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Istruzione popolare e didattica dell'arte: appunti sulla scuola di disegno del Circolo degli Operai di Catania  

Federica Maria Chiara Santagati
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 25 Gennaio 2015, n. 752
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Il caso Catania

L’indagine sul contesto artistico della Catania fra Otto e Novecento sollecita in modo particolare la nostra attenzione, perché rivelatrice di una realtà ancora quasi inesplorata, quella di una città dall’economia vivace, impegnata in una grande espansione commerciale ed al contempo dedita ad un consumo culturale straordinariamente alto, sostenuto da una borghesia dinamica e dagli interessi molteplici. Lo documenta nel 1907 un testimone d’eccezione come Federico De Roberto: «(…) in questi ultimi sessanta anni, con uno slancio paragonabile solo a quello di Milano, [Catania] ha più che triplicato la sua popolazione. (…) La città s’avvia ad arricchirsi ancora, a crescere sempre più, coi commerci e le industrie.» 1 .

L’interesse per quel prodigioso «slancio» di cui parla De Roberto costituisce una delle motivazioni che hanno dato avvio a questo studio su taluni sviluppi inediti di uno specifico ramo dell’apprendistato operaio sul versante delle arti applicate. Alcuni aspetti della ricca e multiforme cultura artistica etnea fra il XIX ed il XX secolo, in particolare la formazione artistico-professionale destinata alla classe operaia come strumento di emancipazione sociale e di crescita professionale, ci hanno consentito d’individuare in alcune di queste istituzioni scolastiche tutta una serie di strumenti didattici, teorici e metodologici, che rivelano in queste strutture, mai sufficientemente osservate prima, preziosi giacimenti e patrimoni culturali dal nobile statuto sociale, finalizzati alla formazione artistica e professionale dei figli della classe operaia. In quella fase di grande crescita imprenditoriale, chi operava nei diversi ambienti artistico-culturali catanesi, e quindi entro contesti diversi ed apparentemente distaccati fra loro, poteva fruire, per una serie d’intrecci e di proficue contiguità, di tutta una rete di contatti e di collaborazioni che si rivelarono oltremodo fecondi ed impressero una cifra esclusiva ed irripetibile sul contesto artistico catanese di quel periodo; questo venne animato e sostenuto da una società di grande floridezza economica, non appiattita su valori meramente mercantilistici ma, anche in virtù di tale ricchezza, vivacemente interessata alla produzione artistica contemporanea 2 .

La passione e l’interesse mostrati da Federico De Roberto per Catania in quella particolare fase d’evoluzione non sembrano aver indotto significative risonanze in ambito storico-critico; si registra infatti una forte carenza di studi specifici su taluni aspetti legati al contesto artistico del periodo ed alla promozione delle arti, quali, ad esempio, la committenza, il collezionismo, la critica, le strutture espositive, le relazioni fra letteratura, opera lirica e arti visive, studi che certo contribuirebbero a delineare particolari forme del cosiddetto ‘sistema dell’arte’ in questa peculiare fase storica. La scarsità di analisi ed approfondimenti in materia rende non facile una lettura incrociata dei diversi dati relativi al contesto artistico catanese, e pone qualche limite alla ricostruzione di un profilo organico dell’industria artistica locale che appare comunque ipotizzabile, malgrado la documentazione carente 3 . Nel complesso mosaico culturale del tempo le scuole destinate alla formazione operaia s’inserirono perfettamente e riuscirono a delineare il gusto dei catanesi in materia di arte applicata con risultati finora sottovalutati, spesso ignorati, la cui conoscenza potrà restituirci importanti tessere mancanti.



Le Associazioni dei lavoratori e l’istruzione popolare: La scuola del Circolo degli Operai di Catania

In Sicilia le società di mutuo soccorso erano assai diffuse alla fine dell’Ottocento, l’isola era infatti la terza regione italiana, dopo la Lombardia e l’Emilia Romagna, per numero di associazioni mutualistiche. Questa forte presenza è indicativa di un sistema produttivo intraprendente, caratterizzato da componenti diverse: artigianali, commerciali ed industriali. Tali società etnee annoveravano un numero di soci che oscillava all’incirca fra i settanta ed i cento per ciascuna, come fu documentato da uno dei diversi censimenti promossi dal Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio (MAIC) 4 .

La maggior parte delle scuole artistico-professionali destinate agli operai di Catania furono fondate soprattutto per iniziativa di associazioni di mutuo soccorso; alcune di queste società si posero il precipuo obiettivo programmatico di sostenere socialmente ed economicamente la manodopera artigiana locale, come il Circolo degli operai, la Società mutualistica degli Ebanisti, quella dei tagliapietre e scalpellini, quella degli «artisti decoratori e pittori», ed infine, ubicata nel quartiere di Cibali, la «Fratellanza artigiana» 5 . É interessante notare come alcune di queste istituzioni mutualistiche tendessero ad una categorizzazione molto precisa: i decoratori vollero distinguersi sia dai lavoratori generici nel campo edile, sia dai titolari delle ditte di decorazione (seppur molto piccole); anzi in alcuni casi la consapevolezza di possedere capacità tecniche molto specialistiche indusse il lavoratore a sottolineare la propria qualifica con definizioni oltremodo caratterizzanti (ad esempio quella di «decoratore d’appartamento») 6 .

Le scuole operaie artistico-professionali catanesi non hanno mai costituito oggetto di analisi sistematiche, al contrario delle scuole operaie di altre città italiane, quali quelle dell’Associazione Scuole Tecniche San Carlo di Torino (1848), oppure quelle della Società di Mutuo Soccorso ed Istruzione di Pordenone (1872) 7 . Un filo rosso lega naturalmente tutte queste scuole sorte sul territorio nazionale: le attività promosse dai circoli etnei dei lavoratori trovano forte corrispondenza con le opere intraprese da altre associazioni italiane, basate sugli stessi principi fondativi delle associazioni catanesi 8 .

Fondate sul principio della reciproca solidarietà fra i lavoratori, le società operaie si distinsero presto per un chiaro orientamento verso il socialismo 9 . Alcune di esse (sedi anche di scuole operaie spesso sorte sulle ceneri delle università di mestiere) 10 erano legate alla necessità di istituire stabili legami organizzativi sul modello degli stati europei che registravano una più avanzata evoluzione economica, e dopo l’unità d’Italia, grazie ad una nuova coscienza sociale, si dimostrarono autenticamente interessate a conquistare per i propri iscritti non solo l’istruzione ma anche il suffragio elettorale 11 .

Furono soprattutto le società operaie di mutuo soccorso a carattere più moderato a volersi occupare d’istruzione e di corsi scolastici per gli operai, pur mantenendo le consuete attività assistenziali mirate all’organizzazione di cooperative di consumo e vendita, alla promozione di «cucine economiche e forni sociali», all’istituzione di pensioni e case economiche 12 . Le azioni legate all’istruzione popolare relative all’istituzione di biblioteche, scuole serali e festive, corsi di preparazione, apparvero numerose almeno fino al 1914, grazie all’iniziativa di camere del lavoro, federazioni di categorie, società di mutuo soccorso e leghe. Si tratta di un fenomeno non particolarmente studiato, ma è chiaro che esso variò da zona a zona in base alle risorse economiche degli enti interessati e, naturalmente, secondo il loro precipuo interesse ad investire nell’istruzione popolare. Pur nella loro diversificazione queste scuole presentavano un aspetto comune: l’assenza quasi totale di aiuti e di controllo da parte dello Stato, una condizione destinata a favorire l’ingresso della massoneria, della chiesa cattolica e dei mazziniani nella costruzione dell’istruzione scolastica italiana 13 .

La politica governativa si dimostrò particolarmente lacunosa per quanto concerne le scuole artistico-professionali, rispecchiando un grande disinteresse per la qualità e la formazione dei docenti: gli insegnanti non erano tenuti ad alcuna registrazione ufficiale secondo la legge Casati 14 , quindi i docenti dei «corsi speciali tecnici per artieri» erano dispensati «dal far constare la loro identità» 15 . Il Governo dette così prova di una grave carenza nell’organizzazione della formazione artistico-professionale, mostrandosi miope dinnanzi alla necessità di manovalanza specializzata, caratterizzata da precise identità professionali e soprattutto capace di contribuire alla crescita economica indotta dalla rivoluzione industriale.

Sulle scuole artistico-professionali operaie di Catania fino ad oggi si possiedono pochi dati, ricavati prevalentemente da documenti d’archivio chirografi e da un numero sparuto di testi a stampa. A Catania, secondo relazioni statistiche ministeriali del 1879, troviamo due esempi di questo tipo di scuole finanziate dal Ministero dell’Agricoltura 16 alle quali si dette l’articolata definizione di «Scuole industriali popolari cui sono concessi dal Ministero del Commercio sussidi annuali non iscritti nominativamente in bilancio» 17 . I due modelli catanesi furono la «Scuola di disegno del Circolo degli Operai» (caratterizzata dalla predominanza del Disegno geometrico e ornamentale), e la «Scuola serale di disegno e plastica della Società dei figli del lavoro» (centrata sull’insegnamento «Applicazioni del disegno e della plastica alle arti»). Grazie ai finanziamenti erogati da altri enti, come il Comune di Catania e la locale Camera di Commercio, nel contesto etneo emerse un’altra scuola artistico-professionale di rilievo: la Scuola serale di disegno industriale diretta da Gaetano Brusà, docente di «Disegno di figura e Modellazione».

Nell’economia di questa breve trattazione privilegeremo l’istituzione scolastica di più antica fondazione fra quelle etnee, ossia la Scuola del Circolo degli operai, riservandoci d’illustrare in altra sede e più diffusamente le altre istituzioni scolastiche catanesi destinate agli operai. Il motivo di questa scelta si individua nella preziosa evidenza documentaria offerta da questa istituzione scolastica relativamente ai sussidi didattici: i calchi rinvenuti presso questa scuola coincidono con i modelli in uso presso altre scuole italiane frequentate da operai, e presso scuole frequentate da giovanissimi allievi ancora in cerca di un primo collocamento nel mondo del lavoro. Inoltre il legame ipotizzabile fra la Scuola del Circolo degli operai di Catania e quelle di altre istituzioni scolastiche etnee ha consentito di far luce su altri strumenti didattici, come il materiale fotografico utilizzato in moltissime scuole artistico-professionali italiane 18 .

Qualificato come una delle più antiche società operaie di Sicilia, il Circolo degli Operai catanese venne istituito nel 1861-1862 19 sotto la presidenza del valente falegname Marcellino Pizzarelli ed aveva come finalità quella di istruire ed offrire varie forme di assistenza agli operai 20 . Una peculiarità dello statuto stabiliva che le professioni dei soci del Circolo dovessero rientrare nell’ambito artistico-professionale: «Sono ammessi a far parte del Circolo tutti gli Operai, sieno maestri di bottega o lavoranti, trafficanti, mercanti a minuto, professori di belle Arti ed industrie. (…) Per meritoria eccezione possono ancora essere ammessi come Soci, i Direttori o Capi maestri di fabbriche esistenti; e coloro che un tempo furono Operai, e che mercè la loro industria e la loro economia si trovarono dati alla mercatura o ad altro: il resto dei cittadini è rigorosamente escluso.» 21 . Come molte associazioni di mutuo soccorso, anche quella del Circolo degli Operai di Catania era destinata a ricevere supporto economico dalla locale Camera di Commercio (1862) 22 per la creazione della Scuola di disegno d’ornato del Circolo (1868) ritenuta «tanto utile agli operai per le sue applicazioni nelle arti» 23 . Nel 1874 la Scuola di disegno d'ornato prevedeva un corso di studi particolarmente articolato da parte della dirigenza scolastica e caratterizzato da numerose discipline, come aritmetica, geometria elementare, disegno geometrico elementare, disegno d'ornato, disegno geometrico lineare, disegno applicato 24 . Da quanto appare nei quadri statistici del 1878-1879 approvati dal Ministero dell’Agricoltura, l’offerta formativa della Scuola era più completa rispetto al passato: in quegli anni la Scuola comprendeva la sezione ornamentale, quella di disegno applicato alle arti e mestieri, e quella di disegno geometrico-lineare, oltre al disegno d’architettura; le materie studiate nella Scuola erano quelle caratterizzanti le sezioni: Plastica, Elementi di Aritmetica, algebra e geometria, Disegno ornamentale, Disegno geometrico lineare, Disegno architettonico, e applicato alle arti e ai mestieri 25 .

La Scuola di disegno dipendeva dalle direttive emanate dal Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio 26 , che si fece carico di tutte le operazioni di monitoraggio e di supporto logistico: per gli esami finali dei corsi delegava specifici docenti affinché redigessero le relazioni consuntive sui corsi, elargiva contributi economici e forniva ausili didattici per il disegno (come, ad esempio, le raccolte di gessi come modelli da copiare e riviste d’aggiornamento per l’ornato). I volumi dei periodici inviati al Circolo etneo dal Ministero dovettero essere di certo utili alla costituzione della biblioteca della Scuola di disegno: «Iournal Manuel des Peintures» e «Recueil de menuiserie» sono le riviste più comuni fra quelle inviate alle scuole italiane 27 , elemento che evidenzia -come nel caso dei gessi che esamineremo- come la scuola etnea potesse godere dello stesso trattamento di cui beneficiavano altre scuole dislocate sull’intero territorio nazionale; essa non rappresentava quindi una realtà del tutto isolata e marginale rispetto ad altre realtà scolastiche italiane.

Il programma di disegno d’ornato nelle scuole artistico-professionali prevedeva l’esecuzione di soggetti tratti generalmente da opere d’arte riprodotte in fotografie, stampe e gessi; apparve quindi imprescindibile che anche la Scuola del Circolo operaio etneo ne potesse disporre, come dimostra pochi anni dopo l’invio di una raccolta di gessi da parte del Ministero. Nel 1880 il corso di Plastica annesso alla Scuola di disegno industriale ricevette infatti dal Ministero dell’Agricoltura alcuni modelli in gesso, come attestato anche dalla documentazione d’archivio presente a Roma 28 : una lettera del 1880 documenta da parte del Ministero l’intenzione di inviare una raccolta di gessi ornamentali «(…) delle cinque disponibili per conto di questo Ministero.» 29 . La comunicazione, inviata al prof. Salomone Salomoni dell’Istituto d’arti e mestieri di Fermo 30 , lo indica come uno dei fornitori di gessi per conto del Ministero dell’Industria e Commercio; appare anche da un’altra lettera del 21 aprile 1880 della Società Operaia di Messina (fondata nel dicembre 1861) 31 allo stesso Ministero, che testimonia la consegna dei gessi alla Scuola dello stretto. I gessi venivano trasportati per ferrovia, grazie ad accordi fra il Ministero dell’Agricoltura (committente per le scuole destinatarie) e Salomoni (mittente in accordo con spedizionieri); nel caso frequente della consegna di gessi in frantumi, le scuole avevano facoltà di reiterare la richiesta, ottenendo così a volte ulteriori invii di nuove collezioni 32 .

Questi dati relativi alle raccolte di gessi prodotte da Salomone Salomoni si rivelano importanti, perché fino ad ora sono stati condotti rari studi sistematici sull’organizzazione del Ministero dell’Agricoltura in materia di formazione delle raccolte di gessi destinate alle scuole artistico-professionali prima della produzione dei gessi da parte dei Fratelli Gherardi presso il Museo Artistico Industriale di Roma (1887) 33 . Nel «Programma di associazione ad un ordine di modelli in gesso per servire allo studio della plastica ornamentale» del 1880, il professore Salomoni include una lista precisa dei 24 modelli in gesso, facenti parte delle sue collezioni al momento pronte per la vendita 34 ; il dettaglio dei modelli che Salomoni nel 1880 forniva al Ministero dell’Agricoltura, e quindi anche alle scuole di Messina e di Catania, risulta prezioso per conoscere il repertorio didattico dei modelli a disposizione degli insegnanti e degli operai delle scuole: «1. Foglia d'acqua. / 2. Foglia semplice / 3. Campanello / 4. Palma bacellata presa da un fregio Romano. / 5. Rosa presa dalla biga Vaticana. / 6. Foglia d'acanto presa da un candelabro Vaticano. / 7. Stelo rivestito di foglia d'acanto. / 8. Fiore con foglie d'acanto rivoltate. / 9. Rosone dello stile del Secolo XV. / 10. Sviluppo di foglie nel centro di una voluta. / 11 Sviluppo intero di una voluta / 12. Nascimento di una candelliera preso dal palazzo Ducale di Urbino. / 13. Parte di un fregio Romano / 14. Idem del Secolo XV. / 15. Capitello da pilastro. / 16 Festone di frutta. / 17. Parte di una candelliera del Secolo XV. / 18. Idem dell'epoca Romana. / 19. Nascimento di una candelliera del Secolo XV. / 20. Idem di un fregio Romano. / 21.Studio di fiori fatto dal vero. / 22. Parte di un fregio del Secolo XV. 23. Decorazione di una tavola del Secolo XV. / 24. Festone sostenuto da putti. / Supplemento alla I° serie: 1. Rame con foglie d'Edera / 2. Rame con foglie d'Alloro / 3. Rame con foglie d'Olmo / 4. Rame con foglie di Quercia / 5. Rame con foglie di Vite / 6. Foglie e spighe di grano» 35 .

Dalla lettura del documento si evince dunque che si tratta di modelli derivati da repertori che riecheggiavano variamente l’antico, influenzato dallo storicismo romantico e legato ad una cultura del revival che si affermò nelle istituzioni scolastiche operaie così come nelle altre scuole artistico-professionali d’Italia. L’antico nelle collezioni di gessi per le scuole testimonia l’adesione delle istituzioni scolastiche alle regole codificate dalle accademie deputate alla formazione artistica, regole che non prevedevano cambiamenti negli insegnamenti e nei procedimenti artistici e quindi neanche ‘nuovi’ rapporti con le ‘nuove’ industrie 36 . Un’altra indicazione che emerge dall’analisi del documento mostra come i modelli in stile medievale fossero apprezzati quanto quelli in stile rinascimentale o classico, secondo l’orientamento della cultura artistica contemporanea di avanguardia destinata al recupero dell’arte del passato; conformemente a questa posizione anche la conoscenza delle forme decorative medievali si rivelò indispensabile per il rinnovamento delle arti applicate, come appare non solo dai cataloghi circolanti nelle scuole, ma anche dai repertori delle collezioni private. Nel costituire quindi le raccolte sia per le scuole sia per i collezionisti privati, l’uso del calco si affermò sempre più, con il conseguente aumento del numero dei modelli di stile classico, medioevale e rinascimentale.

Per quanto concerne il corso di Plastica del Circolo degli operai di Catania apprendiamo dai documenti d’archivio che nella Scuola si faceva uso, come di consueto, di argilla, stecche di bosso per modellare e panni o tele per mantenere umida la materia delle opere in lavorazione; ed inoltre, da un appunto chirografo conservato all'Archivio Centrale dello Stato, risulta che il Circolo etneo chiese al MAIC di avere per il corso di Plastica «nuovi modelli in gesso grado superiore a quelli arrivati già (Salomoni) e buone fotografie» per far esercitare gli allievi sul rilievo 37 .

L’utilizzo di immagini per lo studio soprattutto del disegno di figura era prassi abbastanza comune nelle scuole artistico-professionali di quell’epoca: le immagini si utilizzavano soprattutto per esaminare le sculture di cui non era possibile ottenere le riproduzioni in gesso. A questo scopo in alcune scuole italiane vennero utilizzate –come appare da documentazione conservata all’Archivio Centrale dello Stato 38 - le «fototipie ‘Michetti’»; ne troviamo infatti traccia anche a Catania presso la Scuola d’arti e mestieri, e nella vicina Messina presso la Scuola di disegno degli operai e presso la locale Scuola d’arti e mestieri 39 . Inviate intorno al 1884 ad alcune scuole italiane 40 , le tavole fototipiche erano state elaborate molto probabilmente da Francesco Paolo Michetti (1851-1929) che possedeva un archivio fotografico segreto 41 . Tale pratica di segretezza, non insolita nel caso di noti artisti, rende il loro ricorso all’uso della fotografia assai difficile da ricostruire, poiché in base ad «estetiche tradizionali di tipo idealista, il pittore, in quanto genio, in alcun modo avrebbe dovuto ricorrere al sussidio tecnico della fotografia (…) Nella pratica però le cose andavano in tutt’altro modo» 42 . Per quanto concerne le «fototipie ‘Michetti’» (fig. 1) è opportuno evidenziare che non abbiamo reperito nelle fonti d’archivio ulteriori informazioni che permettano d’identificare con certezza il Michetti menzionato nei documenti, così come le fototipie da lui elaborate 43 ; è comunque ipotizzabile che il fotografo sia stato proprio Michetti e che le tavole fototipiche raffigurassero ritratti legati a temi sociali 44 . Appare significativo che la passione per la fotografia, anche se utilizzata non a fini pittorici, unisse Michetti a un esponente della cultura letteraria catanese, Giovanni Verga, grande estimatore del ritratto fotografico 45 ; una trama di intense relazioni è altresì riscontrabile fra pittori e scrittori etnei: ad esempio in uno dei ritratti fotografici eseguiti da Verga troviamo raffigurati gli artisti Francesco Di Bartolo (1826-1913) e Calcedonio Reina (1842-1911) 46 . Questo era il contesto della città etnea in cui si muovevano gli allievi della scuola del Circolo degli Operai ed in cui essi dovevano trovare lavoro.


Nella documentazione archivistica relativa alle notizie statistiche del 1891 47 appaiono informazioni preziose sul collocamento lavorativo degli allievi della Scuola nel quinquennio precedente (1885-1890), un periodo assai difficile per l’economia catanese a seguito soprattutto di una grave crisi finanziaria. Dalla lettura di questi dati si ricava che su circa cinquanta allievi che avevano completato il corso di studi, i più diventarono orefici, ebanisti, «intagliatori di pietra bianca», scultori in legno, «marmorai», fabbri, argentieri, incisori, sarti 48 . Si dovette certo trattare di una manodopera più qualificata rispetto alla media, che però non riusciva a trovare facilmente collocazione nel mercato del lavoro locale: gli industriali catanesi furono poco lungimiranti non impiegando nelle proprie officine operai qualificati con un adeguato livello d’istruzione, se non nei settori artigianali dell’ebanisteria/falegnameria e della sartoria (ambiti in cui l’industria manifatturiera locale eccelleva), e così con questa miopia nel condurre le aziende gli industriali non riuscirono a imporsi in modo deciso alla presenza dell’industria straniera nell’area etnea. Per questo motivo nell’ultimo quarto del XIX secolo la formazione degli operai catanesi nel campo delle arti applicate si mostrò carente e poco specializzata, come sembra confermare un sostenitore del Circolo degli Operai: «(…) un umile operaio di Manchester, di Sheffield e di Lione può servire di maestro a’ nostri capifabbrica» 49 . Questa mancanza di interesse per la preparazione degli artieri da parte degli imprenditori locali sarà un peso che l’industria artistica siciliana sconterà amaramente quando il mercato diventerà più competitivo, soprattutto nel momento in cui si farà ricorso alla meccanizzazione per la lavorazione in serie.

Nel 1894 il Comune di Catania soppresse il sussidio precedentemente erogato al Circolo degli Operai e la Scuola dovette affrontare grosse difficoltà economiche; l’anno seguente, sciolto il Consiglio Comunale di Catania, quest’ultimo venne commissariato da un ispettore del Ministero dell’Interno, Benedetto Giustiniani, che decise di vendere vari edifici di proprietà del Comune per ristabilirne le finanze, fra cui l’edificio nel quale si svolgevano le lezioni delle scuole del Circolo degli Operai. Da questo momento in poi le già esigue tracce documentarie della Scuola del Circolo degli Operai divengono ancora più labili 50 ; per tale motivo è auspicabile la riapertura di alcune sezioni dell’Archivio di Stato di Catania (chiuse per lavori di restauro e manutenzione dell’edificio), che potrebbero contenere ulteriori preziosi documenti sulla storia delle scuole artistico-professionali etnee, e dunque sulla storia di Catania. 51









NOTE

1 F. De Roberto, Catania (1907), Enna 2007, p. 144.

2 Nel 1906 Edmondo De Amicis ebbe modo di apprezzare personalmente la prosperità di Catania, colpito dalla sua imprenditorialità e vivacità culturale: «(…) essa accoglie in sé e manda fuori dal suo porto profondo in grande abbondanza ogni specie di prodotti agricoli e minerali, e alimenta fra le sue mura, oltre alle generali industrie cittadine, una quantità d’industrie speciali (…) Ma non è città industriale e commerciale soltanto: è ricca d’Istituti di beneficenza, possiede biblioteche cospicue, è sede d’una delle maggiori Università d’Italia (…)». E. De Amicis, Ricordi d’un viaggio in Sicilia (1908), Palermo 1999, p. 42.

3 Per un profilo recente delle ricerche svolte su questo argomento, e soprattutto sulla pittura dell’Ottocento catanese, si veda D. Vasta, La pittura a Catania (1850-1920), in Catania contemporanea, a cura di G. Giarrizzo, Catania 2012, pp. 79-95.

4 I censimenti delle Società di Mutuo Soccorso erano effettuati per conto del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio (da cui dipendevano le Scuole artistico-professionali e le Società di Mutuo Soccorso), e furono piuttosto frequenti nella seconda metà del XIX secolo; ne troviamo tracce nella documentazione d’archivio che ci mette a conoscenza di quelli svolti almeno negli anni 1862, 1873, 1878, 1887. Si veda Archivio di Stato di Catania (d’ora in avanti ASC), Prefettura di Catania, serie I, inv. 19 (1876-1889), b. 91.

5 Vedi S. Catalano, Società di mutuo soccorso, Catania 2001, pp. 38, 40.


6 Vedi D. Robotti, La società di mutuo soccorso fra operai decoratori d’appartamenti ed affini …, in Cooperativa Borgo Po e Decoratori.1883-1983, a cura di B. Gera, D. Robotti, Torino 1983, pp. 17-36, in part. p. 18.

7 La Scuola Andrea Galvani di Pordenone fino a tempi assai recenti (1975) aveva mantenuto corsi per falegnami e muratori. Vedi G. Bucco, L’educazione artistica in Friuli Venezia Giulia nel primo Novecento … , in Ado Furlan nella scultura italiana del Novecento, atti del convegno (Pordenone 2004), a cura di F. Fergonzi, C. Furlan, Udine 2005, pp. 119-136, in part. p. 125.

8 Particolarmente significativo è il caso della Società delle Scuole del Popolo di Firenze, che disponeva anch’essa di corsi di disegno (per i quali si utilizzava una pregevole collezioni di gessi donata dal prof. Iacopo Cavallucci ed appartenuta precedentemente alla Regia Accademia delle Belle Arti), e che organizzava conferenze sulla storia politica e l’arte della Francia destinate, nel 1889, soprattutto alla Società degli Artisti e Operai poiché quest’ultimi erano considerati potenziali visitatori dell’Esposizione di Parigi. La Società delle Scuole del Popolo di Firenze aveva accettato l’eredità del Comitato per l’educazione civile delle classi operaie: per questo motivo promuoveva l’offerta culturale rivolta al popolo e partecipò anche al Congresso internazionale delle Opere d’istruzione popolare sorte per l’iniziativa privata organizzato nel 1889 a cura della lega francese dell’insegnamento. Vedi Società delle Scuole del Popolo di Firenze, La Società delle Scuole del Popolo di Firenze nell’anno 1888-1889, Firenze 1889, pp. 34-35, 38.

9 Vedi G. Verucci, L’Italia laica prima e dopo l’unità 1848-1876 (1981), Roma-Bari 1996, pp. 41, 43, 357-358, 361.

10 Le antiche università di mestiere che detenevano il monopolio dell’esercizio delle arti in alcune regioni erano state formalmente soppresse (in Piemonte nel 1844), con la conseguente liberalizzazione del mondo del lavoro artigianale e con l’apertura di nuove botteghe di artigiani nate fuori dal vecchio sistema, pronte a utilizzare le nuove tecnologie scientifiche per velocizzare ed incrementare la produzione. Vedi D. Robotti, Scuole d’industria. Le Scuole San Carlo dal 1856 alla grande guerra, in Scuole d’industria a Torino. Cento e cinquant’anni delle scuole tecniche San Carlo, a cura di D. Robotti, Torino 1998, pp. 57-78, in part. pp. 59-60.

11 Nel 1853 ad Asti, al primo congresso generale delle società operaie di mutuo soccorso, l’istruzione pubblica fu definita «interesse politico primario anche della classe operaia»; in quella sede si ritenne opportuno che ciascun socio frequentasse i corsi delle scuole presenti all’interno della Società di appartenenza, e che si attribuissero premi agli operai in virtù degli ottimi risultati da questi conseguiti nei lavori svolti durante le ore di lezione. Vedi D. Bertoni Jovine, Storia della scuola popolare in Italia, Torino 1954, pp. 314, 346; B. Gera, 1850-1990. Messaggi della solidarietà a Casale Monferrato …, Torino 1990, p. 121 nota 1.

12 Vedi G. Verucci, op. cit., p. 83.

13 Nata grazie all’iniziativa di un massone (Prospero Mosè Loira), la Società Umanitaria e le sue scuole a Milano divennero luogo di sperimentazione e comunicazione di nuove iniziative destinate alla classe operaia, quali scuole d’arti e mestieri e scuole d’arte applicata all’industria. Il mondo cattolico operava nell’ambito dell’istruzione attraverso le opere pie, e riteneva invece la potenziale industrializzazione assai pericolosa per ogni mutamento avesse potuto apportare nella società. Per quanto concerne i mazziniani il Patto di fratellanza (1871) cominciò a promuovere un’istruzione alternativa a quella dello stato monarchico, soprattutto nelle scuole delle società operaie e democratiche (prevalentemente festive e serali) o in circoli politico-culturali. Su queste tematiche si veda D. Bertoni Jovine, op.cit., Torino 1954, p. 350; C. G. Lacaita, Politica e istruzione popolare nel movimento socialista, in Le alternative delle correnti di opposizione, atti del convegno (Pisa 1982), a cura di G. Genovesi, C. G. Lacaita, Milano 1983, pp. 21-76, in part. pp. 40-41; B. Di Porto, L’istruzione popolare nelle posizioni e nelle iniziative dei repubblicani, ivi, pp. 78-109, in part. pp. 82, 101 nota 72; B. Gera, op. cit., p. 193; F. Hazon, Storia della formazione tecnica e professionale in Italia, Roma 1991, pp. 71, 73, 76; G. Verucci, op. cit., p. 114; F. Pruneti, L’Umanitaria e la Massoneria, in «Annali di Storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche», n. 11/2004, 2005, pp. 133-151.


14 Per decisione del governo italiano sorsero numerose scuole, definite d’indirizzo tecnico in base alla legge Casati (1859), a cui si deve una prima forte accelerazione al processo di ordinamento dell’intero sistema scolastico italiano. L’indirizzo tecnico (legge Casati, artt. 273-275) era suddiviso in un grado inferiore (le scuole tecniche) ed in uno superiore (gli istituti tecnici), entrambi triennali, ed era dedicato ai giovani attratti da una formazione assai pratica per avere uno sbocco immediato nel mondo del lavoro legato prevalentemente all’ambito dell’agronomia, piccole e grandi industrie, e commerci. Vedi G. Bucco, art. cit., pp. 120, 125; N. D’Amico, Storia e storie della scuola italiana. Dalle origini ai giorni nostri, Bologna 2010, pp. 61 (nota 8), 117.

15 Vedi Legge Casati, art. 356; per un quadro sinottico di questa legge e di altre riguardanti le scuole artistico-professionali in Italia immediatamente dopo l’unità, vedi G. Pepoli, Relazione del Ministro di agricoltura, industria e commercio (Pepoli) sopra gli istituti tecnici, le scuole di arti e mestieri, le scuole di nautica…, Torino 1862.

16 Da questo dicastero fu emanata dal Ministro Luigi Cairoli la circolare del 7 ottobre 1879, documento che contiene norme specifiche a favore della frequenza degli operai nelle Scuole: corsi serali triennali di tre ore quotidiane e tre/quattro ore nei giorni festivi, modello strutturale e organizzativo che ritroviamo anche nelle scuole catanesi. Vedi Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, Circolare n. 48 – Scuole d’arti e mestieri e d’arte applicata all’industria, Roma 1879, p. 5, in ASC, Amministrazione Provinciale, cat. X, b. 19. La circolare è contenuta anche in «Annali dell'Industria e del Commercio», 1880, n. 13, pp. 5-11.

17 Vedi Prospetto III, Notizie e documenti sulle scuole industriali e commerciali popolari in Itali e all'estero, «Annali dell'Industria e Commercio», 1879, n. 10, pp. 12-13.

18 Vedi infra nota 39.


19 In un modello compilato nel 1885 dal Circolo degli Operai di Catania (probabilmente dall'allora presidente del Circolo Operai, Natale Napoli) il Circolo risulta essere stato fondato nell'ottobre 1862, ma secondo Andrea Russo (direttore alla fine del XIX secolo della scuola di sordomuti di Catania) era stato istituito nel 1861. Nel 1862 Giuseppe Garibaldi era stato ospitato da repubblicani e garibaldini presso la sede del Circolo (ai Quattro Canti) per pronunciare un travolgente discorso ai catanesi. Sul modulo del 1885 vedi Archivio Centrale dello Stato (da ora in avanti ACS), MAIC, Divisione industria e Commercio, III versamento: commissioni tonnare, scuole, camere di commercio, relazioni estere, informazioni commerciali (1860-1899), b. 408a; sulla relazione di Russo si veda A. Russo, Sul circolo degli operai di Catania. Cenni del Prof. Andrea Russo, Catania 1881, pp. 47-49. Inoltre si veda G. Giarrizzo, Catania, Roma-Bari 1986, pp. 33-34.

20 Ad esempio il Circolo contemplava sussidi per chi era rimasto invalido per incidenti di lavoro, l’assegnazione di un contributo a giovani operai figli di soci del Circolo che studiavano fuori Catania per perfezionarsi nel mestiere da loro scelto, l’istituzione della Banca Popolare, e la creazione di un giornale (L’Operaio Italiano, 1864) per nobilitare il lavoro e «fulminare il vizio e la vergogna». Vedi A. Russo, Per la solenne inaugurazione della Biblioteca Circolante Rosario Scuderi di Viagrande. Parole del professore Andrea Russo, Catania 1876, pp. 6-7; A. Russo, Sul Circolo, cit., pp. 11-12.

21 Circolo degli Operai di Catania, Regolamenti per lo Circolo degli Operai stabilito in Catania, artt. 3-4, Catania, 1869, p. 8.

22 Secondo la legge nazionale del 1862 n. 680, art. 2, le Camere di Commercio dovevano «provvedere in proprio o col concorso del governo, della provincia o del municipio, all’istituzione o mantenimento di scuole per l’insegnamento di scienze applicate al commercio e alle arti, ed alla formazione di esposizioni industriali e commerciali relative ai loro distretti». Legge n. 680, art. 2, cit. in M. Finelli, Lavoro, istruzione e formazione. Il ruolo delle Camere di Commercio (1861-2011), Firenze 2013, p. 24.

23 A. Russo, Sul circolo, cit., p. 39. Nel 1863 il Circolo fondò quattro scuole elementari maschili, successivamente una scuola preparatoria ed una scuola di calligrafia; in queste scuole erano stati adottati programmi di studio definiti «governativi». Sul lavoro delle Camere di Commercio e sul loro rapporto con l’istruzione professionale si veda M. Finelli, op. cit., passim.

24 Vedi l'Interrogatorio sull'ordinamento delle Camere di Commercio ed Arti e sulle Istituzioni che ne dipendono, (Camera di Commercio di Catania, p. 20), in ACS, MAIC, Divisione industria e Commercio, III versamento: commissioni tonnare, scuole, camere di commercio, relazioni estere, informazioni commerciali (1860-1899), b. 23.

25 Queste materie erano state previste anche dalla circolare del 24-1-1880 del Ministro dell’Agricoltura Luigi Miceli; vedi Modello di statuto per le scuole serali e domenicali d’arte applicata all’industria (allegato alla circolare del 24 gennaio 1880, n. 1), in «Annali dell’Industria e Commercio», 1880, n. 13, p. 24. Per questi quadri statistici si veda il prospetto della Scuola del Circolo degli Operai del 1878-1879, in ACS, MAIC, Divisione industria e Commercio, III versamento: commissioni tonnare, scuole, camere di commercio, relazioni estere, informazioni commerciali (1860-1899), b. 407A.

26 Dal 1928 queste scuole passarono sotto la competenza del Ministero della Pubblica Istruzione, e grazie al ministro Giuseppe Bottai dal 1939 le scuole artistico-professionali furono scisse da quelle specializzate (quella di liuteria, quella di lavorazione della carta, etc.) e da quelle d’istruzione tecnica. Vedi N. D’Amico, op. cit., pp. 375-376.

27 Vedi le missive del 6 dicembre 1880, 29 dicembre 1880, 11 aprile 1883, e tutte le altre del Circolo degli Operai di Catania al Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio, in ACS, MAIC 1861-1916, Sottosegr. Stato, Div. Ind. Com., 3.° vers (1860-1899), b. 403; A. Russo, Sul circolo…, cit., p. 59.

28 Vedi sull’argomento anche A. Russo, ivi, p. 43.

29 Lettera del 20 Agosto 1880 inviata dal Ministero al signore Salomone Salomoni prof. nell’Istituto d’arti e Mestieri di Fermo, in ACS, fondo MAIC 1861-1916, Sottosegr. Stato, Div. Ind. Com., 3.° vers (1860-1899), b. 419A.

30 Sulla storia dell’Istituto di Fermo vedi G. Pepoli, op. cit., pp. 454-561; F. Hazon, op. cit., p. 70.


31 Nella scuola dello stretto si studiavano Disegno di ornato e figura, Disegno geometrico, Plastica, Aritmetica, vedi lettera dell’11 dicembre 1886 e schema dell'anno scolastico 1885-1886, in ACS, MAIC, Divisione industria e Commercio, III versamento: commissioni tonnare, scuole, camere di commercio, relazioni estere, informazioni commerciali (1860-1899), b. 408a. Sulle notizie statistiche sulla Scuola di Messina vedi anche Notizie Statistiche sulle scuole, in ACS, fondo MAIC 1861-1916, Sottosegr. Stato, Div. Ind. Com., 3.° vers (1860-1899), b. 408b.

32 Vedi la lettera del 21 aprile del 1880 della Società Operaia di Messina (firmata dal direttore Giuseppe Simeone), in ACS, fondo MAIC 1861-1916, Sottosegr. Stato, Div. Ind. Com., 3.° vers (1860-1899), b. 419A. Nel caso della Sicilia il Ministero cercava di raggiungere più scuole con un unico grosso invio di materiale didattico: si veda la lettera del 17 marzo 1880 del MAIC, in ACS, fondo MAIC 1861-1916, Sottosegr. Stato, Div. Ind. Com., 3.° vers (1860-1899), b. 419A.

33 I fratelli Gherardi avevano creato al Museo Artistico Industriale almeno dal 1887 raccolte di gessi. Sul museo e sui fratelli Gherardi vedi FMC Santagati, Arti e mestieri …, Acireale-Roma 2010, p. 107 nota 106 e la bibliografia ivi contenuta. I cataloghi dei formatori di professione in Italia nell’ultimo quarto dell’Ottocento erano diversi; ne menzioniamo solo alcuni: Angelo Giannini aveva realizzato a Siena un catalogo dei Modelli in gesso tolti dai Monumenti migliori italiani, Ferdinando Mazzanti a Torino offriva calchi provenienti dalla Scuola Superiore di Ornato del Reale Museo Industriale di Torino, Antonio Scappini formava a Corneto Tarquinia calchi di vasi etruschi, greci, romani, Pietro ed Edoardo Pierotti a Milano eseguivano monumenti, statue, bassorilievi. Vedi E. Pierotti, Catalogo dei monumenti, statue, bassorilievi, ornamenti, Milano 1883; M. Mastrorocco, La gipsoteca, in a cura di V. Cappelli-S. Soldani, Storia dell’istituto d’arte di Firenze (1869-1989), Firenze 1994, p. 281.

34 I modelli in gesso inviati alle scuole dal Ministero erano stati realizzati dalla Scuola d'Arti e Mestieri di Fermo, grazie all'iniziativa del professore Salomone Salomoni, che aveva fatto creare già nel 1874 due serie di modelli in gesso; una sola di queste viene descritta in dettaglio in una breve pubblicazione (priva d’immagini), che illustra ben 24 modelli di gessi (vedi infra). Queste raccolte furono inviate, su indicazione del Ministero dell'Agricoltura, a molte scuole italiane, fra cui quella del Circolo degli operai di Catania e la Scuola d'arti e mestieri di Messina. Vedi S. Salomoni, Programma di associazione ad un ordine di modelli in gesso per servire allo studio della plastica ornamentale, Fermo 1874, in ACS, fondo MAIC 1861-1916, Sottosegr. Stato, Div. Ind. Com., 3.° vers (1860-1899), b. 419A; A. Russo, Sul circolo …, cit., Catania 1881, pp. 42-43, 68.

35 S. Salomoni, op. cit., passim, in ACS, fondo MAIC 1861-1916, Sottosegr. Stato, Div. Ind. Com., 3.° vers (1860-1899), b. 419A.

36 Vedi A. Pinelli, Introduzione, in N. Pevsner, Le accademie d’Arte, Torino 1982, pp. VII-XLVIII.

37 Vedi appunto con riferimento alla lettera 1 maggio 1882 (n. 161, dati statistici 81), in ACS, fondo MAIC 1861-1916, Sottosegr. Stato, Div. Ind. Com., 3.° vers (1860-1899), b. 401A; Notizie Statistiche sulle scuole, in ACS, fondo MAIC 1861-1916, Sottosegr. Stato, Div. Ind. Com., 3.° vers (1860-1899), b. 407B.

38 Vedi infra nota 40.

39 Le Scuole d’arti e mestieri sia di Catania sia di Messina non erano destinate alla frequenza degli operai, ma gli insegnanti della scuola etnea erano anche docenti in varie scuole catanesi artistico-professionali per operai; è quindi ipotizzabile che questa compresenza comportasse in queste scuole etnee i medesimi metodi e strumenti di insegnamento (comprese le «fototipie ‘Michetti’»).

40 Tracce della presenza delle «fototipie ‘Michetti’» relative alla Scuola d’arti e mestieri etnea le ritroviamo in due lettere custodite presso l’Archivio Centrale dello Stato: nella prima del 3 ottobre 1884, mandata alla Scuola dal Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, la Scuola d’arte e mestieri di Catania risulta, insieme ad altre sette istituzioni scolastiche (fra esse la Scuola d’arte applicata di Avellino, la Scuola professionale per le arti e i mestieri di Foggia, l’Istituto artistico S. Lorenzo di Aversa, la Scuola d’arte applicata all’industria di Reggio Calabria), destinataria di «una raccolta delle fototipie ‘Michetti’». In un’altra missiva, inviata dallo stesso mittente il 28 luglio del 1886, le sedi scolastiche vengono avvisate dell’arrivo imminente delle «(…) dieci collezioni di fototipie ‘Michetti’ acquistate da questo Ministero, spedite alle scuole (…) e utili per il disegno». A questa lettera del 1886 è allegato un foglio contenente, oltre la stessa lista di scuole destinatarie delle fototipie già presenti nella lettera dell’ottobre 1884, anche il numero di tavole delle fototipie previste per ciascuna scuola; alla Scuola etnea si destinavano dieci tavole delle «fototipie ‘Michetti’». Nel 1886 i fornitori del MAIC per quanto concerne le fototipie Michetti erano l'editore di Roma Carlo Verdesi, e il signor Carlo Cerboni. Vedi ACS, Ministero Agricoltura, Industria e Commercio (1861-1916), Sottosegretariato di Stato, Divisione Industria e Commercio, 3.° versamento: commissioni, tonnare, scuole, camere di commercio, relazioni estere, informazioni commerciali (1860-1899), b. 403.

41 A partire dal 1869 Michetti aveva studiato a Napoli all’Accademia di Belle Arti con Morelli ed aveva imparato a ritrarre le figure attraverso lo studio dal vero. All’incirca nel 1871, quando si trovava a Parigi, Michetti si avvicinò alla fotografia, mezzo di documentazione più affidabile, capace di una riproduzione oggettiva della realtà secondo i presupposti del positivismo. I ritratti da lui eseguiti fra il 1871 ed il 1883 sono stati verosimilmente tratti da fotografie, utilizzate al posto dei consueti studi preparatori su modelli in posa. Le fotografie di quella fase spesso erano osservate attraverso uno stereoscopio per avere quanto più possibile una copia esatta della realtà, intendendo così la fotografia quale ‘copia’ della natura senza considerare le sue potenzialità nel campo della creazione artistica. Scoperto in una circostanza del tutto casuale, nel 1966, l’archivio fotografico era stato suddiviso dal pittore in trenta sezioni. Su Michetti vedi M. Miraglia, Francesco Paolo Michetti fotografo, Torino, 1975, pp. 8-10; ead., Obiettivo realtà: Francesco Paolo Michetti fotografo, in «Art e dossier», 8, 1993, pp.22-26, in part. pp. 23-24. Sul rapporto pittura-fotografia in Italia vedi M. Miraglia, Note per una storia della fotografia italiana (1839-1911), in Storia dell’arte italiana, parte terza, Situazioni, momenti, indagini, a cura di F. Zeri, II. Grafica e immagine. Illustrazione, fotografia, Einaudi, Torino 1981, pp. 423-543, in part. pp. 423-543.

42 Vedi ead., Francesco Paolo Michetti fotografo, cit., p. 7.

43 Michetti già da tempo aveva messo a punto il sistema per la riproduzione fotografica attraverso la fototipia, che nel 1884 gli procurò le lodi del ministro Grimaldi. Dalla prima missiva (rinvenuta all’Archivio Centrale dello Stato, datata 1884 e riguardante «le fototipie ‘Michetti’») è ragionevole credere che tali fototipie possano essere attribuite a Francesco Paolo Michetti (le cui tavole fototipiche sono definite «fototipie di Michetti» in una nota rivista dell’epoca, «Cronaca Bizantina», n. 24, VI, 16 dicembre 1884); si veda M. Miraglia, Francesco Paolo Michetti fotografo, cit., pp. 22, 32.

44 Dall’analisi dell’archivio Michetti emerge che il formato delle foto usato negli anni 1881-1883 è 13x18 e include quasi esclusivamente ritratti che rappresentano modelli iconografici per l’attività pittorica di quegli anni. Vedi ivi, p. 29; ead., Note per una storia della fotografia italiana (1839-1911) cit., p. 455.

45 Verga conobbe nel 1894 il conte Giuseppe Primoli, grande cultore della fotografia istantanea ed amico di Giulio Aristide Sartorio e di Michetti. Vedi ead., Francesco Paolo Michetti fotografo, cit., p.10, figg. 129-134; M. Miraglia, Note per una storia della fotografia italiana (1839-1911), cit., pp. 449, 494-495; M. Miraglia, La fotografia e il paesaggio, in Francesco Lojacono 1838-1915, cat. mostra (Palermo 2005-2006), a cura di G. Barbera, L. Martorelli, F. Mazzocca, A, Purpura, C. Sisi, Milano 2005, pp. 102-117, in part. p. 116 nota 42; D. Lacagnina, Attraverso il paesaggio. L’immagine della Sicilia fra pittura, fotografia e letteratura (1861-1921), Palermo 2010, pp. 92, 114-116. Sulla conoscenza di Verga con Michetti e Primoli vedi I. Gambacorti, Ritratti verghiani, in Letteratura e fotografia, a cura di A. Dolfi, Roma, 2007, pp. 143- 204, in part. pp. 152-153, 155-156.

46 Sull’incisore e pittore Francesco Di Bartolo, si veda F. Guardione, Memorie d’artisti catanesi, Catania 1914, pp. 30-32; G. Barbera, Di Bartolo Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 39, 1991, pp. 678-680, e la bibliografia ivi contenuta; G. Barbera, Appunti su Morelli e la Sicilia: quadri, amici, allievi, in Domenico Morelli e il suo tempo: 1823-1901 dal romanticismo al simbolismo, a cura di L. Martorelli , Napoli 2005, pp. 258-264, in part. p. 262; I. Gambacorti, art. cit., p. 159.

47 Vedi Notizie Statistiche sulle scuole (Catania, Circolo degli operai), in ACS, fondo MAIC 1861-1916, Sottosegr. Stato, Div. Ind. Com., 3.° vers (1860-1899), b. 410A.

48 Vedi ivi, in ACS, fondo MAIC 1861-1916, Sottosegr. Stato, Div. Ind. Com., 3.° vers (1860-1899), b. 410A.

49 A. Russo, Per la solenne distribuzione dei premi agli alunni ed alle alunne delle scuole del Circolo degli operai, Catania 1879, p. 14.

50 Vedi Idem, Sul circolo degli operai di Catania. Cenni del Prof. Andrea Russo, Catania 1900, pp. 85-87.

51 Sul modello di impostazione storiografica mirata alla conoscenza del territorio attraverso le ricerche svolte sui singoli istituti scolastici si veda G. Giarrizzo, Le fonti per un progetto, in Archivi delle scuole. Archivio per le scuole, atti del convegno (Siracusa 2005), a cura di G. Calabrese, Catania 2008, pp. 167-174, e la bibliografia ivi contenuta.







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Fig. 1
Annuncio delle fototipie Michetti, 1884 («Cronaca Bizantina», n. 24, VI, 16 dicembre 1884)

Contributo valutato da due referees anonimi nel rispetto delle finalità scientifiche, informative, creative e culturali storico-artistiche della rivista

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