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Casa Lana di Ettore Sottsass, una lezione di architettura d'interni  
Bibiana Borzì
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 1 Giugno 2024, n. 958
https://www.bta.it/txt/a0/09/bta00958.html
Articolo presentato il 29 Aprile 2024, accettato il 31 Maggio 2024 e pubblicato in data 1 Giugno 2024
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Area Architettura

Dicono che appena sono nato
(a Innsbruck, nella Sterngasse, che sarebbe il vicolo delle stelle)
mio padre mi ha messo una matita in mano.
Voleva diventassi architetto,
e con quella matita voleva lubrificare un destino programmato.

Ettore Sottsass,
Scritto di notte, Milano 2010


Nel Dicembre 1967, con un articolo uscito su “Domus” 1, Ettore Sottsass presenta al pubblico un progetto di architettura d'interni: Casa Lana, 62 metri quadrati in via Cola di Rienzo a Milano. Una casa pensata e disegnata al centimetro, a partire dal 1963, per l'amico stampatore, tipografo, e non ultimo collezionista di opere d'arte, Giovanni Lana. Arte e design sono infatti protagonisti assoluti di questo interno meneghino che il tempo, per fortuna, non ha mai alterato. Così, a distanza di sessant'anni, è ancora possibile attraversare questo spazio in Triennale Milano [Fig. 1]

Fig. 1 - Casa Lana, Sala Sottsass, © Triennale Milano, foto Gianluca Di Ioia
Fig. 1 - Casa Lana, Sala Sottsass
© Triennale Milano, foto Gianluca Di Ioia

grazie a un progetto di allestimento permanente che ne ha ricostruito il cuore pulsante: il living, definito da Sottsass «una stanza nella stanza» perché ingloba al suo interno diverse funzioni. L'idea di partenza, infatti, è quella di integrare in un unico ambiente molteplici attività diurne, svolte solitamente in luoghi ben delimitati della casa. In altri termini, ingresso, corridoio, soggiorno, office, pranzo, studio, non sono divisi in pianta, ma inseriti dentro una struttura lignea che diventa l'elemento caratterizzante dell'opera. Uno schema in realtà per niente nuovo ma più volte utilizzato da Sottsass: una sorta di cifra stilistica che appare evidente in altri interni curati dall'architetto, pubblicati su “Domus” 2 già sul finire degli anni Cinquanta, ed emersi dall'indagine archivistica.

Come scrive l'architetto:

L'idea di base è che al centro della stanza c'è una costruzione di legno (come fosse una casetta dentro alla stanza o un'altra stanza dentro la stanza) che fa da soggiorno e tutto intorno, sui quattro lati, le zone rimaste sono organizzate per servire alle varie operazioni particolari. In questo modo naturalmente si è risparmiato molto spazio perché si sono eliminati non soltanto i corridoi, ma anche quegli spazi che di solito si perdono per aprire le porte e così via, e nello stesso tempo – come si diceva prima – uno ha sempre un'idea totale della sua vita perché tutto è lì, su una piazzetta nella quale si gira e ci si incontra 3.

Con Casa Lana, Sottsass dimostra che, a prescindere dai metri quadrati a disposizione, in un progetto di interior è determinante la combinazione di diversi fattori. Non è mai, o è non solo, una questione meramente tecnica, o per così dire di spazio. Molti architetti della sua generazione avevano interiorizzato, ciascuno a proprio modo, la lectio pontiana, sperimentando nuove possibilità di distribuzione spaziale, sempre più caratterizzate dalla presenza di arredi fissi, a scomparsa, su disegno del progettista. Ma non basta, entrare in empatia con la committenza, o meglio innamorarsene, come scrive Gio Ponti 4, diventa un requisito indispensabile per realizzare una buona architettura, che ha sempre come fine ultimo la felicità dell'uomo. E se è vero che «l'Architetto, l'Artista deve prevedere l'opera nel tempo 5», perché l'architettura deve invecchiare bene, il progettista è chiamato in primis a immaginare come i possibili fruitori vivranno gli spazi disegnati per loro, elaborando di volta in volta soluzioni ad hoc. Architettura sartoriale, dunque, che trova in Casa Lana un prezioso esempio, interpretata alla maniera di Sottsass, attraverso luce, materia, colore, elementi che ritroviamo in molti dei suoi progetti. L'architetto vi lavora come un sarto: organizza e sfrutta ogni centimetro a disposizione, individua i desiderata dei committenti, non tralasciando alcun fattore, ivi compresi abitudini, stile di vita, e persino l'età anagrafica dei suoi abitatori. Il risultato è sì una casa cucita su misura, ma lontana anni luce dal cliché di vetrina, aperta a possibili e necessarie trasformazioni, plasmabile e adattabile alle esigenze della vita reale. Perché:

[…] Il proprietario di questa casa ha anche una figlia, quasi ye-ye, che naturalmente studia e per la quale è stata fatta una stanza il più pulita possibile, con gli armadi che sono stati orientati nell'architettura e anche la biblioteca (che adesso è mezza vuota perché la figlia è piccola) è come una specie di muro; un giorno sarà tutta piena e la bambina sarà grande, ma per quel tempo tutto sarà cambiato e quasi certamente questi mobili saranno detestabili, ecc ... Nella camera della bambina c'è anche una plancia di sughero [Fig. 2]

Fig. 2 - Interni di Casa Lana (camera da letto della figlia), Milano, fotografia di Toni Nicolini.
Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”, Archivio Ettore Sottsass jr., Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia
Fig. 2 - Interni di Casa Lana (camera da letto della figlia)
Milano, fotografia di Toni Nicolini
Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”
Archivio Ettore Sottsass jr., Fondazione Giorgio Cini Onlus
Centro ARCHiVe, Venezia

dove poter segnalare le emozioni più rapide e spicciole e il tavolo per lavorare è vicino alla finestra in modo da essere ben illuminato 6.

Se in questo interno milanese, concepito per un nucleo familiare di tre persone, l'architetto è molto attento all'orientamento delle stanze e degli arredi, in funzione della luce naturale, lo studio dei percorsi 7 non è certo secondario. Al contrario, è la chiave attraverso cui leggere l'intera articolazione planimetrica dell'appartamento, caratterizzata da un andamento centripeto e da percorsi brevi e funzionali che determinano anche la posizione di oggetti e arredi: il tavolo da pranzo vicino all'office, la libreria sopra la scrivania [Fig. 3]

Fig. 3 - Casa Lana, prospettiva dall’ingresso, © Triennale Milano, foto Delfino Sisto Legnani e Alessandro Saletta DSL Studio
Fig. 3 - Casa Lana, prospettiva dall'ingresso
© Triennale Milano
foto Delfino Sisto Legnani e Alessandro Saletta DSL Studio

il giradischi vicino al divano. Un percorso fluido e circolare, evidente nel living, che oltre a inglobare numerose funzioni si caratterizza per la molteplicità dei punti di osservazione.

L'assenza di porte e muri divisori fanno sì che lo spazio sia fruibile, fisicamente e visivamente, in maniera dinamica e aperta, grazie a un accurato sistema di grate in legno [Fig. 4]

Fig. 4 - Casa Lana, dettaglio griglie in legno, © Triennale Milano, foto Delfino Sisto Legnani e Alessandro Saletta DSL Studio
Fig. 4 - Casa Lana, dettaglio griglie in legno
© Triennale Milano
foto Delfino Sisto Legnani e Alessandro Saletta DSL Studio

inserite nella boiserie, un po' filtri e un po' finestre, che amplificano le possibilità visuali, inquadrando l'ambiente da diverse angolazioni. Grate mobili che, anche in questo caso, non appaiono per la prima volta in casa dei coniugi Lana, poiché già in precedenza disegnate e inserite all'interno di arredi con la medesima finalità: filtrare la luce e permettere una diversificazione dei punti di vista. Si tratta infatti di «elementi preziosi e costosi: preziosi per la difficile esecuzione, e preziosi anche per le trasparenze variabili, la moltiplicazione delle prospettive, le modulazioni delle luci che suscitano, e per le sorprese che provocano 8». Cosicché, dall'ingresso è possibile scorgere il living o seduti al tavolo la zona sofà, e viceversa: un caleidoscopio di immagini che regala allo sguardo prospettive sempre nuove.

Infatti:

La parte centrale con i divani è fatta in modo che ci si sente molto riparati, ci si può molto isolare, si possono fare discorsi molto tranquilli, ascoltare la musica del giradischi (che è nell'angolo) e, stando in piedi, ci si può servire di libri, di dischi, o di caramelle dagli scaffali che girano intorno: si può anche leggere comodamente perché nelle nicchie c'è una bella luce che scende dall'alto 9.

Le parole di Sottsass rivelano uno spiccato interesse nei confronti della sfera sociale, o meglio emotiva, legata alla dimensione dell'abitare, evidente fin dalla pianta di Casa Lana, pensata come un contenitore di emozioni, oltre che di funzioni. Lo dimostra la campagna fotografica che, nelle pagine di “Domus”, accompagna la descrizione del progetto: un servizio attentamente scelto e studiato a tavolino per comunicare al lettore non tanto gli aspetti tecnici e formali del lavoro, quanto l'atmosfera che si respira nella casa. Le immagini, rigorosamente a colori, tradiscono la passione dell'architetto per la fotografia, medium più volte sperimentato 10 insieme ad altre forme espressive quali il disegno e la scrittura. Gli scatti, di Toni Nicolini, sembrano spontanei, quasi rubati durante un affollato convivio tra amici, e il living diventa il luogo perfetto per ambientare un happening dove ciascuno recita il proprio ruolo. Così, in questo piccolo interno borghese, con un ingresso occupato dalle scarpe degli ospiti, c'è spazio per tutti e per tutto: leggere, conversare, suonare il piano, ascoltare la musica, stare sdraiati su una morbida moquette rossa, magari a piedi scalzi come alcuni degli invitati in foto. Uno spaccato di vita reale, specchio dei tempi, che rende alla perfezione il «clima felice degli anni Sessanta», come recita il titolo di un'opera di Tano Festa del 1969. E se i magazine diventano veicolo fondamentale per proporre nuovi comportamenti e modelli di bellezza, dalla moda al design il passo è breve, come mostra l'obiettivo di Nicolini, attento a immortalare quello che potremmo definire life style, più che un progetto di architettura d'interni. Più intimi e riservati, gli scatti dedicati alla stanza della giovane figlia e alla zona notte padronale, quasi in pendant con i principi di purezza e semplicità formale volutamente adoperati da Sottsass per la progettazione di questi ambienti. Una camera da letto piccola e tutta bianca, quella dei coniugi Lana, come quelle «che si vedono nei quadri senesi», scrive l'architetto, dove:

[…] i letti sono appoggiati contro una parete bianca di laminato plastico (che può anche dare l'idea di una materia incorruttibile e definitiva) e i “comodini” sono divisi in due parti, una che serve se si è in piedi o per le cose che magari ingombrano a stare sempre lì, e una che serve se si è a letto 11.

Lo scavo archivistico condotto nel corso della presente ricerca, ha restituito una preziosa serie di pellicole in bianco e nero di Toni Nicolini [Figg. 5-6-7]

Fig. 5 - Interni di Casa Lana (camera della figlia), Milano, fotografia di Toni Nicolini. Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”, Archivio Ettore Sottsass jr., Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia
Fig. 5 - Interni di Casa Lana (camera della figlia)
Milano, fotografia di Toni Nicolini
Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”
Archivio Ettore Sottsass jr.
Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia



Fig. 6 - Interni di Casa Lana (camera da letto padronale), Milano, fotografia di Toni Nicolini. Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”, Archivio Ettore Sottsass jr., Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia
Fig. 6 - Interni di Casa Lana (camera da letto padronale)
Milano, fotografia di Toni Nicolini
Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”
Archivio Ettore Sottsass jr.
Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia



Fig. 7 - Interni di Casa Lana (living), Milano, fotografia di Toni Nicolini. Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”, Archivio Ettore Sottsass jr., Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia
Fig. 7 - Interni di Casa Lana (living)
Milano, fotografia di Toni Nicolini
Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”
Archivio Ettore Sottsass jr.
Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia

e Angela Valdelvit
12, quest'ultime riconoscibili per il particolare taglio circolare [Figg. 8-9],

Fig. 8 - Interni di Casa Lana (living con zona pranzo), Milano, fotografia di Angela Valdevit. Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”, Archivio Ettore Sottsass jr., Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia
Fig. 8 - Interni di Casa Lana (living con zona pranzo)
Milano, fotografia di Angela Valdevit
Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”
Archivio Ettore Sottsass jr.
Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia



Fig. 9 - Interni di Casa Lana (living con zona divani), Milano, fotografia di Angela Valdevit. Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”, Archivio Ettore Sottsass jr., Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia
Fig. 9 - Interni di Casa Lana (living con zona divani)
Milano, fotografia di Angela Valdevit
Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”
Archivio Ettore Sottsass jr.
Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia

ottenuto grazie a un obiettivo
fisheye 13. Sono immagini che offrono una visuale diversa di Casa Lana, soffermandosi anche su zone private, come la camera da letto della figlia [Fig. 10]

Fig. 10 - Interni di Casa Lana (camera da letto della figlia), Milano, fotografia di Angela Valdevit. Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”, Archivio Ettore Sottsass jr., Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia
Fig. 10 - Interni di Casa Lana (camera da letto della figlia)
Milano, fotografia di Angela Valdevit
Da Dossier 1967_I_01 “Arredamento Casa Lana”
Archivio Ettore Sottsass jr.
Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia

perché, per dirla con Benjamin, la fotografia riesce sempre a «rilevare aspetti dell'originale che sono accessibili soltanto all'obiettivo, che è spostabile e in grado di scegliere a piacimento il suo punto di vista 14». Un reportage che coniuga ricerca estetica a finalità documentarie, tipiche della fotografia architettonica, e conferma l'importanza che Sottsass, nei suoi lavori, attribuisce alla comunicazione 15. Questi scatti, infatti, diversamente da quelli pubblicati su “Domus”, mostrano uno spazio che, con poche eccezioni, è del tutto svuotato dalla presenza dei suoi abitatori. Se da un lato agevolano una lettura chiara dei mobili, degli oggetti e delle opere presenti nell'appartamento, dall'altro attestano l'esistenza di una comunione d'intenti tra il progettista e i suoi committenti, anche rispetto all'importanza attribuita al mezzo fotografico.

La presenza di questo cospicuo corpus di immagini, oltre a confermare il perfetto stato di conservazione di Casa Lana, rimasta sostanzialmente inalterata rispetto al progetto iniziale, consente un focus su alcuni dettagli. Tra questi gli arredi, quasi tutti firmati da Sottsass, alcuni dei quali disegnati su misura per la committenza – armadi guardaroba, office, scaffali libreria, che costituiscono il layout dell'intera zona living – altri, invece, prodotti in serie. Pregevoli esempi di produzione seriale sono i tre divani Califfo [Fig. 11]

Fig. 11 - Casa Lana, living con zona divani, © Triennale Milano, foto Gianluca Di Ioia
Fig. 11 - Casa Lana, living con zona divani
© Triennale Milano, foto Gianluca Di Ioia

con struttura in legno e rivestimenti in velluto rosso e blu, e i tavolini da caffè Rocchettone, realizzati in palissandro con inserti colorati in arancione. Si tratta di mobili prodotti da Poltronova 16 nel 1964, dunque contemporanei al progetto della casa, testimoni del sodalizio tra Sottsass e l'azienda fiorentina, che darà vita a una fortunata serie di arredi di design. Accanto ai mobili, l'inventario di Casa Lana comprende anche oggetti firmati da Sottsass, come il portafrutta o il centrotavola verde, di produzione Bitossi, manifattura toscana con la quale l'architetto collabora fin dagli anni Cinquanta, quando di ritorno dall'India darà vita alle serie di Ceramiche delle tenebre 17. Una produzione divenuta iconica, grazie a forme e colori che reinterpretano in chiave contemporanea accessori d'uso quotidiano, realizzati con un materiale di matrice classica come la ceramica 18.

Altri oggetti, immortalati negli scatti di Nicolini e Valdevit, sono oggi icone del design, ma costituivano all'epoca delle novità: la sedia Tulip di Saarinen (Knoll, 1957), la radio Cubo TS 502 del duo Sapper-Zanuso (Brionvega, 1964) e la lampada da tavolo 537 (Arteluce, 1967), disegnata da Gregotti, Meneghetti e Stoppino, che ritroviamo nel numero 457 di “Domus” 19, lo stesso che presenta ai lettori il progetto di Casa Lana. Mobili e oggetti coloratissimi, simbolo di un'epoca, ai quali Sottsass affianca con nonchalance le sedute Thonet in paglia di Vienna [Fig. 12]

Fig. 12 - Casa Lana, living con zona pranzo, © Triennale Milano, foto Gianluca Di Ioia
Fig. 12 - Casa Lana, living con zona pranzo
© Triennale Milano, foto Gianluca Di Ioia

citazione al good design senza tempo. Il colore, infatti, è protagonista di questo progetto, con una palette tipica degli anni Sessanta: tonalità accese, dove il rosso, declinato in diverse sfumature, la fa da padrone, intervallato da tocchi di blu, verde, giallo, evidenti nelle laccature dei mobili, nei tessuti, nelle opere d'arte e negli oggetti presenti nella casa.

Oggetti, opere, arredi che fanno da cornice a un concept apparentemente anti-conformista e tradiscono le passioni del padrone di casa, in particolare quella per il collezionismo d'arte. Per lui l'architetto progetta un ripiano porta quadri inserito nella boiserie della zona ingresso [Fig. 13]

Fig. 13 - Casa Lana, ripiano porta quadri,  courtesy Triennale Milano, foto Bibiana Borzì
Fig. 13 - Casa Lana, ripiano porta quadri,
courtesy Triennale Milano, foto Bibiana Borzì

che consente una fruizione dinamica delle opere, perché, come scriveva Le Corbusier «il vero collezionista tiene i quadri in ordine in uno scomparto e appende al muro i quadri che vuole guardare 20». In questo modo i lavori di Fontana, Afro Basaldella, Rodolfo Aricò, parte della collezione Lana, potevano essere di volta in volta spostati e ricollocati, appesi alle pareti o poggiati su mobili e mensole, regalando all'occhio scenari sempre diversi.

Il recente allestimento realizzato in Triennale ha dato nuova vita a questo interno rimasto immutato, circostanza assai rara e avvenimento fortunatissimo per la storia del design. Dopo la scomparsa del proprietario, infatti, la figlia Donatella decide di donare al museo milanese l'intero living della casa, consegnandolo come Sottsass lo aveva progettato. Il confronto con le fotografie dell'epoca funge da cartina tornasole: Casa Lana, «la piazzetta nella quale si gira e ci si incontra», è oggi, come allora, una sintesi magistrale della poetica dell'architetto, tesa tra spiritualità orientale e materialismo occidentale. Una lezione di architettura d'interni di cui possiamo ancora fruire, grazie al lavoro certosino compiuto dal team di esperti di Triennale 21. Un recupero complesso, che ha richiesto interventi di restauro mirati, come nel caso degli sportelli in legno di frassino, usurati dall'utilizzo quotidiano, o del rivestimento in tessuto dei divani, per i quali si è resa necessaria la collaborazione di Poltronova. Alla base del lavoro vi è stata un'importante opera di catalogazione che ha permesso la mappatura di ogni singolo componente e, durante le fasi di smontaggio e rimontaggio dell'opera, ha svelato escamotage tecniche e formali frutto di un approccio architettonico attentissimo alla resa finale: corpi illuminanti integrati nella boiserie [Fig. 14]

Fig. 14 - Casa Lana, living con zona divani, © Triennale Milano, foto Gianluca Di Ioia
Fig. 14 - Casa Lana, living con zona divani
© Triennale Milano, foto Gianluca Di Ioia

radiatori schermati, stereo a scomparsa, fino a particolari come tasselli in legno per occultare i bulloni a vista. La scatola lignea progettata da Sottsass, infatti, era stata costruita con materiali di qualità e assemblata con grande perizia artigianale, tale da nascondere gli elementi di giuntura e l'impiantistica elettrica.

Come evidenziato dalla restauratrice di Triennale Milano, Alessandra Vannini:

È importante tenere in considerazione che non avevamo un manuale di montaggio o smontaggio per il mobilio e per questo motivo ogni pezzo che veniva rimosso era una continua scoperta e sorpresa. Abbiamo pensato che la cosa migliore da fare – man mano che i pezzi venivano smontati – fosse iniziare non solo a catalogare ogni singolo componente, ma anche realizzare una sorta di vademecum per il montaggio: un rendering molto preciso che descrive esattamente la precisa posizione di ogni singolo pezzo.

La principale difficoltà del progetto stava nel fatto che tutte le parti della struttura, di ancoraggio e di assemblaggio, erano totalmente nascoste. L'impressione, quando si guarda il soggiorno, è quella di vedere un pezzo unico, ma la realtà è che tutti i dettagli tecnici, strutturali e l'impiantistica elettrica sono perfettamente camuffati. Tutti i bulloni che tengono insieme le paratie verticali e orizzontali, per esempio, sono ricoperti da tasselli in legno che fanno da tappi di chiusura. Abbiamo dovuto trovare delle soluzioni non invasive, per non rischiare di danneggiare qualcosa 22.

L'unicità di Casa Lana, infatti, risiede proprio nell'intervento di ricostruzione filologica che, diversamente da altri lavori firmati dall'architetto, è stato possibile portare avanti. Ciò ha consentito di guardare il progetto con una lente di ingrandimento speciale, facendo emergere un modus operandi dove la cura del particolare è sempre presente, dalla piccola alla grande scala. Un insegnamento da cui gli architetti hanno ancora molto da imparare.




NOTE

1 Ringraziamenti.
Un sentito ringraziamento a Triennale Milano e alla Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia, che hanno fornito assistenza durante la fase di ricerca archivistica mettendo a disposizione i loro materiali.
Sottsass 1967
.

2 La rivista presenta numerosi progetti d'interni, firmati da Sottsass, che precedono Casa Lana. Si segnalano in particolare i seguenti numeri: “Domus” n. 358, Settembre 1959; “Domus” n. 362, Gennaio 1960; “Domus” n. 369, Agosto 1960; “Domus” n. 394, Settembre 1962; “Domus” n. 425, Maggio 1964. Si veda inoltre Bosoni 2017.

3 Sottsass 1967, pp. 29-34.

4 Cfr. Ponti 2010.

5 Ponti 2010, p. 119.

6 Sottsass 1967, p. 35.

7 I percorsi sono segnalati graficamente da frecce presenti nell'assonometria di casa Lana, in Sottsass 1967, p. 28.

8 Elementi per una esposizione 1963, p. 25.

9 Sottsass 1967, p. 34.

10 L'architetto nel corso della sua carriera si è spesso dedicato alla fotografia, sin dal 1943, quando, soldato al fronte, usa l'obiettivo per documentare gli orrori della guerra. La fotografia diviene quindi un mezzo privilegiato per registrare la propria visione del mondo e costruire una sorta di autobiografia visiva, fatta di viaggi, culture lontane e naturalmente architettura. Si pensi ai celebri scatti realizzati negli anni Settanta: Disegni per i destini dell'uomo, Disegni per i diritti dell'uomo, Disegni per le necessità animali, poi raccolti sotto il titolo di Metafore. Cfr. Carboni, Radice 2002; Bonito Oliva, Radice 2010; Sottsass 2010 Finestrino; Sammicheli 2023.

11 Sottsass 1967.

12 La Fondazione Giorgio Cini Onlus, Centro ARCHiVe, Venezia, conserva parte dell'archivio personale di Ettore Sottsass, donato da Barbara Radice nel 2018. L'indagine archivistica ha permesso di rintracciare un corpus formato da 14 fotografie in bianco e nero, dedicate a Casa Lana, realizzate da Angela Valdevit e Toni Nicolini.

13 L'obiettivo a occhio di pesce riesce a rendere un particolare effetto distorto ai soggetti inquadrati, detto appunto distorsione fisheye, offrendo un'immagine curva con un angolo di campo a 180 gradi. È un obiettivo utilizzato solitamente per fotografie creative o per creare effetti speciali, poiché è possibile inquadrare un'ampia porzione di sfondo rispetto a un obiettivo standard.

14 Benjamin 2000, p. 22.

15 Si pensi alla nota campagna pubblicitaria organizzata per il lancio sul mercato di Valentine (1969), l'iconica macchina per scrivere Olivetti, disegnata da Sottsass. L'architetto cura in prima persona la comunicazione del prodotto, in qualità di grafico e pubblicitario, coinvolgendo artisti come Roberto Pieraccini e Milton Glaser, mostrando l'oggetto in luoghi e situazioni differenti, quasi fosse protagonista di un fotoromanzo. Cfr. Pacchioli 1999.

16 La collaborazione tra Sottsass e l'azienda Poltronova si protrarrà per molti anni, fino al 1974. L'architetto diventa direttore artistico del brand, ne disegna il logo e supervisiona il primo catalogo commerciale. La collezione iniziale è quasi di tipo artigianale, con una produzione su piccola scala, formata da mobili in palissandro, caratterizzati dalla purezza delle forme geometriche. La gamma si amplia nel 1964 con una serie completa di arredi in legno, composta da letti, panche, armadi, divani, che risentono dell'influenza della Secessione viennese. Nel 1971, il catalogo Poltronova si arricchisce di mobili in plastica e vetroresina, i Mobili Grigi, di cui farà parte il celebre specchio Ultrafragola. Cfr. Carboni 2017; Mietton 2021.

17 Cfr. Sottsass 1963.

18 Cfr. Ferrari 1996; Vignozzi Paszkowski 2017.

19 Cfr. Una lampada in equilibrio 1967.

20 Le Corbusier 2012, p. 94.

21 Il complesso lavoro di smontaggio e ricostruzione della zona soggiorno di Casa Lana è stato eseguito da Alessandra Vannini e Rafaela Trevisan (Laboratorio di restauro di Triennale Milano). Il progetto è stato diretto dall'architetto Luca Cipelletti che ne ha curato l'allestimento ospitato in Triennale all'interno della Sala Sottsass, in collaborazione con lo Studio Sottsass e con il supporto di Barbara Radice.

22 L'intervista completa ad Alessandra Vannini è disponibile al seguente indirizzo: https://triennale.org/magazine/restauro-casa-lana.

	
	
	

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

BELPOLITI, DE LUCCHI, VARCHETTA 2013

Ettore Sottsass. Tornano sempre le primavere, no?, a cura di Marco Belpoliti, Michele De Lucchi, Giuseppe Varchetta, Milano, Johan & Levi, 2013.

BENJAMIN 2000

Walter Benjamin, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, (prima ed. 1936), Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 2000.

BÉRARD 2023

Emmanuel Bérard, Ettore Sottsass, Milano, Johan & Levi, 2023.

BONITO OLIVA, RADICE 2010

Ettore Sottsass. Photographs, a cura di Achille Bonito Oliva, Barbara Radice, Milano, Photology, 2010.

BOSONI 2017

Giampiero Bosoni, La filosofia degli interni di Ettore Sottsass, in Ettore Sottsass. Catalogo ragionato dell'archivio 1922-1978. CSAC / Università di Parma, a cura di Francesca Zanella, Milano, Silvana Editoriale, 2017.

BOZZER, MASCELLANI, MINUZ 2007

Ettore Sottsass. Vorrei sapere perché / I wonder why (Catalogo della mostra, Trieste, 6 Dicembre 2007-2 Marzo 2008), a cura di Alessio Bozzer, Beatrice Mascellani, Marco Minuz, Milano, Mondadori-Electa, 2007.

CARBONI, RADICE 2002

Ettore Sottsass Metaphores, a cura di Milco Carboni e Barbara Radice, Milano, Skira, 2002.

CARBONI, RADICE 2002 Scritti

Ettore Sottass. Scritti 1946-2001, a cura in Milco Carboni e Barbara Radice, Vicenza, Neri Pozza Editore, 2002.

CARBONI 2017

Milco Carboni, Ettore Sottsass e l'esperienza con Poltronova 1957-1972, in Ettore Sottsass. Catalogo ragionato dell'archivio 1922-1978. CSAC / Università di Parma, a cura di Francesca Zanella, Milano, Silvana Editoriale, 2017.

CODIGNOLA 2017

Ettore Sottsass, Per qualcuno può essere lo spazio, a cura di Matteo Codignola, Milano, Adelphi, 2017.

CODIGNOLA 2019

Ettore Sottsass, Molto difficile da dire, a cura di Matteo Codignola, Milano, Adelphi, 2019.

CODIGNOLA 2021

Ettore Sottsass, Di chi sono le case vuote?, a cura di Matteo Codignola, Milano, Adelphi, 2021.

Elementi per una esposizione 1963

Elementi per una esposizione di mobili, in “Domus” n. 405, Agosto 1963, pp. 25-30.

FERRARI 1996

Ettore Sottsass. Tutta la ceramica, a cura di Fulvio Ferrari, Torino, Umberto Allemandi & C, 1996.

IRACE 2015

Fulvio Irace, Storie d'interni. L'architettura dello spazio domestico moderno, Roma, Carrocci, 2015.

LE CORBUSIER 2012

Le Corbusier, Verso una Architettura (prima ed. 1923), a cura di Pierluigi Cerri e Pierluigi Nicolin, Milano, Longanesi, 2012.

MIETTON 2021

Ivan Mietton, Sottsass-Poltronova 1958-1974, Parigi, Skira, 2021.

PACCHIOLI 1999

Rosso, rosso Valentine, a cura di Eugenio Pacchioli, Ivrea (TO), Associazione Archivio Storico Olivetti, 1999.

PONTI 2010

Gio Ponti, Amate l'architettura. L'architettura è un cristallo, (prima ed. 1957), Milano, Quodlibet, 2010.

RADICE 1993

Ettore Sottsass, a cura di Barbara Radice, Milano, Electa, 1993.

RANZO 2011

Patrizia Ranzo, Ettore Sottsass, Milano, 24 Ore Cultura, 2011.

SAMMICHELI 2023

Ettore Sottsass. Design metaphors, a cura di Marco Sammicheli, Milano, Dario Cimorelli Editore, 2023.

SOTTSASS 1963

Ettore Sottsass, Le ceramiche delle tenebre, 1963, in Ettore Sottass. Scritti 1946-2001, a cura in Milco Carboni e Barbara Radice, Vicenza, Neri Pozza Editore, 2002.

SOTTSASS 1967

Ettore Sottsass, Una stanza nella stanza, in “Domus”, n. 457, Dicembre 1967, pp. 28-35.

SOTTSASS 2010

Ettore Sottsass, Scritto di notte, Milano, Adelphi, 2010.

SOTTSASS 2010 Finestrino

Ettore Sottsass, Foto dal finestrino, Milano, Adelphi, 2010.

Una lampada in equilibrio 1967

Una Lampada in equilibrio, in “Domus”, n. 457, Dicembre 1967, p. 36.

THOMÈ 2014

Ettore Sottsass, a cura di Philippe Thomé, Milano, Phaidon-Electa, 2014.

VIGNOZZI PASZKOWSKI 2017

Marina Vignozzi Paszkowski, Sottsass e la manifattura Bitossi Ceramiche: i primi dieci anni di una lunga collaborazione, in Ettore Sottsass. Catalogo ragionato dell'archivio 1922-1978. CSAC / Università di Parma, a cura di Francesca Zanella, Milano, Silvana Editoriale, 2017.

ZANELLA 2017

Ettore Sottsass. Catalogo ragionato dell'archivio 1922-1978. CSAC / Università di Parma, a cura di Francesca Zanella, Milano, Silvana Editoriale, 2017



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