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La Grande Svolta - Anni '60 Padova, Pal. della Ragione
fino al 19 ott. 2003
Roberta Balmas
ISSN 1127-4883     BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 2 Ottobre 2003, n. 342
http://www.bta.it/txt/a0/03/bta00342.html
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Area Mostre

È la mostra che si sta svolgendo al Palazzo della Ragione di Padova (fino al 19 ottobre), un palazzo antico, ricco di storia comunale con il suo soffitto a carena, con all'interno l'alto cavallo ligneo e i suoi affreschi che fanno da cornice e non da contrasto a questa ricostruzione storico-politica-culturale-artistica di quegli anni sessanta ricchi di spunti, di aspettative nell'immediato futuro, nel desiderio di una ricostruzione post-bellica capace di sentire, di percepire un nuovo modo di vedere il mondo.

E progettare una vita nuova, diversa, capace di far dimenticare le oscurità di un passato ancora troppo recente, di ricordi fissi nella mente di quelli che si vogliono lasciare alle spalle il più presto possibile per vedere le nuove possibilità, sperimentare materiali, usarne dei nuovi, progettare città con criteri diversi dal solito, realizzare idee, approfondire, scavare, fendere, attraversare, inoltrarsi per trovare soluzioni originali in tutti i campi possibili ed immaginabili.

E così quando si entra nel Salone, dopo aver percorso una lunga scalinata, ecco tutto ti appare davanti: dal Grande rettile bianco di Pino Pascali che ti accoglie e ti accompagna nel condurre, come se ci fosse un invisibile filo sottile, il tuo sguardo su quell'imponente, vecchio cavallo ligneo che dall'altra parte, lontano, altero e possente chiude, pone un alt, una fine al tuo vagare non certo vacuo ma ricco di troppe stimolazioni percepite all'istante, in un sol colpo.

Entrando si ha quindi subito l'impressione di avere davanti una grande ricchezza di esempi, di spunti colorati che toccano i molteplici temi: dall'arte, al cinema, alla musica, al design, all'architettura, al fumetto, alla moda. Per questo, Gli Anni '60, La Grande Svolta non è una mostra come le altre e come abitualmente ci si aspetta. Il Salone diventa un palcoscenico dove avvengono ed hanno luogo delle rappresentazioni di sperimentazioni come L'ambiente Spaziale di Lucio Fontana perfettamente ricostruito e dove, accecato dallo spazio-luce, tu visitatore, inizialmente entri lentamente, attraversi lo spazio lucente e ne esci diverso con quel senso di vuoto che ti porterà poi, per contrasto cromatico e materico, alla Caverna dell'antimateria di Pinot Gallizio dove la pittura oscura ti avvolge completamente, ti fa sentire piccolo e solo: «chi sono io ? »

È con questa arte che Virginia Baradel ci conduce in un percorso che ci fa capire come le Belle Arti si trasformarono in Arti Visive e sfilano una dietro l'altra le opere protagoniste del Nouveau Réalisme, della Pop Art, della ricerca dei Gruppi come Zero, NT Brave, dell'arte concettuale, della neopittura. Qui ci sono tutti i più grandi protagonisti: Klein, Manzoni, Schifano, Rotella, Festa, Angeli, Ceroli, Baj, Marotta e tanti altri. Ognuno di loro seppure su posizioni diverse, cerca e ri-cerca, sperimenta, si chiede, propone una Sua lettura della realtà, si pone dalla parte dell'osservatore, del suo occhio, di quello che sente: « l'oggetto è comunque funzione dello spettatore e viceversa ... interessa che il fruitore sia teso a organizzare il campo visuale dell'oggetto in modo da ottenere sensazioni di instabilià ... » dal Manifesto per la Biennale di Venezia del 1964. Quindi nulla è definito, nulla è certo, tutto è in divenire ... E mentre giri in queste "isole" o grandi "obloo" (l'allestimento è di Rota) e, se hai una certa età anagrafica, ti ritornano in mente gli avvenimenti storici che hanno segnato anche personali tappe storiche come quello dello sbarco dell'uomo sulla luna, i movimenti del'68, il Vietnam, la mitica minigonna e quant'altro. Ma è soprattutto un'occasione unica per i giovani d'oggi venire a visitare la mostra, perché tanto hanno sentito parlare e dire e letto in alcuni libri di storia degli anni sessanta, ma è una storia troppo recente perché si possa ancora vedere e capire con quel distacco obiettivo, mentre qui possono farsi una loro idea, trovano in questa mostra un'occasione unica per vedere, girare, capire, comprendere come certe anticipazioni di allora adesso fanno parte del nostro quotidiano.

Verranno sicuramente colpiti dagli echi di una musica sempre presente, che ormai ha una valenza mondiale: ci sono 30 dischi mitici degli anni '60, i vinili della storia della musica rock, musica creata dai grandi gruppi e da grandi autori: dai Beatles ai Jefferson Airplane, da Bob Marley a Janis Joplin, e per l'Italia i due gruppi storici: i Giganti e i Nomadi. E come dice Luzzato Fegiz, curatore per la musica, «mi confidò una volta Paul McCartney che gli anni sessanta sono stati il massimo del divertimento della goduria irripetibili ...» dove la voglia di stare, di trovarsi, di aggregazione ebbe il suo inzio e il suo apice massimo. Si trovano anche Dylan, Baez, Beatles, Rolling Stones, è l'epoca di Woodstock, di Jesus Christ Super Star. La musica sempre e dovunque; anche lei ormai fa parte costante del quotidiano contagiando tutto e tutti.

E per il Design italiano è questa una stagione d'oro, si sbizzarrisce, crea oggetti di vario tipo e possiamo ritrovare cose di casa che ci ricordano quel nostro passato recente e che, ancora per alcuni, è segno di un presente, infatti l'effetto dei consumi di massa in tutti i campi merceologici fece e fa ancora coniugare arte del design ed industria. Alcuni esempi del design italiano stanno nei prodotti che disegnano il panorama degli oggetti domestici: Sottsass, Zanuso, Belli, Castiglioni, Magistretti, Stoppino, Castelli, Ferrieri, Cini Boeri oltre a un altro paesaggio visivo presente sulle pagine delle riviste illustrate, sui muri delle città che si riempiono di cartelloni, manifesti e segnaletiche varie.

Il dibattito architettonico è in questi anni più fervido che mai e grazie a figure come Samonà, Rossi, Gregotti, in particolare grazie alle elaborazioni teoriche della scuola veneziana (Aymonino, Polesello, Semerani, Dardi), l'architettura partecipa per dare forma razionale e funzionale al grande cambiamento in atto negli stili di vita degli italiani. La città è fonte di attrazione e nei grandi centri urbani confluiscono grandi masse agricole in cerca di lavoro. Lo sviluppo industriale richiedeva a sua volta infrastrutture: autostrade, ponti, viadotti, aeroporti. I progetti in mostra documentano i grandi lavori intrapresi in quegli anni per quartieri residenziali, centri direzionali, interventi sui centri storici in Italia e all'estero per meglio testimoniare della diversa ricezione della problematica architettonica.

Altra grande protagonista, la Moda; i giovani influenzano i beni del mercato di consumo e chiedono una moda che soddisfi le loro esigenze, più libera, più fantasiosa; la produzione si massifica e si traduce in "pronto moda" disegnato da una nuova figura professionale: lo stilista. La minigonna rappresenta la vera rivoluzione di quegli anni, nata tra il '63 e il '65 la sua paternità viene contesa tra l'inglese Mary Quant e il francese Courrèges.

Un padiglione della mostra è poi interamente dedicato alla cinematografia: entrandovi lo spettatore è subito accolto dal rombo della Ferrari e da quello della Seicento e dal ronzio degli elettrodomestici che entrano nelle case degli italiani, da brani musicali, da Celentano alla "Dolce vita", al "Sorpasso". All'interno sono citati decenni di film di produzione italiana e straniera con icone famosissime come quelle di Marlon Brando, Marcello Mastroianni, Brigitte Bardot, Sofia Loren, Vittorio Gasman.




Breve intervista a Virginia Baradel

Incontro e chiedo alla curatrice della mostra, Virginia Baradel, (gli altri sono Chiggio e Masiero) di rispondere velocemente a due o tre domande:

Come le è venuta l'idea di questa mostra ?

L'idea è venuta perchè molta parte della cultura e delle arti del presente affonda le radici negli anni Sessanta, i giovani consumano e creano linguaggi che sono stati inventati allora ed era importante affrontare queste radici.

Quanto tempo ha richiesto come tempi organizzativi ed ha trovato difficoltà ?

Abbiamo preparato la mostra in sei mesi e ci sono state moltissime difficoltà per la sede (il Salone, spazio straordinario ma non certo facile volendo creare un allestimento che dialogasse, che instaurasse una comunicazione tra universi e non fosse una mera e arbitraria occupazione di spazî), inoltre non erano ancora terminati i restauri e dunque non era ancora attrezzata, non idonea a ospitare mostre; poi difficoltà di prestito per le opere in una sede non deputata (climatizzazione, spazi per appendere le opere ecc...) ed infine la necessità di creare un allestimento che evidenziasse le specificità e le relazioni tra arte, architettura e design così come era nelle intenzioni dei curatori ...

È stato detto molto su questa mostra anche che è per i soli "addetti ai lavori" specie la sezione arti visive, Lei è d'accordo ?

Di ogni mostra di arte contemporanea viene detto che è per addetti ai lavori, non so quando finirà questa cosa (anche i Macchiaoli, gli Impressionisti se uno non si limita a un ooooooooooh di ammirazione passiva è per "addetti ai lavori"), con questa mostra volevamo proprio affrontare un discorso di conoscenza del contemporaneo orami storicizzato, appunto quello delle arti e delle forme degli anni Sessanta. Comunque ci sono state quattro visite guidate alla settimana gratuite alla sera di giovedì e di martedì...(dal 21 settembre solo di giovedì) e dall'11 di settembre ogni ) giovedì alle 18 ci sono conferenze di approfondimento.

Qual è il modo migliore, secondo lei, di far avvicinare un visitatore all'arte contemporanea ?

Come per qualsiasi altra cosa che vada affrontata con capacità di osservazione e di riflessione, spiegando da parte di chi presenta e cercando di capire da parte di chi riceve. Oggi siamo troppo abituati ad una superficialità consumistica anche nell'arte e tutto il successo dell'Ottocento è, di fatto, un fenomeno di consumo. Ripeto per capire bene e ammirare con cognizione di causa la pittura di Monet o di Fattori non ci vuole meno impegno che per Bruno Munari o Andy Warhol.



Non resta quindi che andarla a vedere il più presto possibile.
Mi chiedo poi che può sembrare strana questa coincidenza, perché proprio quest'anno sono state dedicate in tutta Italia, da Roma a Torino e qui a Padova, manifestazioni, proiezioni, happening (ognuna con un "taglio" diverso), tutte che miravano a rievocare quegli anni sessanta e ricordo quello che disse Sergio Bettini (storico dell'arte) al IV Corso di Alta Cultura alla Fondazione Cini nel '62, « ... trovo che proprio per la sua problematicità illimitata e feconda, l'avventura che sta vivendo oggi l'umanità sia forse la più interessante di tutta la sua storia».
La Grande Svolta - Gli anni '60, riaffermiamolo ancora una volta, ha segnato e prodotto radicali cambiamenti in tutti i campi e queste "rivisitazioni" non sono forse delle nostalgie perché il nostro tempo, il nostro quotidiano, il nostro terzo millennio si sta facendo sempre più massificato e massificante, claustrofobico e piatto? Dove nessuno (quasi nessuno) ormai fa più caso all' appiattimento occulto delle menti, dove ora più che mai il livellamento della cultura è al massimo. Mi verrebbe voglia di fare un appello o di esprimere un desiderio, una sorta di inno di resurrezione, per dire: "Menti ancora pensanti capaci di creare, elaborare, produrre tornate a soccorrerci al più presto!".





CURA DELLA MOSTRA

Virginia Baradel, Ennio Ludovico Chiggio, Roberto Masiero
Collaborazioni: Mario Luzzatto Fegiz (musica) Gian Piero Brunetta, Mirco Melanco (cinema).

CATALOGO

Skira edizioni

INFORMAZIONI

Servizio Mostre - Settore Attività Culturali
Via Porciglia 35 - 35121 Padova
tel 049/8204501-2  049/8204546-26
fax 049/8204545
infocultura@comune.padova.it
http://padovacultura.padovanet.it
Biglietteria Palazzo della Ragione fino al 19 ottobre 2003
tel 049/8205006

VISITE GUIDATE

Guide ASCOM
tel 049/8209741
fax 049/8209726
http://www.guidepadova.it
Assoguide Veneto
tel 049/8698601
fax 049/8698614
Servizio Mostre - Settore Attività Culturali: Prenotazioni tel.: 049/8205006

ORARI DI VISITA

9.00-19.00

BIGLIETTI

intero € 8
ridotto € 5
(dai 6 ai 18 anni, studenti, possessori di PadovaCard e Carta Giovani)
ridotto speciale € 4
(scuole, gruppi familiari, nati anni '50 e '60 mercoledì e giovedì)
gratuito per i bambini sotto i 6 anni





Manifesto della Mostra
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Manifesto della Mostra

Particolare allestimento. Progetto Italo Rota e Partners
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Particolare allestimento. Progetto Italo Rota e Partners.

Particolare allestimento. Progetto Italo Rota e Partners.
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Particolare allestimento. Progetto Italo Rota e Partners.

Fotografie cortesia Ufficio Stampa Studio Esseci.
 

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