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Lanfranco meditato Roma,
Palazzo Venezia
16 mar. - 16 giu. 2002
Stefano Colonna
ISSN 1127-4883     BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 21 Marzo 2002, n. 293
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Area Mostre

È la prima mostra monografica dedicata a Lanfranco pittore e si presenta con una larghezza d'intenti veramente lodevole. L'allestimento romano raccoglie circa cento opere accuratamente selezionate per offrire esempi significativi di tutte le grandi stagioni del Lanfranco: gli anni giovanili e la formazione parmense fino al 1602 e ancora dal 1610 al 1612; il periodo romano dal 1602 al 1610 e poi ancora dal 1612 al 1634, compreso l'ultimo anno 1647; e infine il periodo napoletano dal 1634 al 1646. Supportata da un eccellente catalogo edito da Electa, programmato dal Comitato per la Promozione della Cultura e delle Residenze Farnesiane e curato da un esperto del barocco quale Erich Schleier, la mostra è l'occasione ideale per meditare con tranquillità e completezza direi esaustiva l'opera omnia del Lanfranco.

Prendere in esame Lanfranco giovane significa dover analizzare le biografie artistiche di molti altri pittori significativi dell'entourage carraccesco e caravaggesco: Domenichino, Albani, Reni, ma anche Badalocchio, Baglione e Borgianni. Operazione particolarmente complessa, ma intellettualmente gratificante. Il primo e forse più spinoso problema è quello attributivo della Galleria Farnese, complicato dalla distruzione dei mandati di pagamento a causa dell'incendio dell'Archivio di Stato di Napoli e quindi tutto giuocato su attribuzioni pure ed autoreferenziali per giunta rese ancora più complesse da una serie di fattori congiunti: la proverbiale collegialità del lavoro di squadra dei Carracci fin dagli anni bolognesi, la giovane età degli aiuti di Annibale, la sua incipiente malattia, di cui si sa peraltro ben poco.

In merito alla collaborazione all'impresa della Galleria Farnese, Schleier nel catalogo fa il punto della situazione e conferma a Sisto Badalocchio il riquadro con Ercole e Prometeo seguito, come noto, dallo Spear e dal Brogi, in controtendenza rispetto all'attribuzione al Lanfranco proposta da Mahon, Briganti, Kessler, Pirondini e Negro. Denis Mahon aveva attribuito sempre al Badalocchio anche l'Ercole e l'Idra, seguito da Schleier, Martin, Spear, Pepper e Brogi. Solo Pirondini propose il nome del Lanfranco, mentre Pepper faceva il nome di Antonio Carracci. Pacifica invece l'attribuzione al Lanfranco del riquadro con Arione e il delfino, databile verso il 1604-1605.

Rinvenuto nel 1988 in collezione privata, Rinaldo e Armida è uno splendido quanto raro dipinto di soggetto profano, venato da un sobrio ma sicuro classicismo romano ed animato da un impianto scenografico melodrammatico e protobarocco, firmato e datato 1614. Il soggetto è ispirato al poco rappresentato episodio della stanza 62 del XVI canto della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Il viso leggermente reclinato di Rinaldo sembra tolto da un cammeo della collezione di Fulvio Orsini e segue la migliore impronta di Annibale Carracci. L'Armida, secondo la tradizione romana, è raffigurata in una tarda e fantasiosa, ma pur sempre archeologica rivisitazione della cosiddetta Cleopatra - Arianna Vaticana. La figura femminile al timone appare subito come un tributo raffaellesco, e al tempo stesso una diligente ed antiquariale citazione di figure di sarcofagi, fluttuante nereide.

Nel 1615, ad un solo anno dal Rinaldo e Armida, Lanfranco riunisce il luminismo caravaggesco, il pauperismo degli oratoriani, l'eredità del paesaggio di Annibale Carracci, sempre di Annibale l'aulica eppur sublime costruzione prospettica e classicista della Trinità composta sopra un banco di nuvole, bagnata dalla luce e tormentata dalle ombre, ingentilita e insieme rinforzata dalla citazione congiunta di Raffaello e Michelangelo; tutte queste tradizioni e capacità fonde nella magistrale tela dipinta per la cappella Bongiovanni in Sant'Agostino di Roma, il Sant'Agostino medita sul mistero della Trinità. Il Mancini afferma che grazie al ciclo di cui quest'opera fa parte, il Lanfranco acquistò grande "reputazione".

Il conciso ed interessante saggio di Arnold Witte Il Camerino degli Eremiti. Iconografia e funzione degli affreschi di Lanfranco ricostruisce le trattative del 1609 con le quali il cardinale Odoardo Farnese otteneva dall'arciconfraternita dell'Orazione e Morte l'uso di una stanza poi nota con il nome di Camerino degli Eremiti che fu decorata con affreschi e dipinti ad olio di Giovanni Lanfranco nel 1617-1618. Il Camerino tra l'altro era situato in un luogo fisicamente vicino alla Galleria Farnese, che vi si affacciava sul Tevere e idealmente costituiva un severo banco di prova personale per le qualità di frescante del Lanfranco dopo gli esordi insieme al maestro Annibale nelle prime timide prove della Galleria. Il Camerino venne purtroppo successivamente distrutto nei lavori di ricostruzione della chiesa di Santa Maria dell'Orazione e Morte del 1732-1734 e il catalogo ne ricostruisce la storia e la funzione attraverso la lettura dei documenti, delle testimonianze e delle opere superstiti.

Secondo lo Strinati un punto di riferimento chiave per l'opera tutta del Lanfranco è l'Assunta di Annibale Carracci del 1601 di Santa Maria del Popolo. Una concezione del paesaggio diversa da quella di Annibale e nessun classicismo, almeno in senso filologico. La questione del classicismo appare subito fondamentale perchè legata alla teorica del bello ideale che Bellori pone al centro della sua estetica. Dell'estetica ideal-classicista Lanfranco diventa assertore solo del bello ideale. È paradossale che Lanfranco diventi uno dei massimi esponenti del classicismo carraccesco senza essere stricto sensu classicista.

Un dubbio rimane aperto in merito alla presunta omosessualità del dipinto dal curioso e misterioso soggetto Giovane con un gatto sul letto della Walpole Gallery di Londra del quale non si sa quasi nulla. Il quadro potrebbe essere un pendant di cui l'altro elemento potrebbe rivelare elementi chiarificatori, ma è una pura illazione. Allo stato attuale, in attesa di nuovi elementi probatori, è più prudente sospendere il giudizio per evitare di creare miti poi duri da sfatare come nel caso eclatante del Caravaggio, ricettacolo di tutte le stranezze del nostro mondo contemporaneo, psicoticamente proiettate nel passato senza il filtro dell'analisi storica condotta sui documenti.

Gli esempi che ho mostrato dovrebbero essere sufficienti per chiarire come Lanfranco si muova nel primo periodo romano con notevole agilità tra diversi registri espressivi e non si lasci affatto imbrigliare in alcuna etichetta retorica semplicistica e retrospettiva. Come nella migliore tradizione italiana, il barocco delle origini ha una latitudine espressiva veramente ampia e questa mostra insegna come Lanfranco ne sia più che degno interprete.





Giovanni Lanfranco. Un pittore barocco tra Parma, Roma e Napoli, a cura di Erich Schleier, Milano, Electa, Comitato per la Promozione della Cultura e delle Residenze Farnesiane, 2002
Cat. Mostra
Parma, Reggia di Colorno, 8 settembre - 2 dicembre 2001.
Napoli, Castel Sant'Elmo, 22 dicembre 2001 - 24 febbraio 2002.
Roma, Palazzo Venezia, 16 marzo - 16 giugno 2002.

Ingresso: Via del Plebiscito, 118 - Roma.
Biglietto: intero 8.00, ridotto 6.00, scuole 5.00
Informazioni e prenotazioni: tel.: +39 06 32810, fax +39 06 32651329, http://www.ticketeria.it
Visite guidate: Associazione Culturale PALLADIO, tel.: +39 06 68132260
Audioguide: Acoustiguide Italia





Arione e il delfino
fig. 1
Giovanni Lanfranco,
Arione e il delfino,
1604-1605
Roma, Galleria Farnese

Rinaldo e Armida
fig. 2
Giovanni Lanfranco,
Rinaldo e Armida,
1614
Collez. privata

S. Agostino medita sul mistero della Trinità
fig. 3
Giovanni Lanfranco,
S. Agostino medita sul mistero della Trinità,
1615
Roma, Sant'Agostino, Cappella Bongiovanni

Giovane con un gatto sul letto
fig. 4
Giovanni Lanfranco,
Giovane con un gatto sul letto,
1620
Londra, Walpole Gallery

 

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