricchita di nuove gamme e sfumature cromatiche. Pregevole è un gruppo di sei piatti in terraglia realizzati, presso lo stabilimento Fabbriche Riunite Civita Castellana fondata dai Volpato, con la tecnica ‘a trasporto' mediante l'utilizzo di matrici a stampa inchiostrate con colori ceramici: la serie, che appartiene oggi a una collezione privata, raffigura alcune scene tratte da La figlia di Iorio, tragedia pastorale scritta da Gabriele d'Annunzio nel 1903, e presenta un sapiente uso del chiaro scuro, un'efficace resa del movimento dei corpi e della psicologia dei personaggi.

Espose con successo la sua produzione ceramica alle Biennali Internazionali di Arti Decorative di Monza15. A questo periodo è da ricondurre la decorazione della tomba dell'eroe abruzzese Andrea Bafile nel sacrario della Majella con tre grandi pannelli di ceramica policroma, la genesi dei grandi pannelli decò realizzati per lo Stabilimento Termale Tettuccio di Montecatini (1926-27) e dei monumentali lunettoni ceramici raffiguranti vedute di città italiane per la Stazione di Milano realizzati tra il 1930 e il 1931.

Divenuto parlamentare ormai settantenne durante la XXVII legislatura, negli Anni Trenta visse una seconda giovinezza in sintonia con gli ideali di regime e creò quadri d'occasione e arredi celebrativi, come i pannelli policromi per la stazione marittima di Messina realizzati in collaborazione con il figlio Michele. Continuando a partecipare a mostre in diverse città italiane, Basilio si battè in questa stagione per l'istituzione di scuole e istituti d'arte dove attuare una didattica innovativa incentrata sulla pratica e sul lavoro manuale, come negli opifici di un tempo.

Morì nel 1950 a Roma, città dove si era stabilito sin dal 1928. Così l'amico Giorgio De Chirico, assiduo frequentatore del suo studio romano in via Trionfale, scrisse nel 1946 nel catalogo di presentazione della mostra del Maestro a Roma presso la Galleria San Marco: «E' un instancabile vegliardo, figlio di quel paese di bella gente che è l'Abruzzo, che non è mai stato guastato dal modernismo ed è rimasto fedele agli ideali della sua giovinezza e della sua età matura»16.

                    
                    

NOTE

1 Il suono e il sonno, 1894, olio su tela, cm. 265x350, visibile oggi nel Palazzo della Prefettura di Chieti

2 B. CASCELLA, Ai lettori, in “Illustrazione Abruzzese”, Seconda serie, Fasc. I, Anno 1905, p. 3

3 Al modello di sciacquajje diffuso presso le botteghe orafe di Orsogna (CH) si ispira, con rigore quasi filologico, un altro grande artista abruzzese, Francesco Paolo Michetti, nel raffigurare il personaggio di Mila: nella grande tempera su tela La figlia di Iorio del 1895 (cm 280x550), visibile oggi presso il Palazzo della Provincia di Pescara, la fanciulla indossa, sotto il velo rosso, i tipici orecchini abruzzesi in oro a cerchio lunato in lamina cesellata.

4 DAMIGELLA, 1991, p. 21

5 BATTISTELLA, 1997, p. 13

6 D'IGNAZIO G., Volti e luoghi, paradigmi di rinascita e conoscenza, in “I Cascella e la ceramica in Abruzzo nel primo Novecento, Catalogo della Mostra a cura di Roberto Durigon, Maurizio Pace, 2018, pp.29-30

7 Altri artisti del suo tempo, come lo stesso conterraneo Francesco Paolo Michetti, esplorarono la fotografia non solo come fertile terreno di sperimentazione ma anche come nuova forma d'arte. Cfr: GAROFALO, 2015

8 D'ANNUNZIO, Terra Vergine, in “Gabriele d'Annunzio-Tutti i romanzi, novelle, poesie, teatro” a cura di G. Antonucci e G. Oliva, 2011, pp. 1489-1490

9 CASCELLA M., 1969, p. 56

10 Id., pp. 56-57

11 Id., p. 57

12 DI TIZIO, 2006, pp. 96-102

13 Una versione dell'opera si trova infatti presso la Pinacoteca Cascella di Ortona, in provincia di Chieti

14 CASCELLA M., Dal taccuino di un pittore. Basilio, mio padre (e i maiolicari di Rapino), in “Oggi e domani”, Anno IV, nn. 11-12, novembre-dicembre 1976, Pescara, p. 37

15 Le Biennali di Monza nacquero negli anni Venti col fine di valorizzare le arti applicate: alla produzione di Basilio e dei figli nel 1927 venne conferito il titolo di Bottega dei ceramisti nella sezione Quattro Botteghe Artigiane, cfr. Giulia D'Ignazio, Volti e luoghi, paradigmi di rinascita e conoscenza, in “I Cascella e la ceramica in Abruzzo nel primo Novecento”, Catalogo della Mostra a cura di Roberto Durigon e Maurizio Pace, 1918, p. 28

16 DI TIZIO, 2006, p.390
                    
                    

BIBLIOGRAFIA

Abruzzo nelle ceramiche dei Cascella 2018

L'Abruzzo nelle ceramiche dei Cascella e di Alessandro Pandolfi (Catalogo della Mostra, Museo delle Genti d'Abruzzo, Pescara, 2 dicembre 2017-18 aprile 2018), a cura di Roberto Durigon, Maurizio Pace, Ascoli Piceno, Arti Grafiche Picene, 2018


ALBERTINI 2001

Gabriella ALBERTINI, Basilio Cascella capostipite di una prestigiosa famiglia, in “Il Monitore”, Anno XXXV, n. 1, Pescara, 2001, pp.11-12


Basilio Cascella Fotografgo 1994

Basilio Cascella fotografo (Catalogo della mostra a cura di U. Russo, Pescara, Museo Cascella 10 novembre-

17 dicembre 1994) in “Oggi e domani”, Ediars, n.10, 1994


BATTISTELLA 1997

Franco BATTISTELLA, Basilio Cascella, Catalogo delle cartoline, Pescara, Carsa Edizioni, 1997


CANALE 2002

Ciro CANALE, La “grande famiglia” dell'arte italiana: i Cascella (da Basilio a Gioacchino) tra arte e bottega, in ‘900 Artisti ed Arte in Abruzzo, a cura di Antonio Gasbarrini, Antonio Zimarino, Pescara, GF Edizioni Scientifiche, 2002, pp. 54-55


CASCELLA 1899

Basilio CASCELLA, Illustrazione Abruzzese, Serie I, Anno I, Fascicolo II, 1899


CASCELLA 1905

Basilio CASCELLA, Illustrazione abruzzese, Serie II, Anno I, Fascicolo I, 1905


CASCELLA 1905

Basilio CASCELLA, Illustrazione abruzzese, Serie II, Anno I, Fascicolo II, 1905


Cascella 1998

I Cascella, cinque generazioni di artisti (Catalogo della mostra, Giulianova, Museo d'Arte dello Splendore, 4 luglio-30 agosto 1998), a cura di Enzo DI MARTINO, Giulianova, 1998


Cascella e la ceramica 2017

I Cascella e la ceramica in Abruzzo nel primo Novecento (Catalogo della Mostra, Museo delle Ceramiche di Castelli, Castelli (TE), 30 luglio-1° ottobre 2017), a cura di Roberto Durigon, Maurizio Pace, Ascoli Piceno, Arti Grafiche Picene, 2017


CASCELLA M. 1969

Michele CASCELLA, Forza Zio Mec, Milano, Garzanti, 1969


CASCELLA M. 1976

Michele CASCELLA, Dal taccuino di un pittore. Basilio, mio padre (e i maiolicari di Rapino), in “Oggi e domani”, Anno IV, nn. 11-12, Pescara, novembre-dicembre 1976, pp. 37-39


DAMIGELLA, REGGI 1991

Anna Maria DAMIGELLA, Gabriele REGGI, Basilio Cascella e la “Illustrazione Abruzzese” dal Verismo al Simbolismo, Pescara, Carsa Edizioni, 1991


DI MARTINO 2002

Enzo DI MARTINO, Basilio Cascella (Pescara 1860-Roma 1950) -Innovatore nella tradizione, in D'Annunzio, Barbella, Cascella, Michetti, Tosti e..., a cura di U. Russo, A. Andreoli, C. Savastano, F. Sanvitale, A. Panzetta, E. Di Martino, Pescara, Artigrafiche Garibaldi, 2002


DI TIZIO 2006

Franco DI TIZIO, Basilio Cascella. La vita (1860-1950), Pescara, Ianieri Editore, 2006


GAROFALO 2015

Daniela GAROFALO, Francesco Paolo Michetti. Il genio fotografico, Pescara, Ianieri Edizioni, 2015


MATALONI 1997

Ivo MATALONI, Basilio Cascella Cartoline, Torino, Intercard, 1997


MINORE 1975

Renato MINORE, L'Illustrazione Abruzzese di Basilio Cascella, in “Trimestre”, Anno VIII, nn. 3-4, Pescara, luglio-dicembre 1975, pp. 321-338


Museo Civico Basilio Cascella 1982

Museo Civico Basilio Cascella (Catalogo del Museo Civico Basilio Cascella), a cura di Vanni Scheiwiller, Milano, Edizioni Brixia, 1982


Museo Civico Basilio Cascella 2007

Museo Civico Basilio Cascella (Catalogo del Museo Civico Basilio Cascella), a cura di Anna Rita Severini, Comune di Pescara, Litografia Botolini, 2007


RUSSO, 1999

Umberto RUSSO, Le riviste di Basilio Cascella, in Giornali e Riviste in Abruzzo tra ‘800 e ‘900, Atti del Convegno, a cura di Gianni Oliva, Roma, Bulzoni, 1999, pp. 293-300


RUSSO, MATALONI 1997

Umberto RUSSO, Franco BATTISTELLA, Pescara, arte e città fra ‘800 e ‘900-Primo catalogo delle opere d'arte nelle collezioni pubbliche, Pescara, Carsa Edizioni, 1997


SCHEIWILLER 2003

Vanni SCHEIWILLER, Basilio Cascella e la rinascita dell'arte litografica, in Oggi e Domani-Trent'anni di vita e cultura italiane, Pescara, Ediars, anno XXXI, n. 10, ottobre 2003, pp. 357-359


Sentimento della natura 2009

Il sentimento della natura. Pittori abruzzesi al tempo dell'Italia unita (Catalogo della mostra, Pescara, Museo d'Arte Moderna Vittoria Colonna, 7 luglio-25 novembre 2012), a cura di Lucia Arbace, Pescara, Inaieri Edizioni, 2012, pp. 216-231


Tommaso Cascella 2009

Tommaso Cascella-Il percorso di una vita (1890-1968) (Catalogo della Mostra, Pescara, Museo Villa Urania, 4 luglio-31 ottobre 2009), a cura di Giovanbattista Benedicenti, Vincenzo de Pompeis, Pescara, Ianieri Editore, 2009


VECCHIONI 1956

Mario VECCHIONI, Artisti abruzzesi contemporanei, Pescara, Edizioni Aternine, 1956

 


                    
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