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Mauro Rea: Icone Pop e Archeologia del Futuro  

Maria Filippone Colonna
ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 2 Luglio 2015, n. 778
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Area Artisti

Mauro Rea: un personaggio veramente singolare nel panorama degli artisti contemporanei. Non smette di destare meraviglia il modo elegante e originalissimo con cui questo mago e sciamano delle Arti figurative non ha pace finché non riesce a scavare percorsi che attraversano le sue mitiche stratificazioni della materia, fino a raggiungere le ere archeologiche del pianeta... per poi zampillare come una sorgente di montagna con novità espressive che sembrano addirittura scaturire dal futuro dell’umanità. Se in un mio articolo di qualche anno fa ho parlato dell’ “universo sognante” di Mauro Rea, oggi parlerei del suo “universo visionario” che però, pur collegando ere estremamente remote al futuro, finisce sempre per precipitare insieme alle sue galassie in un presente dove si accolgono coagulano prendono forma le angosce e le inquietudini del mondo in cui viviamo e le sue speranze più temerarie. Altra nota singolare dello stile e linguaggio di Mauro Rea: la profonda conoscenza dell’arte astratta e figurativa del recente e meno recente passato non va mai disgiunta da un tocco originale tutto suo, come se l’innocenza di un primo sguardo sul mondo non l’avesse mai abbandonato. Mauro lavora con la passione di un eterno innamorato e con l’arte e la tecnica di un orafo: le sue mani hanno il potere di scavare in profondità, ma anche la lievità e la leggerezza di chi sa addolcire l’asprezza della materia usandola come specchio delle proprie emozioni più intime, a volte sconosciute anche allo stesso artista che le vive.

Mauro Rea segue quindi un percorso originale alimentato dalla conoscenza dei maestri del passato, ma arricchito da esperienze sempre nuove e protese verso i toni apocalittici dalla vita e della cultura di cui oggi siamo tutti drammatici protagonisti come inconsapevoli vittime o consapevoli persecutori. Traspare nelle opere più sanguigne di Rea questo mondo in cui viviamo, spesso magmatico o addirittura infernale, mediato dalla personalità duttile dell’artista che sa piegarsi sulle vicende umane senza lasciarsene travolgere. E lampeggiano schegge della più intensa espressione poetica moderna e contemporanea, da Van Gogh al Cubismo di Lèger Braque e Picasso al Futurismo soprattutto di Boccioni - non senza l’eco dell’Espressionismo e tocchi di Surrealismo: io vi leggo anche echi dell’Esistenzialismo letterario di Sartre e Camus nella presenza di una disperata ricerca di senso mai soddisfatta, mai ripiegata però sulla disperazione. Quando l’artista infatti si raccoglie in se stesso e si interroga in meditazione solitaria la sua solitudine si affolla di presenze reali e virtuali che spesso si intrecciano e si fondono rinnovandone sinergicamente la personalità. Perché il rinchiudersi in se stesso di Mauro Rea non è esclusione, ma, al contrario, accoglienza dell’altro all’interno di una personalità che non si accontenta mai di abbracciare il mondo e di farlo proprio, con l’intento manifesto cambiarlo.

Consideriamo adesso alcune opere di Rea particolarmente significative per i collegamenti con la rete multisensoriale delle emozioni che da esse scaturiscano e da cui è possibile risalire - o precipitare verso le infinite emozioni - intuizioni dell’autore nei vari momenti del suo percorso che va letto, o meglio rivissuto “da dentro”, se soltanto si riesce a rincorrerlo e a farlo proprio. E’ quasi inevitabile che questa corsa a velocità impensabili lo conduca, al di là di ogni paradosso, sia verso il mondo e lontano da se stesso che verso se stesso, intento a chiudere lo scorrere delle ore dei giorni e delle stagioni nel cerchio di un tempo circolare dove il più remoto passato si congiunge con il futuro più remoto e finisce per anticiparlo nel presente sofferto dell’atto creativo: perché è a questo che dobbiamo dedicare la nostra attenzione e intuizione, al tipo di atto creativo che da cui divampa l’opera di Mauro Rea e si estende come un incendio a cui è impossibile sottrarsi.

Profondamente scossa dalle due polarità potenziali del tempo la materia lavorata dall’artista sprigiona energia sia potenziale che reale: così i mostri... elefanti draghi uccelli preistorici cieli apocalittici raggiungono i nostri incubi trasformandoli in icone del dramma contemporaneo con cui si riesce perfino a familiarizzare, a riconoscerli come parte della nostra storia in modo che non ci facciano più paura. Un giorno, in mezzo ai nostri incubi rappresentati in forma mitologica, appare una figura velata e svelata da una luce ascendente che si accende nelle braccia e nel volto che, proprio nel nasconderla, ne rivela l’identità a sua volta familiare e immersa nel mistero (fig. 1) Com’è possibile che, dalla rappresentazione di un mondo abitato da mostri fiorisca un’immagine dove la luce è felice di disegnare una presenza metafisica? Da dove nasce questa sensibilità al mistero di “altre” dimensioni che il pensiero unico imperante, minimalista e soffocato dai pregiudizi, fino ad oggi almeno ha condannato e cancellato? Gesù Cristo è stato messo alla berlina più di Maometto, l’immagine di Sua Madre Maria confinata nei cassetti delle mamme e delle nonne, dimenticata, emarginata. Eppure Mauro Rea l’ha dipinta con una gioia e un abbandono che gli fa onore mettendole intorno le icone della ferocia contemporanea che, vicino a Lei, sembrano ammansite se non miracolosamente redente.

La figura velata è quella di Maria, Donna rivoluzionaria rispetto alle convinzioni dei tempi, cioè annunciatrice di Tempi nuovi, perciò Rea la innalza come uno stendardo. Penso che quest’omaggio alla Madre di Dio vada ben oltre la circostanza che l’ha ispirato: c’è l’amore di Mauro per la donna, di cui egli dimostra di apprezzare le qualità affettive intellettuali e spirituali, in controtendenza con la società dei consumi, l’abbandono all’inconoscibile e a ciò che non si vede, la venerazione per una Madre che abbraccia tutto il genere umano con lo stesso amore che ha per il Figlio, realizzando una giustizia impossibile a questo mondo e proprio per questo rivoluzionaria.

Non mi azzardo a dire che Mauro Rea sia un “uomo di fede” (parlo di fede religiosa), ma è certamente un artista che, sia pure in modo drammatico, ha fede nell’uomo, nella natura, nel prossimo vicino e lontano a cui dedica il suo lavoro appassionato. Si può credere in Dio e amarlo senza proclamarlo ai quattro venti, in silenzio, come fa Mauro che, quando sono in ballo umanità e sofferenza (e anche la gioia!), lui c’è, non si mimetizza per esimersi dal dono di sé: e credere in Dio, secondo me, non è altro che comportarsi e vivere in questo modo.

Mauro Rea, con la “spontaneità profonda” che è una delle sue caratteristiche più significative in un uomo della sua cultura e personalità, ha reso un omaggio alla Madonnina di Milano, come molti altri artisti, l’ha fatto con il gesto migliore che gli è congeniale, cioè raffigurandola nella sua bellezza che è espressione suprema della bontà, come vuole il corrispondente termine greco: e l’ha affettuosamente circondata dei protagonisti delle sue opere. Mani generose, quelle di Rea, che sanno trasmettere tanto di sé mediando tra le persone le cose e le suggestioni degli eventi in cui si muove, troppo spesso feroce e violento ma anche talvolta tenerissimo... il gran teatro di questo mondo.

La mia amicizia per Mauro Rea e la mia ammirazione per la sua arte si è accesa sul monitor del mio personal computer quando ho varcato la soglia che divide la realtà “reale” da quella virtuale dopo aver “avvistato” alcune delle sue opere che mi narravano le vicende apocalittiche dei nostri tempi in forma di favola: sono entrata immediatamente nelle foreste d’oro cupo, attraversando territori pietrificati e scoscesi con bagliori azzurri di mare, colline popolate dai noti stravaganti personaggi mitologici in cui non era difficile riconoscersi e ritrovarsi, ma provando meraviglia, non orrore. Ho sentito subito il bisogno di entrare in quel mondo nuovo, impenetrabile e invitante nello stesso tempo: ed è cominciata così l’avventura virtuale e reale dell’amicizia con Mauro e la sua arte. Grazie a loro ho scandagliato il cuore della materia, ho sentito l’odore inconfondibile dei pigmenti dalle vivide tonalità, la rude irta superficie delle tele delle tavole o dei materiali da cui l’artista ama sconfinare continuando l’opera nei territori invisibili dove corre il vento vigoroso dell’immaginazione. Sono tornata indietro nel tempo, oltre la profondità dei secoli, raggiungendo gli albori della civiltà prima della storia... e lì, proprio lì ho incontrato i presagi di un futuro che attinge al cuore del passato nei simboli disseminati lungo i percorsi della memoria.

Esempio di un’arte altamente rappresentativa del mondo in cui viviamo le “Icone pop” esposte da Mauro Rea e introdotte da Donato Di Poce a Milano nella Libreria popolare di via Tadino dal 23 maggio al 7 giugno 2015. Nelle opere di Rea colpisce l’originale uso di una tecnica già sperimentata dai Maestri dell’ arte contemporanea, primo fra tutti Picasso: l’inserimento nell’opera stessa della materia che viene “presentata” nella sua “corporeità”, oltre che rappresentata: e parlo di “corporeità” perché il rapporto tra l’artista e la materia è così intimo da trasformare l’uno nell’altra: così i mostri si animano e Mauro Rea ironizza affettuosamente sulla loro malcelata aggressività, come si comprenda dal titolo: “Scornate’v”: date sfogo alla vostra violenza, per quanto mi riguarda io ne sono il testimone... e dovreste anche ringraziarmi perché ho riscattato la vostra miseria con la magia dell’arte!”.

C’è un tempo per ogni cosa” dicono le Sacre Scritture: nelle Icone di Mauro Rea c’è l’attimo presente con il suo background di memoria che squilla di luce metafisica attinta al mistero del tempo, ogni oggetto è sempre collocato nell’attimo della percezione da parte dello spettatore, purché sia attento alla meraviglia. Le Icone Pop inseguono le insegne del nostro tempo nelle scritte dei barattoli di strada (fig.2) ma sono, contemporaneamente, archeologia del futuro e insieme della memoria perché il cuore del futuro per Mauro è nel passato non soltanto immaginato, ma ancora ricco di storie e di inquietanti umori. C’è una sua Icona (fig. 3) in cui l’argento lavorato dei barattoli, che irrompe dalle brunite morbide ombre dei preistorici animali ormai familiari, può sembrare (non perché lo voglia essere, attenzione!) un gioiello inciso e battuto da orafi medioevali o un particolare dell’armatura d’un cavaliere del Santo Graal: non toglie nulla al fascino dell’opera che si intravvedano le scritte delle marche di birra tedesca o austriaca, anzi quelle scritte possono essere lette come segno o addirittura codice da decifrare: quel tocco Pop, non clamorosamente dichiarato ma inserito in un contesto raffinato e complesso, assume una qualità inedita, che, ripeto, assocerei al concetto di “Archeologia del futuro” conquista ed opera di un uomo profondamente radicato ma tutt’altro che prigioniero del proprio tempo. Altra opera-simbolo, il prezioso e ambiguo “Pesce - uccello” (fig.4), abitante dell’acqua e dell’aria, in cui le scaglie o penne metalliche dorate e circondate di rosso antico risaltano sopra il fondo d’un azzurro metafisico consumato dal tempo: che cosa avrà voluto dire qui l’artista? Credo che ad ognuno di noi l’opera suggerisca emozioni diverse non esprimibili in termini razionali: di fronte alle opere d’Arte infiniti significati ci sfiorano facendo vibrare le nostre corde interiori ed è inutile tradurre quello che sentiamo con espressioni che non risulterebbero adeguate ai messaggi lanciati dalla dimensione inconscia dell’artista. Qui la lettura del presente percepito non è infatti semplice descrizione, ma risultato di uno scavo effettivamente paragonabile a quello dell’Archeologo ed è circondata dall’alone magico della scoperta, o meglio della rivelazione di un mondo che, se l’Arte di Mauro Rea non fosse riuscito a svelare con le sue luci e colori, sarebbe rimasto sepolto per sempre nel mistero dei secoli.









Fig. 1
MAURO REA, Madonnina Pop, 2014
paint, cm. 30 x 40

Fig. 2
MAURO REA, Stella (Animal Pop), 2010
materiali vari su tavola, cm. 30 x 40

Fig. 3
MAURO REA, Scurnate’v, 2014
materiali vari su tavola, cm. 30 x 40

Fig. 4
MAURO REA, Uccello, uccellino, uccellaccio, 2009
materiali vari su tavola, cm. 30 x 40

Fig. 5
Mauro Rea e Donato di Poce alla presentazione della Mostra Icone Pop (Libreria Popolare, V. Tadino, 18 Milano), 2015





Foto cortesia di Mauro Rea

Contributo valutato da due referees anonimi nel rispetto delle finalità scientifiche, informative, creative e culturali storico-artistiche della rivista

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